Libro: La bruttina stagionata di Carmen Covito

La bruttina stagionata – 1992

Questo libro è uscito nel 1992 ed ha avuto un riscontro di pubblico notevole sin da subito. E’ arrivato a mie mani qualche anno dopo, grazie all’edizione economica Mondadori,nella versione che potete vedere nella foto.
Credevo parlasse della solita donna non particolarmente bella che un po’ si piange addosso, un po’ cerca di trovare marito, un po’ veleggia per l’indipendenza e invece ad attendermi trovai sulla soglia delle prime pagine Marilina e tutto cambiò.
L’ho amato alla fine degli anni Novanta, era una vera liberazione poter leggere di una quarantenne a suo modo risolta che, senza stare troppo a rimuginare sul suo aspetto, vive e porta avanti le sue passioni. Non se ne loda, nè si lamenta. Con una sana autoironia che spesso è il vero gemello della felicità va avanti e sulla sua strada trova o cerca uomini di varie gradazioni ( sociali, culturali, economiche e chi più ne ha, più ne metta).
Non pensa mai di sposarsi, cosa non scontata per il 1992, ma come può se la gode. Insieme a Marilina, in questa Milano da bere, quasi già tutta scolata perchè sta per arrivare Mani Pulite, possiamo conoscere un modo diverso di essere e alla fine anche molto piacevole perchè una persona che ci corrisponde, prima o poi, la si trova anche quando non la si cerca. Anche contro qualsiasi previsione in un mondo dove le bruttine stagionate sono pure invisibilità.

2020 – Altro anno significativo e rileggo il libro, scelto nel M Arte Sana Book Club e la Marilina che mi aveva illuminato vent’anni fa mi ha rischiarato ancora la mente.
Se guardiamo alla libertà di espressione, a quanto una donna possa dire liberamente di sè, quanto possa esprimere di quello che prova e di quello che vuole, fosse anche farsi esclusivamente una bella scopata con uno che conosce poco e che nemmeno si ha voglia poi tanto di approfondire,  è ancora oggi un tabù.
Ho letto centinaia di libri dopo la prima lettura della “Bruttina stagionata” e non ho trovato da altre parti, in altre righe una tale disponibilità e chiarezza di intenti, una tale spudoratezza.
Attenzione non sto parlando delle varie “sfumature di grigio” che sono un passatempo, parlo proprio della libertà di ciascuna di noi, bruttine stagionate odierne, di chiamare i nostri desideri con il loro giusto nome. Senza vergogna, senza pudori, veri o falsi, senza che qualche arcaico e viscerale senso di colpa ci faccia sentire poco perbene, senza che qualcuno ( maschi) ci incolpino di essere donne poco rette, per dirla all’antica.
La morale di Marilina è ancora oggi, per me, splendidamente condivisibile e confesso che vorrei vederla ancora all’opera tra cellulari, ipad e videocamere. Abbiamo ancora tanto bisogno di qualcuno che ci indichi la via per essere libere. Abbiamo ancora tanta strada da fare per essere libere.
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Libri : La vita immortale di Henrietta Lacks di Rebecca Skloot

Le cellule HeLa (chiamate anche Hela o hela) sono cellule tumorali immortalizzate altamente stabilizzate, molto utilizzate nella ricerca scientifica. Questa linea cellulare è stata isolata da un cancro della cervice uterina di Henrietta Lacks (dal cui nome deriva quello delle cellule), che morì di questo cancro nel 1951 (da Wikipedia).

Se questo incipit vi ha colpito, allora proseguite perchè quello che leggerete nel libro di Rebecca Skloot è molto più sorprerdente di quanto si possa immaginare.
Insieme alla lettura del libro, vi consiglio con forza la visione del film che ne è stato tratto, la cui protagonista è una strepitosa Oprah Winfrey. La realtà della storia di Henrietta e delle sue cellule è straordinaria.

La ricerca scientifica attuale deve moltissimo alle cellule HeLa, quindi tutti noi dobbiamo essere grati perchè se alcune malattie che oggi sono sotto controllo (HIV, varie forme di cancro) o addirittura divelte (polio) lo dobbiamo alle scoperte effettuate con l’utilizzo di questa linea cellulare unica al mondo e praticamente “IMMORTALE”.

Ma non dobbiamo dimenticare, mai, che dietro alle cellule c’è la vita di una giovane donna di colore morta a trent’anni di cancro nel 1951. La vita dei figli di Henrietta che vivono a Baltimora (Maryland-USA) è sconvolta dalla scoperta che le cellule della propria madre sono le più utilizzate dalla scienza medica per le ricerche più svariate. La storia si complica, perchè nella vicenda si parla di etica; emerge la necessità del consenso informato; la neutralità commerciale della sperimentazione scientifica; la differenza razziale, il razzismo e la povertà. Abusi e violenze, considerati fino a poco tempo fa normali, non sono elementi di poco conto in questa storia. Anche la pazzia e come negli anni ’50 venivano trattai i malati mentali, peggio se di colore e praticamente senza famiglia, entrano di prepotenza nel libro e nel film.
La storia di Deborah, la figlia di Henrietta, e dei suoi fratelli mi ha acocmpagnato per diversi giorni e mi ha commosso profondamente. La fede, anche quella contro ogni evidenza, quasi animista, che agita i cuori di queste persone, mi ha stupito. Accompagnare Deborah nelle sue scoperte, così come ha fatto l’autrice Rebecca Skloot, è stato un bel viaggio nonostante mi sia costato fatica.
Il film è stato anche più difficile del libro …
Ma ci sono viaggi che bisogna fare, viaggi che mettono insieme scienza e anima sono necessari per ritrovare l’umanità di ciascuno di noi.

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Libro: IL BAMBINO E’ IL MAESTRO (Rizzoli) di Cristina De Stefano

 

 IL BAMBINO E’ IL MAESTRO

Ho incontrato questo libro, qualche settimana fa, leggendo la recensione di Paolo Di Stefano su LaLettura. Non conoscevo l’autrice e mi è sembrata una buona occasione per leggerla e allo stesso tempo per conoscere anche Maria Montessori, la protagonista di questa biografia, della quale in effetti sapevo poco, molto poco.

Le biografie sono le letture che mi accompagnano quando sono in crisi di idee, quando sono davanti a degli ostacoli che mi paiono insuperabili oppure quando mi sembra che tutto il mondo mi remi contro. Di solito, per risvegliarmi dal torpore, leggo la vita di qualcuno che ha fatto cose eccezionali, se è una donna è meglio. Mi rilassa e mi rincuora sapere che anche persone di spessore hanno avuto problemi, incidenti di percorso, fraintendimenti quando non veri e propri ostracismi alle imprese che portavano avanti. Allora mi sono immersa nella lettura in questo momento di Fase 2 o 3 post picco pandemia e, ancora una volta, non sono stata delusa.

Maria Montessori, così come emerge dal libro della De Stefano, è una donna complessa con una visione che l’ha accompagna per tutta la vita che però le costerà un prezzo carissimo in termini privati. Una donna che per realizzare la sua visione non esita a chiedere a chiunque le possa dare una mano economica; che scrive e dialoga con Mussolini e con esponenti dei governi europei delle più diverse estrazioni politiche, senza remore e senza pregiudizi politici; che passa attraverso due guerre mondiali e persegue le sue idee fino all’ultimo istante di vita. Un genio, anzi meglio, una donna talentuosa con una visione di futuro che somiglia molto ad una missione e che pone al centro del futuro degli uomini il bambino. E come tutti i geni, è anche una persona complicata, collerica e in certi momenti poco trattabile, spesso impaurita dagli altri proprio quando le sue idee si stanno per trasformare in qualcosa che va oltre lei. Forse questo il suo limite più grande, il non aver saputo vedere che anche altre persone avrebbero potuto rendere grandi le sue idee. Ma bisogna sempre collocare bene le persone nel tempo di vita nel quale si sono trovate ad operare e Maria Montessori in questo non fa eccezioni. E’ una donna che aveva bisogno di soldi per essere indipendente e non voleva farlo attraverso i soldi di un marito che non ha mai voluto. Un figlio sì, però. Ma non scrivo di più perchè mi piacerebbe che leggendo il libro ciascuno si possa fare un’idea propria su questo argomento. Io sono del parere che si sceglie quando si ha una scelta, Maria Montessori non ne aveva di scelte e ha cercato di fare del suo meglio per essere madre.

Sulle sue teorie che oggi sono abbondantemente riconosciute come base della pedagogia e che in diversi frangenti hanno anticipato di decenni studi che adesso la scienza inizia ad approcciare, credo che dobbiamo solo riconoscere la grande intelligenza e forza della Montessori.

Cito solo questa sua frase che fa parte di un suo discorso e che trovo illuminante proprio oggi alla luce dei tempi che viviamo:

Bisogna essere attenti contro l’eccesso di stimoli per i bambini, perché troppo materiale ( ndr troppi giochi, troppo da fare) può confondere…

E chiudo con una sua frase che ha fatto epoca. Alla domanda fattale su dove si sentisse a casa, a seguito dei suoi tanti viaggi e spostamenti, lei risponde:

Il mio Paese è una stella che ruota intorno al sole e si chiama Terra.

Buona lettura a tutti. Amerete questo libro e amerete Maria Montessori, come pure la grazia con la quale l’autrice ha disegnato la vita della più grande educatrice e insegnante del Novecento.

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Libro: NOI (Bompiani) di Paolo Di Stefano

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NOI
è il nuovo romanzo di Paolo Di Stefano edito da Bompiani e approdato in libreria a maggio.

 

Paolo Di Stefano scrive in maniera straordinaria e con raro spessore nel perfetto utilizzo della lingua italiana. Solo per questo già val la pena leggerlo. Ma in NOI c’è molto di più di un libro ben scritto. NOI è la storia della famiglia dell’autore e attraversa tre generazioni di uomini. Forse potremmo partire da questo, una storia di famiglia quasi tutta declinata al maschile. Una scelta che mi ha incuriosito molto, non ricorrente nella narrativa corrente, percorsa più spesso da storie di famiglie al femminile. Partiamo dal nonno Giovanni, un uomo figlio del suo tempo, di quegli anni duri e difficili che hanno caratterizzato il dopoguerra in Sicilia e in tutta Italia.

  • Citazione: In paese lo chiamavano don Giovanni il femminaro, e ancora adesso, se chiedete di lui in zona Stazione, gli anziani e non soltanto gli anziani lo ricordano come il femminaro, mussiando e cioè impostando un sorrisetto malizioso al solo pensiero delle sue imprese madornali e scandalose.

Il nonno è il patriarca al quale tutto è dovuto, feroce difensore di una sicilianità arcaica e sensuale che non si ferma neanche davanti all’età avanzata.

Sempre per rimanere sulle figure maschili, l’altra centrale del libro è quella di Vannuzzo, figlio di Giovanni. Persona dal carattere contrastante e irrisolto. Conosciamo Vannuzzo ragazzo alla ricerca di una sua strada e Vannuzzo padre rigoroso, moralista e dal carattere iracondo.

  • Citazione: Quando sentiva parlare di valori, di rispetto e di morale, nostro padre era a casa sua, non certo in quella di via Torino 1, ma nella casa interiore del suo risentimento contro un padre debosciato: sin da giovane era entrato nel tunnel del senso del rigore, del dovere e della correttezza inflessibile nutrito come ribellione all’autorità paterna …

Mi sono fermata a riflettere su Vannuzzo, sui suoi scatti d’ira, spesso immotivati o perlomeno incomprensibili, e con molta sofferenza confesso che ho rivisto in lui mio nonno paterno. Personaggio difficile da approcciare, spesso in famiglia cattivo e insensato negli scoppi d’ira, così come all’esterno gioviale e addirittura simpatico con gli estranei. Un controsenso se visto con gli occhi di oggi, eppure così è stato. E come lui, come Vannuzzo, tanti di noi ritroveranno padri, zii, nonni che appena un paio di generazioni fa erano “uomini tutti di un pezzo”, talmente rigidi che spesso dimentichi di sé stessi e di quella briciola d’amore che, molte volte, appiana tante spigolosità. Per fortuna poi si invecchia e con la vecchiaia spesso arriva l’indulgenza.

Protagonista del libro è anche e soprattutto la Sicilia. Una Sicilia inondata di luce ma anche piena di ombre, nobile e rurale allo stesso tempo, come quella che ritroviamo descritta nella grande letteratura italiana.

Ed infine il libro focalizza anche le emigrazioni dalle regioni del Sud Italia verso Milano e verso la Svizzera degli anni ‘50 e ’60. I viaggi di Vannuzzo diventano racconto collettivo per tutti gli italiani che in quegli anni percorsero la nostra penisola verso i vari nord. Oggi è un tema ancora attuale in Italia anche se al contrario, siamo diventati il paese meta di migrazione da altri paesi, in particolare da quelli africani.

L’ultima parte del libro e quella più intimista e commovente. La storia della famiglia si trasforma ed entriamo nelle mura di casa. La voce di Claudio, il fratello bambino dell’autore morto prematuramente di leucemia, diventa più forte e anche noi lettori la possiamo sentire il suo soffiarci sul collo. Questo dialogo con lui che dura tutta una vita è stato forse il modo dell’autore per non abbandonare questo bambino morto così presto.

Si sente il dolore di Paolo bambino, il terrore per la morte del fratellino, le colpe inesistenti che si è attribuito. Avrei voluto chiedere come si può superare un dolore così grande? Poi mi sono fermata perché ho trovato la risposta in una delle ultime immagini del libro.

  • Citazione: Non appena comincia a scendere il sole, con la luce ancora piena e però già radente, indosso le scarpe da ginnastica: “Andiamo.” E mi allontano con Maria. “Ecco, vedi, questo vuol dire essere felici senza saperlo.” “Ma noi siamo felici e lo sappiamo, ”dice.“ Lo sapremo meglio tra qualche mese che oggi eravamo felici.”

Leggete NOI di Paolo Di Stefano perché ne vale la pena.

Per chi ha voglia, qui il nostro incontro in diretta con Paolo:

https://www.youtube.com/watch?v=hjw_OYBbZlg

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24 Giugno 2020 – Incontro con Paolo Di Stefano per parlare di NOI (Bompiani)

 

 

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Libro: Le nuove Eroidi di aa.vv.

CaptureQuanto può essere diversa la prospettiva dei fatti vista attraverso gli occhi di un donna?

La risposta a questa domanda è in questo libro.
Ovidio, circa 20 secoli fa, scrisse un’opera che conteneva delle epistole scritte in versi che ripercorrevano le grandi eroine delle tragedie greche. Le vicende mitiche sono archetipe e ancora oggi sono di grande impatto per comprendere le oscurità del’animo umano, di quello femminile in particolare.

Il libro ripropone in chiave moderna le storie delle Eroidi attraverso le voci di 8 autrici italiane nate negli anni Settanta e che rappresentano il meglio della scrittura italiana al femminile.

Consiglio la lettura di tutti i racconti, ma ho amato particolarmente queste:

  •  Antonella Lattanzi ci fa assistere al processo in cui è coinvolta Fedra,
  • Teresa Ciabatti fa rivivere una nuova Medea in Maremma,
  • Michela Murgia, infine, dà voce a Elena, perché “quando bellezza e guerra diventano sinonimi, non c’è più differenza tra ammirare e prendere di mira”.

 

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Libro: Difetti di famiglia di Jole Zanetti

Il freddo trasmesso da queste pagine penetra nella pelle.

Ho letto il libro in un solo giorno, complice la serrata emergenziale che ci tiene in casa ma anche la scrittura feroce e precisa della Zanetti.
Ho letto diverse recensioni e tutte mi hanno colpito perchè accentuano la parte incentrata sulla vita di una donna che si trova invischiata in un matrimonio ostile che non le permette nessuna espressione personale.
Eppure per me il libro è molto di più di una crisi personale. Il libro tratteggia come delle azioni si riverberano sulla vita di tante persone e certi egoismi hanno eco pazzesco, in particolare sulle persone più deboli.
La famiglia, anzi le famiglie, perchè sono più d’una le storie che si intrecciano, sono tutte disfunzionali, tutte attraversate da dolori, incomprensioni e miserie. C’è tanto e tutto molto crudo, diretto, cesellato.

Bellissimo, doloroso e vendicativo, da leggere.

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Libri: La treccia di Laetitia Colombani

Questo libro mi ha catturato sin dalle prime pagine…

Probabilmente era il momento giusto per una romanzo di pura narrativa dopo tante letture di storie reali, biografiche e di saggi. Oppure probabilemente mi è piaciuto perchè è proprio un bel libro che intreccia tre storie di donne in modo mirabile e che in poche righe ti prende per mano e ti porta in India, per poi saltare a Palermo e infine approdare in Canada.

I capelli legano le storie di tre donne attraverso una treccia grande e la treccia di una bambina.

Mi sono ritrovata a fare il tifo per il viaggio di una, a sperare che l’amore potesse aiutare e sostenere un’altra e ad arrabbiarmi per l’ultima arrivata. Ma ho amato queste tre donne, così diverse, così lontane eppure così simili nella battaglia quotidiana per affermare sè stesse.

Leggetelo se vi piacciono le storie belle.
Leggetelo se vi piacciono le donne forti e indomite.
Leggetelo se amate le scrittrici che con poche parole sanno disegnare ampi panorami.

Leggetelo comunque perchè alla fine dona una bella sensazione di felicità.

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