Infinito ( Febbraio 2018 )

E’ un momento breve
eppure perfetto
per questo è infinito
in poco tempo c’è tutto
tranne la fine
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Limbo ( Marzo 2018 )

Siamo nel limbo
maledetto e fantastico
dove tutto può accadere
eppure ancora nulla è concreto
tutto o niente
in mezzo uno sguardo
Un filo così leggero che si spezza senza essere toccato
Poi un altro sguardo e il filo si rafforza
Usciremo da questo angolo
Allacceremo giorni
Ci toccheremo mai
L’attesa mi uccide e mi fa rinascere
Continuamente
I pensieri girano in tondo e si legano al tuo
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Nascere femmina

Che fregatura nascere femmina.
Che fatica, quanto dolore.
E non dite che le femmine hanno un talento unico,
possono dare vita.
Ma va… È vero a metà.
Ed è  la metà più drammatica.
E si ritorna alla fatica.
Che fregatura nascere femmina.
Non un’ora da sveglie senza fare qualcosa per qualcuno altro.
Per altre femmine,anche, certo, ma soprattutto per i maschi.
Il nostro destino gira lì, intorno ai maschi.
Loro scelgono, noi prendiamo atto.
Loro dispongono, noi eseguiamo.
Loro combattono, noi pure se ce lo chiedono.
Perché ai maschi si dice di sì anche quando diciamo no.
È la nostra natura, ci raccontano, quando siamo assalite da dubbi.
Ecco abbiamo di nuovo abbassato il capo
e non ce ne siamo neanche accorte.
Che fregatura nascere femmina.
E per quelle di noi che ci provano,
per quelle che cercano di uscire da questa iattura
la condanna è più pesante, di più.
Non è ancora il tempo e si paga dazio a nascere prematuri.
Talune dipingono sagome maschili sulle forme
eppure le curve all’improvviso emergono
e smascherano l’inganno.
Che fregatura nascere femmina
Una condanna prenatale dalla quale non ci libera neanche in morte.
Alle femmine non spettano memorie di imprese o di arti
né tombe facilmente raggiungibili con gli occhi.
Una iattura nascere femmina
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Sonno vuoto

Un sonno privo di sogni
vuoto di riposo, spento
occhi chiusi per non aver memoria.
Un sonno utile per unire ore di attesa.

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Vestiario di Wisława Szymborska

Vestiario

Ti togli, ci togliamo, vi togliete cappotti, giacche, gilè, camicette di lana, di cotone, di terital, gonne, calzoni, calze, biancheria, posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi; per adesso, dice il medico, nulla di serio, si rivesta, riposi, faccia un viaggio, prenda nel caso, dopo pranzo, la sera, torni fra tre mesi, sei, un anno, vedi, e tu pensavi, e noi temevamo, e voi supponevate, e lui sospettava; è già ora di allacciare con mani ancora tremanti stringhe, automatici, cerniere, fibbie, cinture, bottoni, cravatte, colletti e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori – sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi – la sciarpa riutilizzabile per protratta scadenza.wis

 

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Era il tempo in cui tu c’eri.

 

Era tutto un tornare indietro
quando appariva possibile anche il sogno più ambizioso.
Era anche andare avanti
e superare le difficoltà semplicemente dimenticandosene.
Era magico e semplice
ed era pieno.
Era il tempo in cui tu c’eri.

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Stanca di te

 

Lo so, lo so. Ti sento che stai brigando.

E ti vedo e tu lo sai, ma non ti importa.

Non ti interessa che io sappia,  vai per la tua strada.

E ci provi, ci riprovi, insisti senza incalzare. Tu sai come fare, anche questo so.

E ci riuscirai. E io qui a guardare.

Certo potrei distogliere lo sguardo e fissare altro

 

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Quelle notti

 

Le amo quelle notti.
Quelle notti senza sonno e senza stanchezza
quelle notti dove stare svegli sembra normale
quelle notti che riportano a galla i segreti.

Le amo quelle notti.
Quelle notti senza spiegazioni
quelle notti dove con gli occhi socchiusi senti gli odori
quelle notti che ti annullano il tempo e la distanza.

Le amo quelle notti.
In quelle notti tu sei sempre con me.

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Presto fu tardi nella mia vita

 

E come d’inverno
quando il buio arriva presto
nel pomeriggio
e la giornata è ancora lunga da finire.
Ma fuori è già notte.
Allora bisogna viverla senza luce
o accontentarsi di bagliori artificiali.
E il rimorso per quelle giornate inondate di sole,
calde e lucenti,
che taluni volte sembrano non voler finire mai,
mi prende e mi abbatte.
Aveva ragione Marguerite,
presto si è fatto tardi;
davvero troppo presto per me
senza di te.

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