Libri da regalare per … chi va in pensione

Regali da fare a chi va in pensione ( beato o beata ) sono tantissimi, eppure consigli su libri da regalare ad una persona che lascia il mondo del lavoro e che, presumibilmente si suppone abbia tempo, ce ne sono pochi. Forse si può supporre voglia non tanta, ma tempo sì. E allora, siccome un LIBRO è sempre il miglior regalo che si possa fare ad una persona, ecco i miei preferiti … come sapete in ordine sparso :

  1. Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar – libro di formazione della mente, quindi va benissimo ad ogni età e sopratutto per chi affronta un nuovo periodo di
    doc1vita nel quale trovare lo spazio di riflessione per evitare errori già fatti e migliorare a vita a venire. STRAORDINARIO
  2. L’equilibrista di Claudio Frasconi – Per chi ama la vita, al di qua e al di là della linea che separa il reale dal surreale, questo libro è consigliatissimo. Perché i fatti che quotidianamente accadono ci sconvolgono, ci toccano e ci sorprendono e a volte li comprendiamo dopo tanto, a volte mai. Per chi ama riflettere e per chi ama essere fuori da sè.
  3. La Corte di Giovanna I di Giuseppe Scellini – per chi ama la storia nascosta, per chi ama le donne forti, per chi ama gli intrighi di corte e quelli diplomatici, questo libro è il regalo ideale. Se io fossi un regista, ne farei un film.
  4. Tutta la luce del mondo  di Aldo Nove – straordinario viaggio in un Assisi medievale fantastica e stupefacente. La vita di San Francesco vista attraverso gli occhi di un bambino. Per chi ama le rivoluzioni che diventano evoluzioni per tutti.
  5. Piangi pure di Lidia Ravera – Lei è diventata famosa per il libro Porci con le ali ( che potrebbe essere abbinato a questo per un regalo) che descriveva le adolescenziali scoperte sessuali degli anni 70. Qui invece, e secondo me la Ravera è se possibile anche più brava, c’è la storia di una amore maturo. Consapevole e avvolgente. Da leggere  e da vivere.
  6. Le strane logiche dell’amore di Tania Paxia – Questo libro restituisce a chi lo legge una tale carica di giovane energia che va letto a qualsiasi età perché l’amore può essere anche leggerezza.

Potrei poi consigliare classici o quei libri che nessuno mai ha letto per intero, che occupano librerie intere e non permettono alla polvere di depositarsi a terra, ma preferisco di no. Meglio regalare qualcosa di nuovo o inaspettato e pensare alla persona alla quale lo si sta donando.

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Libri: Dove la storia finisce di Alessandro Piperno

Di Piperno ho letto qualsiasi cosa mi sia capitata e sempre, sempre la sua scrittura mi ha  catturato.
Penso che se  fosse americano sarebbe più famoso di Jonathan Safran Foer, qutore considerato a ragione uno dei giovani scrittori mondiali più promettenti. Con Foer, oltre ad una scrittura precisa, esatta, direttamente incuneata nelle emozioni dei protagonisti, Alessandro Piperno condivide le origini ebraiche e quello che, fino ad oggi, è stato un pucontentnto di forza, in questo romanzo si trasforma in una pecca.

Perché il romanzo è perfetto fino a quasi la fine, poi il finale è “fuori contesto” .
Anzi a dir meglio, probabilmente, il finale è una reazione ai fatti di Parigi del novembre 2015 e le radici ebree dell’autore hanno avuto il sopravvento. La paura domina la fine del libro. Ed è un peccato perché la paura non è buona amica degli scrittori, non quella che fa finire in fretta un romanzo che aveva grandi prospettive.
Quindi a parte il finale, mi sento di consigliarlo a coloro che i libri li lasciano a metà o a 3/4 di lettura.

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Libri: La corte di Giovanna I d’Angiò: intrighi e delitti di Giuseppe Scellini

L’8 marzo è la giornata giusta per parlare di questo libro.
Giovanna I d’Angiò fu incoronata regina di Napoli giovanissima, aveva 16 anni. Ebbe una vita molto movimentata misurandola con i canoni culturali della seconda metà del Trecento, ma a dirla tutta anche per quelli odierni e questo è l’aspetto del libro che più meraviglia.scellini

Tra le righe dell’accurata ricerca storica (il libro è un saggio) emerge la caparbietà di Giovanna di voler governare da sola, senza spartire il potere con tutori o mariti.

Del primo marito, impostogli per affinità dinastiche, si liberò in modo cruento. Ancor oggi non si sa se fu lei la mandante dell’omicidio del Duca Andrea avvenuto con un agguato nel castello angioino di Aversa. Anche Papa Clemente VI condannò l’omicidio che, seppur liberava lei da un marito non gradito, condannava il Regno di Napoli ad una grave crisi politica e a diverse scorrerie da parte di Luigi d’Ungheria, fratello del defunto Andrea, che non voleva perdere il regno del fratello e allo stesso tempo intendeva vendicarne la morte. Seguirono fughe all’estero della Regina e poi ritorni nel Regno con tanto di nuovo marito, cugino suo stavolta, scelto dopo averne scartato un altro.
Intanto il Regno di Napoli andava a fuoco, diviso tra due eserciti. Il Papa dovette intervenire e con un processo ad Avignone certificò definitivamente che la Regina non era responsabile dell’uccisione del primo marito. Luigi d’Ungheria accettò la sentenza e si ritirò. Seguì poi un decennio di calma, nel quale Giovanna poté regnare e cercò con l’aiuto di un fidato siniscalco di far prosperare il suo regno, ma la pace non è figlia del Trecento.
Seguirono follie (del marito), vedovanze, figli e ancora un paio di mariti. Non mancarono feste a amanti. E in tutto questo Giovanna, da sola, riuscì a trovare una via per restare caparbiamente seduta sul trono che per nascita e per diritto le spettava.

La regina Giovanna fu una delle prime donne europee a regnare per proprio diritto e per ringrazio Giuseppe Scellini per aver voluto rappresentare e far conoscere oggi una donna che, in un’epoca che non risparmiava violenze e soprusi, ha saputo reggersi al trono o in piedi con le sue sole gambe.
Consiglio la lettura a quelle donne che si fermano davanti ad ostacoli che sembrano
insormontabili, questo libro permetterà di ridimensionare la montagna che si deve scalare. La Regina Giovanna è volata sulla Luna in un’epoca nella quale si andava solo a piedi.

Al link, trovate il libro:  www.alettieditore.it/saggistica/2016/scellini.html

 

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Una lettura da fare: L’amica geniale di Elena Ferrante.

Il caso ELENA FERRANTE, che con la sua opera “L’amica geniale” ha scalato le classifiche di mezzo mondo, è un caso pressoché unico nel panorama culturale italiano.

Partiamo dall’autrice. Chi è ELENA FERRANTE?
Non lo sappiamo con certezza. Elena Ferrante pubblica il suo primo libro L’amore molesto nel 1992 con la casa editrice E/O e, in quel momento, sceglie l’anonimato. In alcune dichiarazioni successive, sempre transitate dall’editore, sostiene che per lei non era stato necessario apparire con la “faccia”, perché se il libro fosse valso qualcosa si sarebbe affermato ugualmente. E’ così è stato! Da quel primo libro è tratto l’omonimo film di Martone che è arrivato fino al Festival del Cinema di Cannes con protagonista una grandissima Anna Bonaiuti. Dopo L’amore molesto, la Ferrante non pubblica niente per 10 anni. All’anonimato si aggiunge il silenzio.

E poi nel 2002 arriva “Il giorno dell’abbandono”. Sempre con l’editore E/O. Anche da questo libro è tratto un film con protagonista Margherita Buy per la regia di Roberto Faenza, presentato al Festival del Cinema di Venezia.

Nel 2006 viene dato alle stampe La figlia oscura, un libretto piccolo e dei suoi il meno conosciuto, e arriviamo così al 2011 quando è pubblicato il 1° romanzo della serie L’amica Geniale. Seguono, a distanza di anno uno dall’altro, la pubblicazione degli altri 3 romanzi: Storia del nuovo cognome – Storia di chi fugge e di chi resta – Storia della bambina perduta.

Con la pubblicazione della tetralogia scoppia il caso Ferrante.
Chi è questa scrittrice? Perché resta anonima nonostante il successo delle sue opere? E’ un uomo? E’ una donna?
Tutte le illazioni o supposizioni valgono fino a quando IlSOLE24ORE a Ottobre 2016 svolge un’indagine, degna della DEA americana, e seguendo i soldi scopre che la stragrande maggioranza dei guadagni della casa editrice E/O vanno ad una loro storica traduttrice Anita Raja.
Le analogie della vita della Raja sono tali e tante con Elena Ferrante che non può essere che lei. Ma in realtà, alla fine, sapere chi è veramente la Ferrante non è poi molto interessante. Forse sarebbe più interessante comprendere la scelta dell’anonimato. E per fare questo è necessario leggere la Ferrante, quella dei libri.

Nei suoi primi 3 romanzi appaiono in nuce i temi che poi occuperanno lo spazio de L’amica Geniale. Temi difficili quali la voglia di sparire per sempre, l’abbandono del marito, il rapporto madre-figlia si condensano in un tutt’uno nel”L’amica geniale”  ma se ne aggiungono anche altri:L’amicizia tra due bambine. La rivalità tra donne. L’invidia, sottesa, di una verso l’altra e viceversa.L’unione delle forze utile per sopravvivere. La sopraffazione degli uomini, anzi del corpo maschile perché è quello che accade alle giovani Lila e Lenuccia, le protagoniste. La prima, Lila,  soccombe alla violenza di un matrimonio arrivato troppo presto e dal quale troverà la forza di ribellarsi. La seconda, Lenuccia, subisce violenza fisica da un uomo più grande, violenza alla quale non sa resistere e verso la quale prova orrore e piacere allo stesso tempo. E poi ancora la voglia da farcela di queste due ragazze, seppure in maniera diversa.
Lila, il genio creativo, l’intelligenza prodigio che non prosegue  gli studi oltre la 5 elementare ma che da autodidatta riesce ad affermarsi sempre in qualsiasi cosa faccia. Lila che ha la capacità di far fare agli altri ciò che lei vuole. E ci riesce sempre, senza utilizzare sotterfugi, ma con la forza del vero leader, quello che sa tirare fuori da ciascuno il meglio di sé.
A suo svantaggio c’è il fatto che sia una donna e questo nella Napoli degli anni Cinquanta si paga. E forse Lila paga questa sua indipendenza intellettuale da tutti, che la mette al di sopra di tutti, con la perdita più feroce, più crudele che può capitare nella vita ad una madre. Lila perde la propria figlia, la sua prediletta. Perde nel senso letterale del termina, perché la bimba scompare senza lasciare traccia di sé. E questa perdita, è l’unica cosa che riuscirà a sconfiggere Lila. Ma Lila sconfitta non si perde a sua volta, ma scompare. Sparisce per sua volontà, per sempre.

E poi c’è l’altra protagonista che trova invece la sua strada attraverso l’attenzione spasmodica agli studi che le permetterà, nonostante le ristrettezze economiche , di laurearsi alla Normale di Pisa ( per dovere di cronaca, la figlia della Raja ha frequentato la prestigiosa Università toscana) e di contrarre un buon matrimonio e fare buone conoscenze che l’aiuteranno a pubblicare il primo romanzo. Lenuccia o Elena fa la scrittrice nel romanzo e questa sua voglia di primeggiare, di farcela su tutti, ma soprattutto sulla sua amica geniale Lila, accompagnano tutti e quattro i romanzi e forse sono, per quanto mi riguarda, la parte più faticosa da leggere.
E poi ci sono gli altri sentimenti, buoni e cattivi, che animano la storia delle due donne. C’è la rivalità in amore, la rivalità nelle amicizie. C’è sempre uno specchiarsi l’una nell’altra che determinerà la loro vita, soprattutto quella di Lenuccia.
L’altra protagonista Lila è più selvaggia, meno sottoposta o sottomessa sia alla “legge del padre” che determina il microcosmo e il macrocosmo della nostro società e nella quale vivono le due protagoniste. Lei rappresenta la libertà. Libertà che per essere raggiunta non necessita il fuggire da qualche altra parte, come per esempio accade ad Elena che gira l’Italia in lungo e in largo, ma che per determinarsi si manifesta con una grande “cognizione di sé”. A differenza di ELENA, LILA è sempre presente a se stessa e questo ne fa sicuramente il personaggio in assoluto più amato. Almeno per me è stato così.

La storia è molto articolata, si tratta di 4 romanzi che cubano insieme 1200 pagine più o meno, quindi non vi tedio con la spiegazione dei fatti che potete trovare su qualsiasi recensione, ma vorrei provare a dare una chiave di lettura che si basi sul perché dovremmo affrontare questo sforzo di lettura.
Se fossi una donna?
Perché ci sono descritte emozioni e sentimenti che fanno parte di noi, ma che in pubblico non si declamano. E neanche in privato perché siamo così abituate a “essere dentro la parte di essere donne” che non ammettiamo neanche con noi stesse debolezze, odi e meschinità che sono degli esseri umani tutti. Chi di noi ammetterebbe che allevare dei bambini, non solo è faticoso (cosa della quale ci è permesso lamentarci ma non sottrarci), ma è incredibilmente noioso, annullante, avvilente? Che è un tempo che ci porta via le energie migliori proprio quando potremmo finalmente spenderlo meglio e soprattutto per noi stesse? Chi può ammettere il peso e la noia dell’amore fisico senza apparire una poco di buono?  Chi di noi può giustificare una donna che per noia, per asfissia, per voglia di rivalsa lascia due figlie piccole ed il marito e se ne va con un altro uomo, sposato a sua volta, in giro per la Francia? E quando torna questa donna pretende rispetto e non presenta nessun complesso di colpa?
Io sinceramente non sono ancora in grado, adesso, di poter escludere delle critiche ad una donna che fa questo. Al momento vivo ancora immersa in una società che, seppure mi da gli strumenti per poter pensare autonomamente, non mi offre lo spazio per far sì che una donna possa pensare e anteporre la sua affermazione pubblica a quella familiare. Ad oggi le donne “non criticabili” e pubblicamente affermate sono quelle che rinunciano alla famiglia.
Se fossi un uomo?
Se fossi un uomo  dovrei leggere L’Amica geniale perché dentro c’è l’altra metà del mondo e poi ci sono tante figuri maschili comprimari che vale la pena di conoscere. Non tutti sono figure edificanti, ma ce ne sono un paio, tra cui cito ENZO che diventerà il compagno di Lila e che la salverà diverse volte, andando contro tutto e tutti. Per lei, per una donna. Contro la “legge del padre”, contro la legge del rione, contro la legge delle altre donne.  Senza nascondersi, con grande responsabilità e soprattutto senza paura. Queste sono le parole con le quali Enzo porta via Lila dalla casa del marito, prendendo con sé anche il suo bambino e mettendosi contro tutti.

Lui si attardò ancora. Staccò un foglio dal quadernetto della spesa e scrisse qualcosa. Lasciò il foglio sul tavolo.
“Che hai scritto?”
“L’indirizzo di San Giovanni.”
“Perché?”
“Non stiamo giocando a nascondino.”

Penso che Enzo sia la parte migliore di tutto il romanzo. In assoluto. Ed è un romanzo di donne.

E se fossi di altro genere?
Dovrei leggere l’Amica Geniale perché è un’opera dove il mistero, il detto e non detto, la segretezza e l’ambiguità sono parte della vita di ciascuno di noi. Ognuno di noi ha una parte oscura che deve accettare così come la parte “svelata” e visibile a tutti. E sempre Lila, nel romanzo, che aiuta Alfonso a trovare, a ritrovare il vero sé stesso e con il suo sostegno offre a lui la possibilità di provare ad essere felice.

E, per concludere, ritornando all’anonimato , il VELO che la Ferrante ha deciso di calare su di sé come scrittrice, personaggio pubblico, le ha permesso di utilizzare un linguaggio inclemente, senza pudori, diretto ma non volgare, mai giustificativo ( le donne sentono sempre il dovere di giustificarsi anche quando sono nel gusto) per raccontare la vita di due donne nella Napoli degli anni Cinquanta fino ad oggi. E ci è riuscita talmente bene che il suo linguaggio è diventato specchio dove si sono riflesse donne molto diverse tra loro. A me è piaciuto tantissimo ed anche ad Hillary Clinton che è rimasta stregata dai libri di Elena Ferrante definendoli una “Lettura ipnotica”.

L’anonimato è servito perché “certe cose”, anzi le nostre vite, vite di donne oggi le dobbiamo raccontare avendo ancora il volto coperto.

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Incontro “Discorso sul femminile” 01 Dic 2016 …il caso Elena Ferrante

TIM Equity & Inclusion Week 2016 è la settimana dedicata all’ “EQUITY & INCLUSION” che ha come obiettivo principale la promozione dell’inclusione, letta nel senso più alto del termine,dare «a ciascuno gli strumenti per competere alla pari e per dare il meglio di sé».

Rachele Catanese ed io abbiamo proposto un progetto che ha comefocus la differenze di genere. Quindi un discorso sul femminile imperniato tra letteratura ed arte.
Per la letteratura, parlerò del caso ELENA FERRANTE …

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Libro: Tutta la luce del mondo di Aldo Nove

Leggere un libro di Aldo Nove è un’esperienza che ciascuno di noi dovrebbe fare almeno una volta nella vita.
La sua scrittura è surreale, caustica, faticosa ed anche cattiva, quando la cattiveria è necessaria per descrivere certe sofferenze che la vita ci impone. Questo fino a quanto scritto prima di “Tutta la luce del mondo”.
Da qui in avanti, è diventata anche meravigliosamente stupefacente, una poesia vestita da romanzo.
Che parlasse di San Francesco da Nove non me l’aspettavo. E ancora una volta mi ha stupito, divertito e fatto innamorare di questo Medioevo dove tutto è stupendo. E dietro la visione di un dodicenne di nome Piccardo, nipote di Giovanni, vero nome di Francesco, ecco che appare un fragile, umanissimo San Francesco che prima della santità ruppe e sconvolse gli equilibri della sua famiglia. Un po’ scemo, un po’ santo, un po’ pazzo. Comunque ingrato verso la sua famiglia dove più che la santità avrebbero apprezzato la continuazione della tradizione mercantile.

Auguro a tutti di tuffarsi in questo stupendo Medioevo  e di trovare in ogni parola scritta da Nove la stessa, identica frescura per l’intelletto che coloro che amano religiosamente San Francesco trovano per l’anima.
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P.S. Nota a margine ma non tanto … Se Nove fosse americano o solamente più mondano, sarebbe anche più dell’osannatissimo Jonathan Safran Foer ( osanna meritate )

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MIDDLESEX di Jeffrey Eugenides

NZOPrima di iniziare a parlare del libro, vorrei parlare dell’autore, Jeffrey Eugenides. Questo scrittore ha oggi 55 anni, è professore di scrittura creativa presso l’Università di Princeton ed ha scritto nella sua carriera di scrittore 3 romanzi:

  • Le vergini suicide del 1993, dal quale è stato tratto un celebre film di Sofia Coppola;
  • Middlesex del 2002;
  • La trama del matrimonio del 2011.

Entrambi i 3 libri possono essere considerati romanzi di formazione, romanzi attraverso i quali si dirama la via e le trasformazioni che accompagnano la vita di ciascuno di noi dall’infanzia verso la vita adulta. Dei tre, ho scelto Middlesex perché meglio rappresenta, oltre che il cammino per diventare adulti, anche il passaggio da un genere ad un altro. In questo libro, la diversità di genere, la differenza tra maschile e femminile si annulla, perché entrambi i caratteri, entrambi i generi sono assommati in un’unica persona.

L’incipit del romanzo è straordinario:

Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan.

Ma la storia di Calliope prima e di Cal dopo, non decolla subito. La prima parte della storia si concentra sul passato della famiglia Stephanides e siamo a Smirne, nel 1922. La guerra greco-turca raggiunge l’apice nell’agosto del 1922 e Smirne, oggi Izmir, città che affaccia sul Mar Egeo, viene riconquistata dai turchi e viene data alla fiamme. I greci, gli armeni e gli stranieri residenti nella città cosmopolita sono trucidati. Le vittime sono 30.000 su una popolazione di 370.000. I rifugiati che scapperanno dalla città sono 250.000 circa. Tra questi vi sono i nonni paterni di Calliope.

Lefty e Desdemona, però, non sono due fratelli come gli altri. Sono rimasti orfani da qualche tempo e vivono soli ai margini di in un paese che si chiama Bitinio. L’adolescenza e le pulsioni d’amore li colgono entrambi alla sprovvista. A proprio modo, cercano di resistere ma la situazione straordinaria di guerra nella quale si trovano e la pressoché certezza di morte li pone davanti ad una scelta fuori da ogni schema: se si imbarcheranno vivi verso gli Stati Uniti, si ameranno per sempre. Il tabù è rotto. E la città di Detroit li aspetta. Sulla nave che li porta nel nuovo mondo si danno un’identità nuova e si sposano.

Cal, uomo adulto di 40 anni, ripercorre passo passo la vita dei nonni e, in questo peccato originale che li unisce, identifica la strada che percorrerà il gene “bacato” che ha dato origine alla sua diversità.
Nel mentre, la storia di sposta sull’incontro di Cal con Julie Kikuchi, un’artista asiatica che incontra a Berlino, città dove Cal vive e lavora. Almeno fino a quando il suo lavoro per il Dipartimento di Stato (Foreign Service) non lo porterà in un’altra città, in un altro posto. Perché la vita di Cal rispecchia il suo essere. Cal è un pseudoermafrodito, una persona con entrambi i caratteri genetici sessuali, sia femminili che maschili. Questa sua particolarità lo rende diverso. La diversità lo spinge ad una continua ricerca di se stesso, in bilico tra maschile e femminile. Ma questa ricerca,  come può sembrare ad una prima lettura, non va verso la normalità o almeno verso quello che solitamente tutti consideriamo normale. Cal non aspira ad essere né femmina, né maschio. La ricerca di Cal è verso un punto di equilibrio tra i due generi che gli permetta di essere l’unica cosa che veramente è, cioè SE STESSO. Unico.

Come poi unici risultano nelle loro diversità tutti i protagonisti del libro.

Lefty e Desdemona sono fratelli che si amano da marito e moglie ed hanno due figli.

Sourmelina, nonna materna di Cal, è una donna che ama altre donne e, dopo, una vita a nascondere il suo segreto, sceglie di vivere finalmente libera. Lontana ma libera.

Julie è una donna che attrae i gay e soffre il suo corpo androgino. Cito le sue parole dirette a CAL:

Le asiatiche sono l’ultima fermata. Se un uomo si sente al bivio cerca un’asiatica, perché abbiamo un corpo che somiglia di più a quello dei maschi”.

Detroit, una delle maggiori città industrializzate degli USA, ma nella quale si accendono rivolte razziali cruente. La rivolta del 1967, nella quale la piccola Calliope, è inconsapevolmente partecipe, vede Detroit devastata con un bilancio di  43 morti, 1189 feriti e più di 2 000 edifici distrutti. Ancora oggi, la diversità razziale negli USA è un problema irrisolto.

Padre Mike, zio di Cal, roso da un umanissimo sentimento quale è l’invidia. Milton e Tessie, genitori di Calliope e primi cugini tra loro, si sposano a dispetto di tutti. Chapter Eleven, fratello di Cal, che per primo accoglie il giovane uomo con una fraterna pacca sulla spalla e, aiuta, con la sua accettazione la famiglia ad accettare il nuovo arrivato, sorto dalle ceneri di Calliope.

Tratti dal libro : La normalità:

Avevo sbagliato a giudicare Luce. Pensavo che dopo avermi conosciuto avrebbe deciso che ero normale e mi avrebbe lasciato in pace. Cominciavo ora a capire qualcosa della normalità, la normalità che non è normale. Non poteva esserlo. Se la normalità fosse stata normale, l’avrebbero lasciata tutti in pace. Si potevano mettere tutti quanti comodi e lasciare che la normalità esprimesse se stessa. Invece le persone – soprattutto i dottori – dubitavano della normalità. Non erano sicuri che la normalità fosse all’altezza della situazione e perciò erano poco inclini a incoraggiarla.

Accettazione:

Piano piano, venne a sapere i dettagli della mia condizione. La sua reazione fu più blanda di quella dei miei genitori, il che permise loro, o almeno a Tessie, di cominciare ad accettare la nuova realtà.

Di fronte all’impossibile non c’è scelta, ci si comporta come se fosse normale.

Abitudine

Vorrete sapere: come ci abituammo alla situazione? Che cosa ne fu dei nostri ricordi? Calliope è dovuta morire per far spazio a Cal? A tutte queste domande offro la stessa verità lapalissiana: ci si abitua praticamente a tutto. Dopo il mio ritorno da San Francisco cominciai a vivere da maschio e la mia famiglia scoprì che, contrariamente all’opinione diffusa, il sesso di una persona non è poi così importante.

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Quali libri porteresti con te su un’isola deserta?

 

Domanda che di tanto in tanto leggo o sento in giro. Le risposte sono coltissime e inoppugnabili. Spesso si menzionano libri e testi mai neanche sfiorati. Almeno questa è la sensazione che ho.
Oggi la domanda mi è giunta attraverso la voce telefonica di un’amica che vive all’estero.
Le ho risposto di getto, non si ho pensato su … e lei si è stupita perchè, da me, ha detto, non si aspettava una tale risposta.
Poi abbiamo riso insieme e per un po’ ci siamo perse nei paesaggi desertici dalle dune dorate, passando su spiagge cristalline lambite da acque trasoarenti per ritornare su vette innevate baciate da tramonti rossi di fuocoil tutto ovviamente con a fianco uno splendido uomo, preferibilmente medico, pirata, avventuriero, uomo d’affari, sempre e comunque richissimo come un nababbo. Accompagnato spesso da una donna bellissima, filiforme e cattiva di suo o incattivita perchè non corrisposta. Poco cambia. Il medico, pirata, avventuriero ecc.ecc. sta solo aspettando che arrivi la donna della sua vita che amerà, venererà costantemente per il resto dei suoi giorni. E se lei è un po’ imbranata, un po’ rotondetta, un po’ insicura, meglio. Così la amerà di più!cover

Insomma i libri che porterei su un’isola deserta sono: Collezione Harmony in tutte le sue declinazioni, dalla Passion al Romance, passando per History fino al Sensual.

Se fossi su un’isola deserta, potrei fare a meno di storia e letteratura, di epica e di narrativa, di saggi e speculazioni filosofiche. Potrei rinunciare a tutto ciò e continuare a vivire lo stesso.

Ma senza i brividi d’amore, seppur vissuti per interposta persona, sarebbe inutile restare vivi.

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Milano, 19 Novembre 2015 – Presentazione libro Middlesex di J. Eugenides

 

Settimana della Diversity in Telecom Italia

Milano, 19 Novembre 2015

Giovanna Brunitto e Rachele Catanese presentano l’opera Middlesex di J.Eugenides che affronta il tema della diversità di genere, anche attraverso la visualizzazione di due opere d’arte.

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101 storie zen di Nyogen Senzaki e Paul Reps

Da 101 storie zen di Nyogen Senzaki e Paul Reps

85. Tempo di morire 

Ikkyu, il maestro di Zen, era molto intelligente anche da bambino. Il suo insegnante aveva una preziosa tazza da tè, un oggetto antico e raro. Sfortunatamente Ikkyu ruppe questa tazza e ne fu molto imbarazzato. Sentendo i passi dell’insegnante, nascose i cocci della tazza dietro la schiena. Quando comparve il maestro, Ikkyu gli domandò: «Perché la gente deve morire?».

«Questo è naturale» spiegò il vecchio. «Ogni cosa deve morire e deve vivere per il tempo che le è destinato».

Ikkyu, mostrando la tazza rotta, disse: «Per la tua tazza era venuto il tempo di morire».

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