Libro: Permafrost di Eva Baltasar

Permafrost è il primo romanzo della poetessa spagnola Eva Baltasar e, sin dalle prime pagine, è subito chiaro che la sua scrittura è figlia di un’audace e sofisticata amante delle parole.
Consiglio di leggere Permafrost a chi ama le scrittrici che disegnano con poche linee un momento, una condizione. La protagonista è sospesa in quel limbo temporale tra la giovinezza e l’età adulta. Ascolta il suo corpo, sa come funziona e sa come va nutrito, quali carezze concedergli per farlo star bene. Ma questa consapevolezza non si riverbera nella sua mente dove trova spazio il disagio di non sentirsi mai bene completamente.
Il Permafrost è quel ghiaccio dal quale è schiacciata, quel muro che la separa da fuori e non le permette di entrare in contatto con gli altri. Come uno specchio, però, il permafrost le fa vedere con precisa chiarezza quello che c’è dall’altra parte. I difetti, le mancanze e le carenze sue e di chi la circonda sono raccontati limpidamente, con ironia e dissacrante umiltà.
Sconsiglio di leggere Permafrost a chi dai libri vuole una soluzione, un suggerimento, l’indicazione di una strada perchè Eva Baltasar non ne fornisce. La sua protagonista, sospesa tra una non vita e la morte, è tutto fuorché consolante, in questo suo modo e in questo suo mondo dove soluzioni non ce ne sono.
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Libro: Il treno dei bambini di Viola Ardone

Un romanzo intenso e coinvolgente con una seconda parte strepitosa.

I treni della felicità furono un’iniziativa di solidarietà nata nel 1946 da un’intuizione di Teresa Noce, battagliera dirigente comunista e partigiana milanese rientrata dal campo di Ravensbrük. Milano era una città affamata e distrutta dai bombardamenti, Teresa Noce con l’aiuto di quello che restava dell’Unione Donne,  ottenne che diversi bambini milanese venissero ospitati da famiglie campagnole,per lo più della provincia di Reggio Emilia che si fossero rese disponibili.  In questo modo, seppur lontani dagli affetti familiari, ai bambini perlomeno il cibo per l’inverno sarebbe stato garantito. L’operazione ebbe così tanto successo che l’iniziativa si estese anche ai bambini del Sud e fino a metà degli anni ’50 circa 70.000 bambini vennero ospitati, curati e mandati a scuola grazie a tante famiglie di comunisti che misero a disposizione quello che avevano per SOLIDARIETÀ. (Link per ulteriori info www.anpi.it/articoli/636/1946-i-bimbi-dei-treni-della-felicita)

Il libro di Viola Ardone ripercorre questa toria semisconosciuta e dimenticata della nostra Italia migliore e, attraverso Amerigo Speranza, un bambino di 7 anni, ci accompagna su un treno che parte da Napoli e arriva a Modena.

La voce di Amerigo, scugnizzo napoletano che ha alle spalle una guerra, bombardamenti, lutti e abbandono è delicata e spudorata allo stesso tempo.  Lo si ama subito Amerigo.  Il candore e la furbizia non lo lasciano mai, gli occorrono per sopravvivere in un vicolo di Napoli dal quale non si vede granché di quello che c’è fuori e dove anche i sogni sono inutili perché tanto anche se si avverano non è nei bassi di Napoli che ciò accade. Eppure nonostante una realtà durissima, Amerigo sa cos’è l’amore perché a modo suo la madre Antonietta lo difende e lo ama con tutta se stessa. Questo è il motivo per cui accetta l’invito dei comunisti e lo fa salire su quel treno. Amerigo arriverà a Modena e incontrerà i suoi sogni e non se ne distacchera’ più.

Non racconto altro, non è necessario. Dico solo che Amerigo adulto, la seconda parte del libro, mi ha profondamente commosso. Mirabile prova di letteratura, la seconda parte, per me sfiora la perfezione per un romanzo.

Ho solo due crucci sulla prima parte;

1. l’autrice offre un’immagine quasi “perfetta” della famiglia modenese che ospita Amerigo. Siamo nel primissimo dopoguerra e c’è troppo cibo in quella casa; in quelle campagne la guerra civile per la liberazione era stata combattuta metro per metro e aveva lasciato divisioni e ferite che certamente non rimargirarono da un giorno all’altro. L’autrice non è riuscita a cogliere il contesto politico e sociale entro i quali quella ospitalità è avvenuta. Troppa dolce la descrizione della famiglia e della società che accoglie i bambini.  Forse l’intento non era quello di una disamina della situazione della provincia emiliana nel primissimo dopoguerra, ma ignorare del tutto quel momento storico non offre una dimensione importante per comprendere cosa sia stato il fenomeno dei treni della felicità.  Anche il sommo sforzo che quelle famiglie compirono in un momento drammatico dell’Italia in nome di un ideale, di una valore condiviso da quasi tutti. Mi dispiace perché se Viola Ardone avesse fatto questo ulteriore sforzo il suo romanzo sarebbe stato perfetto.

2 – La dolcezza con la quale viene dipinta la famiglia che ospita il bambino, talvolta si riverbera anche in qualche pensiero del piccolo Amerigo.  Ed anche qui il romanzo sfugge un po’ all’autrice che per eccesso di attenzione verso il suo protagonista perde quella linearità necessaria che aiuta a non superare il limite oltre il quale la storia vira verso il barocco delle descrizioni.

 

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Libri e film: La verità negata di Deborah Lipstadt

La verità non può essere negata.

Ho conosciuto la storica Deborah Lipstadt attraverso il bellissimo film di Mick Jackson che ha mantenuto lo stesso titolo del libro. L’attrice che ha mirabilmente interpretato  la storica è Rachel Weisz e la sua interpretazione dona alla protagonista una luce di fragilità e forza che merita più di una visione.
Più di una visione perchè il tema di cui si parla è importante e profondo.
Uno storico inglese sostiene la tesi negazionista sui campi di concentramento nazisti e, siccome nei suoi scritti Deborah Lipstadt, sostiene che lui menta e le sue tesi non sono affatto storiche ma opere di fantasia quando non proprio false, lui la chiama in giudizio a Londra per diffamazione.
In maniera surreale, Lipstadt e la sua casa editrice americana devono dimostrare che i campi di concetramento sono veramente esistiti e che quindi non hanno diffamato lo storico inglese.

il libro è la storia del processo, della differenza tra la giustizia inglese e quella americana, della forza della verità dei fatti su un modo di vedere la realtà esclusivamente da un punto di vista.

In questo caso però il film è migliore del libro.
Nel film si comprendono chiaramente i tanti ingarbugliati meccanismi legali messi in atto dal collegio di avvocati inglesi della Lipstadt per mettere in risalto la fallacia dei ragionamenti dello storico negazionista. Si comprendono chiaramente le scelte di non far mai testimoniare la Lipstadt e i sopravissuti dei campi di concentramento.
Il libro si perde spesso in tematiche storiche che sviano l’attenzione dal nucleo della questione. Vale la pena leggerlo perchè sulla Shoah le parlore non saranno mai troppe, ma se vi capita e potete scegliere guardate il film.

Infine, per chi come me ricorda la battage mediatica che si scatenò alla fine degli ’90, ricordo che La verità negata è una storia vera.

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Libri: Ho ucciso Shahrazad di Joumana Haddad

Non lo so se mi è piaciuto ma mi ha fatto riflettere.

Un libro a metà tra il racconto di sé e il saggio che offre una panoramica sul mondo femminile arabo odierno molto più sfaccettato di quanto si creda in Europa.

SIn qua tutto bene, ho voluto leggerlo per questo motivo, per superare gli  inevitabili pregiudizi che avvolgono la società nella quale vivo e dai quali non riesco a sottrarmi del tutto.
E in parte mi ha aiutato a comprendere altri aspetti della vita delle donne arabe, in particolare il saggio è centrato sulla vita e sulle scelte personali e lavorative dell’autrice. Joumana Haddad ha fondato una rivista in lingua araba che parla di sesso in maniera chiara, senza sottigliezze filosofiche, senza linguaggi edulcorati, senza mezze misure,  focalizzando l’attenzione sul mondo delle donne che, nell’immaginario collettivo sia arabo che europeo, sono quanto più lontano ci sia dal sesso inteso come piacere del corpo. Ovviamente questa sua scelta le ha creato una valanga di critiche, quando non vere e proprie minacce e intimidazioni, e continuare sulla strada scelta è stato ed è un percorso faticoso e accidentato che le è costato molto. Eppure lei dice un percorso inevitabile, per lei necessario, vitale.
Su questo aspetto Haddad ha tutta la stima possibile e l’ammirazione per il coraggio dimostrato nello scavare un solco su un terreno duro e riottoso a qualsiasi scalfittura anche superficale e che altre, dopo di lei, potranno in qualche modo continuare a incavare con più semplicità.
Quello che non mi è piaciuto è il linguaggio della rabbia che Haddad utilizza.

Non è necessario essere arrabbiate per poter dire con parole precise e sicure che il mondo maschile deve integrarsi con quello femminile. DEVE perchè ormai non è più una scelta, sia in Europa sia nel complesso e variegato mondo arabo.
Non mi piace, poi, che la sua rabbia supportata da un innato coraggio e senso di ribellione ad ogni conformismo, le dia la carica per scagliarsi contro tutte le donne che accettano destini avversi.
A un certo punto avrei voluto dirle che NON tutte le donne riescono a trovare forza e coraggio necessari, aggiugno purtroppo, ma è così. Manzoni sostiene che “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” e quanto più se si è in una posizione di subalternità. La strada per raggiungere un equilibrio tra uomini e donne è lunga e, seppur sia necessario avere delle paladine che aprano nuove strade, non credo che ci sia bisogno di urlatrici arrabbiate che non accettano e contestino la condiscendenza delle altre. Le altre è necessario comprenderle, affiancarle, prenderle sottobraccio e accompagnarle ad allungare il passo per fare un balzo avanti. Le altre hanno bisogno di esempi che comprendono, sennò come fanno a tirar fuori quel briciolo di amor proprio nascosto e sepolto sotto mantagne di pregiudizi morali che infarciscono la testa delle donne da millenni?
Porsi come “demolitrice”, seppur ampiamente nel giusto, funziona se non si giudica chi la forza di demolire non ce l’ha.

Una lettura che prossimamente riprenderò sarà di un’altra autrice libanese che peraltro Hadda nomina come lettura necessaria e che affronta la questione donne da un altro punto di vista  … insomma ne riarleremo.

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Libri: La treccia di Laetitia Colombani

Questo libro mi ha catturato sin dalle prime pagine…

Probabilmente era il momento giusto per una romanzo di pura narrativa dopo tante letture di storie reali, biografiche e di saggi. Oppure probabilemente mi è piaciuto perchè è proprio un bel libro che intreccia tre storie di donne in modo mirabile e che in poche righe ti prende per mano e ti porta in India, per poi saltare a Palermo e infine approdare in Canada.

I capelli legano le storie di tre donne attraverso una treccia grande e la treccia di una bambina.

Mi sono ritrovata a fare il tifo per il viaggio di una, a sperare che l’amore potesse aiutare e sostenere un’altra e ad arrabbiarmi per l’ultima arrivata. Ma ho amato queste tre donne, così diverse, così lontane eppure così simili nella battaglia quotidiana per affermare sè stesse.

Leggetelo se vi piacciono le storie belle.
Leggetelo se vi piacciono le donne forti e indomite.
Leggetelo se amate le scrittrici che con poche parole sanno disegnare ampi panorami.

Leggetelo comunque perchè alla fine dona una bella sensazione di felicità.

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I libri del 2019

Finalmente sono riuscita a metterli in fila … Sono tanti o poco non so. Alcuni mi hanno profondamente colpito ( Febbre – Tre Piani e M,il figlio del secolo), altri meno, altri per niente.

 

Titolo Autori
1 American Snisper Chris Kyle, Jim De Felice, Scott McEwan
2 Archivio dei bambini perduti Valeria Luiselli
3 Becoming. La mia storia Michelle Obama
4 Boy erased : vite cancellate / Garrard Conley ; traduzione di Leonardo Taiuti Garrard Conley
5 Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese Filippo Cannizzo
6 C’ERA UNA VOLTA UN CLANDESTINO (Policromia) Eltjon Bida
7 Cara Napoli Lorenzo Marone
8 Colazione al Cairo Mohamed Salmawy
9 Dimmi di noi Rebecca Quasi
10 Dolcissima abitudine Alberto Schiavone
11 Febbre Jonathan Bazzi
12 Fedeltà Marco Missiroli
13 Fuoco Roselina Salemi
14 Il bambino che sognava la fine del mondo Antonio Scurati
15 Il freddo dentro Lidia Ravera
16 Il giardino delle bestie Erik Larson
17 Il mistero van Gogh Costantino D’Orazio
18 Il racconto dell’Ancella Margaret Atwood
19 Io all’improvviso Federico Toro
20 L’Arminuta Donatella Di Pietrantonio
21 L’essenziale Jacques Attali
22 L’universo delle fragranze Raffaele Lauro
23 La gente felice legge e beve caffè Agnès Martin-Lugand
24 La nostra casa è in fiamme Greta Thunberg
25 La sfuriata di Bet Christian Frascella
26 La strada dritta Francesco Pinto
27 La verità negata Deborah Lipstadt
28 La vita bugiarda degli adulti Elena Ferrante
29 Lago Gerundo tra storia e leggenda Fabio Conti
30 Liberati della brava bambina Maura Gancitano, Andrea Colamedici
31 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati
32 Metti a dieta la tua mente. Il metodo rivoluzionario per dimagrire usando il cervello Philippe Tahon
33 Morgana Michela Murgia, Chiara Tagliaferri
34 My Life President Bill Clinton
35 Nel nostro fuoco Maura Chiulli
36 Non me lo chiedete più Michela Andreozzi
37 Paura di volare Erica Jong
38 Perché essere felice quando puoi essere normale? Jeanette Winterson
39 Psicologia al tuo servizio. Migliora la tua vita psicoaggiornando il tuo sistema operativo cerebrale Alessio Rocco Ranieri
40 Qualcosa sui Lehman Stefano Massini
41 Resto umano Anna Paola Lacatena
42 Solo per vederti felice Rosario Pellecchia
43 Streghe Mona Chollet
44 Traslocando. È andata così Loredana Bertè
45 Tre piani Eshkol Nevo
46 Tutte le volte che ho pianto Catena Fiorello
47 Ventinovecento. Storie di anni Novanta e altre cose così: per ridere Rinomata Offelleria Briantea
48 Vita di Leonardo Bruno Nardini
49 Vivienne Westwood Vivienne Westwood, Ian Kelly
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Libro: La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante

Sgombriamo il campo da fraintendimenti: La vita bugiarda degli adulti NON E’ L’amica geniale. 

Detto questo, eliminando così false aspettative, io ce le avevo, posso dire che l’ultimo lavoro della Ferrante è un buon libro. I temi affrontanti sono quelli cari all’autrice o all’autore, non c’è ancora certezza sull’identità di chi scrive anche se stringendo il cerchio si arriva dalla parti di Starnone e famiglia. Si parla di un’amicizia nata tra bimbe che a loro volta sono travolte da amori incrociati dei genitori. Nelle opere di Elena Ferrante l’amore è sempre ingovernabile e trascende la volontà umana, sia maschile che femminile. Il corpo accompagna le persone e talvolta è lo specchio dei tormenti interiori. Poi c’è l’aspetto che riporta al titolo, non eccelso sinceramente, che affronta la verità e la realtà. Quello che siamo e quello che vorremmo essere; figli difficili e complessi, quando non cattivi o sprezzanti, che si trasformano in genitori che cercano di dare il buon esempio e dietro questo esempio, dietro la facciata, Giovanna scopre che sua mamma e suo papà sono altro. La pubertà e l’adolescenza saranno segnati da questa “presa di conoscenza” che sarà aiutata molto dall’incontro con zia Vittoria, misconosciuta parente, che con il suo dialetto sguaiato dei bassi napoletani aprirà la nipote a antichi segreti veicolati attraverso un braccialetto che dalla copertina vaga lungo tutta la trama del libro fino alla fine. La solita stuola di personaggi accompagna Giovanna lungo la sua crescita, taluni convincenti, altri un po’ meno.

Non l’ho divorato come la quadrilogia precedente, non sono stata sveglia di notte, credo che anche per questo ne seguiranno altri, dovrà pur crescere Giovanna?!?, e ho avuto la triste sensazione a metà lettura che questo libro sia stato scritto in fretta perché il mercato premeva.

Detto questo e avendo altissime aspettative dopo i precedenti lavori di Ferrante, la lettura de La vita bugiarda non mi ha entusiasmato.  Se lo stesso libro fosse stato di un altro autore che non aveva una tale storia precedente, con probabilità mi sarebbe piaciuto molto ma questo l’ho trovato nella media.

Consiglio però di leggerlo ugualmente perché su un un punto Ferrante è imbattibile: riesce a mettere in luce quelle zone d’ombra che ciascuna anima umana possiede. Una volta individuato quel vulnus accende con la sua penna una luce gigantesca e illumina il più piccolo anfratto, per quanto purulento e doloroso esso possa essere. La totale assenza di qualsiasi pudore è così prepotente che, leggendo le sue righe, mi assale talvolta una sensazione di vergogna, di imbarazzo. Un turbamento nel quale ciascuno si può rispecchiare e capire qualcosa in più di sé.

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Libri: C’era una volta un clandestino di Eltjon Bida

“C’era una volta un clandestino” è il libro che ha vinto il premio Books for Peace 2019 -Special Culture Award e dopo averlo letto, posso affermare che è un premio meritatissimo.

Eltjion Bida è uno dei tanti ragazzi albanesi che a metà degli anni ’90 fugge da un paese che fa fatica a riprendere le fila della democrazia dopo la caduta del sanguinoso regime comunista di Hoxha e, attraverso un viaggio in gommone, approda sulla sponda italiana dell’Adriatico.

Questo libro racconta la storia di quel ragazzo ma è qualcosa di più di un libro autobiografico. Il racconto degli incontri che fa Elty in Abruzzo e, poi, lungo la penisola da Brindisi a Milano dipingono perfettamente l’Italia di fine anni Novanta. La gente che si incontrava in treno, non c’era ancora l’alta velocità né i cellulari, ti parlava e aveva voglia di conoscerti, anche se eri straniero. Una cultura dell’accoglienza che oggi sembriamo aver smarrito. In quegli anni e da quel libro, l’Italia che emerge era ancora un paese ospitale.

Poi c’è la voce del protagonista che corre sul filo del buon umore e della speranza e che, con grande dignità, parla al cuore. Nonostante il lavoro massacrante, nonostante alcune scorrettezze subite, nonostante tutto, Elty va avanti e alla fine ce la fa.

Il clandestino lascia lo spazio all’albanese col permesso di soggiorno che a sua volta poi lascerà il posto all’uomo che oggi è diventato, che abita a Milano, sposato con un’insegnante madrelingua inglese e che vuole fare lo scrittore.

Ci riuscirà ancora Eltjion, ne sono certa, perché il libro ha necessariamente bisogno di un seguito. I tanti personaggi che lo popolano li lasciamo a metà strada e, la storia diventa talmente coinvolgente, che dobbiamo per forza sapere che fine ha fatto Sem, i fratelli clandestini che vivono con Elty e Sem nel vagone abbandonato. E Adriana dalla Germania? E Francesca?
Quindi in attesa che esca il seguito … iniziate a leggere  C’era una volta un clandestino perché fa bene all’umore e apre i cuori.

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Libri per l’estate: tutti quelli di “Reading with joy”

L’estate 2019 ha un disperato bisogno d’amore: di parole sensibili, termini buoni, espressioni dolci, sorrisi nascosti sotto vocaboli, verbi che uniscono. Abbiamo bisogno di storie che ci facciano sognare e anche capire che la vita non è un “urlo verso l’altro”, che condividere e aprirsi, superare pregiudizi e imposizioni esterne, ci permette di amare e essere amati.

Allora TUTTI i 5 romanzi fino ad ora pubblicati da “Reading With Joy” sono perfetti e CONSIGLIATISSIMI per letture al mare, in montagna, in collina, in campagna, in pianura, in città e in tutti i paesi d’Italia e esteri.

Ecco i primi 3:

FUOCO di Roselina Salemi: intensa ed elettrica storia d’amore tra un’avvocatessa e un giovane manager dal passato oscuro. La travolgente passione che li spingerà uno verso l’altro farà loro superare le barriere che avevano eretto a difesa del mondo.

MISSING di Annalucia Lomunno: una rockstar scompare misteriosamente e due donne, pazzamente innamorate di lui, sono alla ricerca della soluzione del giallo o sono coinvolte nella scomparsa? Un thriller con sfumature noir e rosso come la passione.

IO ALL’IMPROVVISO di Federico Toro: una strada imboccata per distrazione porta su un sentiero impervio e arriva anche un temporale. Il momento che sembrava il peggiore cela invece un incontro che si rivelerà magia. La dolcezza di Betta è romanticismo allo stato puro.

Per Natalja e Voglio amarti vi dirò dopo agosto …

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Libri: “Resto umano” di Anna Paola Lacatena

AVVISO ai Signori Lettori e alle Signore Lettrici: Resto umano di Anna Paola Lacatena è un libro con una storia, vera, che TUTTI dovremmo leggere.

La storia di Mike è singolare e comune allo stesso tempo. Una bambina che già dall’infanzia non si ritrova nel suo corpo di femmina e cerca, come può, di affermare una sua identità. Ma la vita è dura per tutti, figurasi per chi è già “marchiato” come diverso, come altro, già alle elementari!
Ed è qui nella fase di crescita di Mike che possiamo ritrovarci … ognuno di noi ha una strada davanti e la percorre con i mezzi che ha. Quelli di Michela sono scarsi e segnati dalla rabbia, le strade sue sono difficili e pericolose divise tra tossicodipendenza e sieropositività, eppure lei le percorre e trova un sentiero che la rimetterà in piedi.
L’amore, quello vero, e l’unione con un’altra anima ferita le darà la forza per diventare Mike e di andare avanti.
Oggi Mike aiuta gli altri e, finalmente, la bellezza vera della sua anima è venuta a galla. In un corpo di uomo o donna, alla fine conta veramente poco.

Di Anna Paola Lacatena – sociologa giornalista, dirigente del dipartimento dipendenze patologiche della Asl di Taranto – vi consiglio di leggere tutto. In particolare se oltre alla storia, vi interessa anche uno sguardo tecnico e professionale.
In “Resto umano”, la seconda parte è dedicata alla disamina della legislazione attuale sul trattamento delle tossicodipendenze.

BUONA LETTURA e BUONA VITA

p.s. Chinaski editore è da seguire qui , un editore che merita attenzione

Resto umano

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