Progetto Invisibili 2021 – Libro: La lettrice di Čechov di Giulia Corsalini

Progetto Invisibili 2021 –

La lettrice di Čechov di Giulia Corsalini

La voce narrante di questo libro è quella di una badante ucraina di una quarantina d’anni che lascia una figlia e un marito malato per lavorare a Macerata dove accudisce un’anziana sola. Il conflitto che vive per essere un po’ di qua e un po’ di là è un discorso intimo che non diventa mai rabbia, è consapevolezza di un limite: quello dell’età, quello delle possibilità d’amore, quello della classe sociale, quello della capacità di insegnare, quello di non riuscire più a parlare con la propia figlia.
Non dico molto altro, non sarei capace di ripetere con la stessa delicatezza e lo stesso garbo utilizzato da Giulia Corsalini qualcosa in più su Nina, la protagonista.
Ho trovato questo libro spledidamente intimista, a tratti mi sono persino sentita in imbarazzo per quanto l’autrice sia riuscita a ridare l’immagine dei pensieri di Nina con una limpidezza cristallina.

Ho amato questo libro e il quasi colpo di scena finale è emozionante.

Non c’è un bacio, nè una scena qualsiasi che lontanamente assomigli a qualcosa di erotico, eppure non leggevo righe così profonde, segrete, inconfessabili da molto tempo. Un libro intenso che consiglio a chiunque voglia vedere aspetti della vita di persone che vivono molto vicino a noi e che nella maggior parte delle volte sono fuori dalla portata dei nostri occhi.
NIna è l’invisibile per eccellenza e merita di essere la prima protagonista del Progetto 2021.
Grazie alla libraia di Libreria Virginia e co. di Monza che mi ha consgiliato questa bellissimo libro.

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Le invisibili e gli invisibili – Progetto 2021

Le invisibili e gli invisibili

Un po’ in ritardo quest’anno, ma finalmente ho trovato il file rouge che mi accompagnerà nelle letture del 2021.

Chi sono le e gli INVISIBILI?

Sono tutte quelle persone che per vari motivi escono fuori dagli interessi letterari prevalenti. Che poi detta così sembra un vezzo culturale … in realtà il mio intento è trovare libri che parlino di donne e uomini che sono poco interessanti ad un primo sguardo e che, invece, osservati da vicino,  nascondono mondi e cieli tutti da scoprire. Perchè sono poco interessanti dalla maggioranza delle scrittrici e degli scrittori non saprei dire, ma sono sicura che come sempre i libri che arrivano al grande pubblico, che vengono pubblicizzati e spinti dalle case editrici, in fondo non sono che una minima parte e, molto spesso, non sono i migliori testi a disposizione. Quindi cercherò autrici e autori che parlano di:

  • donne in menopausa ( a 50 anni le donne smettono di essere donne e scompaiono dai libri come protagoniste )
  • badanti, camerieri, portieri, muratori, operaie … ( in genere avere un protagonista medico o manager è più facile, ma accidenti qualcuno deve pur parlare delle persone che hanno un lavoro comune! Si innamorano anche le operaie e i meccanici.)
  • i pazzi, i malati, gli anziani e tutti coloro che a vario titolo sono invisibili.
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Dov’è sempre CASA – Storia di Laura De Carlo e degli AMICI di Hauycan – Confidenze nr. 3 – Gennaio 2021

1 - Storia di Laura De Carlo - Confidenze nr. 3

Ci sono parole che in alcune lingue hanno un senso ed in altre cambiano significato. La parola “compassione” è una di queste. Nelle lingue latine, quindi anche in italiano, viene associata alla pietà, alla pena che si prova per gli altri, mentre in tedesco o in polacco il termine viene utilizzato per definire la partecipazione ai sentimenti degli altri, siano essi di dolore, di gioia o di felicità. L’autore Milan Kundera nel suo libro più conosciuto descriveva la compassione come la telepatia delle emozioni. Ecco, io non so se è proprio quello che mi è capitato nella vita, ma ho avuto la gioia e il fardello allo stesso tempo di sperimentare la “con-passione”, di sentire la gioia e i dolori delle altre persone. Persone lontanissime fisicamente da me, eppure percepite vicine come se vivessero d’altra parte del pianerottolo. Adesso, vi racconto. Mi chiamo Laura e vivo a Roma. Circa venticinque anni fa, per quelle strane analogie che talvolta arrivano nella vita, ho conosciuto Huaycan. È iniziato tutto per caso. Alessandra, un’amica di un’amica che era in viaggio in Perù, aveva dato la disponibilità a fare una consegna ad un prete in una sperduta periferia della capitale. Arrivata a Huaycan, la situazione di quel lembo di montagna, arso dal sole, senza nessuna fonte d’acqua e nel completo abbandono da parte di tutta la società, l’ha così colpita che non ha proseguito il suo viaggio e vi si è fermata per un anno. La situazione politica e sociale del Perù negli anni Novanta era critica; il paese era in balia di continui attacchi terroristici che laceravano il paese e creavano caos e terrore nella popolazione. Ad Huaycan continuavano ad arrivare intere famiglie di contadini scappate dalle campagne e dalle montagne per sfuggire alla guerriglia scatenata dal gruppo paramilitare di Sendero Luminoso. La capitale in quegli anni non era in grado di accogliere tutti i profughi e man a mano che le persone si avvicinavano a Lima, cercavano di stabilirsi dove meglio potevano. Huaycan è nata così. L’ammasso di contadini che arrivavano da diverse zone del paese, che spesso non parlavano lo stesso dialetto e non erano in grado di comprendersi, l’assoluta mancanza di qualsiasi mezzo di sostentamento e di prospettiva futura, l’inospitalità del luogo hanno fatto sì che il disagio e il degrado sociale diventasse quotidiano. Nell’anno in cui la nostra amica è rimasta lì, ha costruito nel terreno di una parrocchia un piccolo centro di accoglienza dove sono state accolte alcune mamme single e il loro bambini. La società contadina peruviana è molto maschilista e, ancor oggi, seppur in maniera meno forte rispetto a trent’anni fa, le donne quando raggiungono una “certa” età vengono abbandonate dai mariti e “sostituite” con altre più giovani. Anche i bambini sono tenuti in scarsa considerazione, in quanto non producono reddito e risultano di peso alle famiglie che devono mantenerli. Come sostenere questa piccola realtà? Alessandra ha chiesto aiuto ai suoi contatti in Italia e ci siamo attivati. In quel periodo eravamo un gruppo di amici, con tempo a disposizione e tanta voglia di fare qualcosa di buono. Attraverso un tam-tam, abbiamo mosso tutti i canali a nostra diposizione. Abbiamo fatto e venduto marmellate, promosso spettacoli teatrali e collette, organizzato tornei di tennis e raccolte fondi. Tutto quanto ci è venuto in mente, l’abbiamo fatto e i risultati sono arrivati. Il centro accoglienza è diventato una realtà solida e abbiamo fondato l’associazione “Amici di Huaycan onlus” per sostenere economicamente dall’Italia quel presidio lontano. Io ne faccio parte sin dalla prima ora e sono la presidente dell’associazione. Col passare degli anni, il centro è diventato un punto di riferimento per gli abitanti di Huaycan e alcune delle donne che per prime sono state accolte e aiutate, sono diventate esse stesse operatrici da noi. Uno dei primi problemi che ci siamo trovati ad affrontare era quello della salute. I bambini morivano a decine in età scolare e le malattie avevano la meglio, complici il clima insalubre, molta polvere e la mancanza d’acqua. Abbiamo promosso delle campagne di prevenzione e, con molto fierezza, vi dico che finalmente dal 2007 tra i bambini che seguiamo non ci sono stati decessi per la tubercolosi. Forse dall’Italia questa informazione può sembrare banale, noi consideriamo la TBC non più un problema sanitario da decenni, eppure a Huaycan provoca ancora oggi vittime, specie tra i più piccoli. Un altro progetto di cui siamo fieri è quello nato per aiutare le madri “solteras” . La nostra “Casita” è un centro diurno che accoglie i bambini di genitori in difficoltà (in gran parte mamme single), in modo che possano andare a lavorare in tranquillità. Ai bambini offriamo doposcuola, laboratori, spazi per il gioco e la mensa. L’approccio che utilizziamo è di tipo cooperativo, cioè le famiglie sono chiamate a collaborare  e pagano una piccolissima quota, simbolica, che però permette loro di sentire che stanno usufruendo di un servizio e non stanno ricevendo la carità. Oggi seguiamo circa sessanta bambini dai due ai sedici anni e diamo una mano anche a tutte le loro famiglie e alla comunità di cui fanno parte. Per fare un esempio, un piccolo intervento di microcredito, mirato, può svoltare la vita di un’intera famiglia e offrire una possibilità concreta e soprattutto speranza di futuro. Nei primi dieci anni, il mio aiuto alla comunità di Huaycan lo avevo dato dall’Italia, ma non ero mai andata in Perù. Poi ho avuto una crisi. Erano anni che seguivo la parte amministrativa e di raccolti fondi e iniziavo a sentire che il mio slancio si stava esaurendo. Allora prima di lasciare l’associazione, ho deciso di partire. Volevo andare a vedere sul posto cosa avevamo fatto di buono. Ho organizzato la famiglia, fatto tutte le raccomandazioni possibili a nonna e figli e sono andata. Da Lima, in taxi ho raggiunto la periferia. Quello che ho trovato, non è semplice da descrivere. Intorno a me la povertà era ovunque. L’ho già detto, lo so, ma è difficile immaginare con quanto poco le persone lì possano vivere. E poi c’era la situazione di degrado nella quale versavano certe famiglie che era davvero insostenibile. Quando interi nuclei familiari vivono ammassati in una casupola, anche volante ( sì, esistono baracche che si spostano da un terreno all’altro a secondo del vento e dell’ospitalità che viene offerta) allora la promiscuità può portare situazioni insostenibili e ad abusi. Queste realtà e tanti paradossi convivono a Huaycan. Eppure, allo stesso tempo, le donne e i bambini di un tempo, ormai giovani adulti, che erano cresciuti alla Casita erano grati e soprattutto felici di esser riusciti a “salvarsi” da una situazione che offriva loro poco o niente per affrontare la vita. Non portavano doni per ringraziarmi, ma mi facevano vedere quello che erano riusciti a raggiungere: un lavoro dignitoso, una giovane famiglia, le feste di compleanno che organizzano per i loro figli, di cui vanno fieri. Ci tenevano a mostrarmi che erano madri e padri affettuosi e rispettosi. Ecco, in quel viaggio è scattato dentro di me qualcosa, la “con-passione” che vi dicevo. Ho sentito la gioia e il dolore di queste persone ed ho toccato con mano cosa realmente di può fare. Sono tornate altre volte in Perù e trovo il tempo e le risorse per andare avanti con l’associazione.  Questo anno per Natale  stiamo raccogliendo fondi per stare ancora più vicino ai bambini di Huaycan, dove l’emergenza sanitaria ha inasprito il divario sociale e aumentato le difficoltà, soprattutto nell’accesso all’istruzione. Immaginate come funziona la didattica a distanza dove non arriva l’elettricità? Sul nostro sito www.amicidihuaycan.it potete trovare tutte le informazioni e sono a disposizione di tutti per qualsiasi indicazione. Quando penso a quanto c’è da fare per i bambini di Huaycan un po’ mi scoraggio, ma poi penso alle parole che sono il nostro motto “Porte aperte per chi bussa”, e capisco che la porta della Casita deve restare aperta, e vado avanti. Ancora.

 

 

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Libro: La bruttina stagionata di Carmen Covito

La bruttina stagionata – 1992

Questo libro è uscito nel 1992 ed ha avuto un riscontro di pubblico notevole sin da subito. E’ arrivato a mie mani qualche anno dopo, grazie all’edizione economica Mondadori,nella versione che potete vedere nella foto.
Credevo parlasse della solita donna non particolarmente bella che un po’ si piange addosso, un po’ cerca di trovare marito, un po’ veleggia per l’indipendenza e invece ad attendermi trovai sulla soglia delle prime pagine Marilina e tutto cambiò.
L’ho amato alla fine degli anni Novanta, era una vera liberazione poter leggere di una quarantenne a suo modo risolta che, senza stare troppo a rimuginare sul suo aspetto, vive e porta avanti le sue passioni. Non se ne loda, nè si lamenta. Con una sana autoironia che spesso è il vero gemello della felicità va avanti e sulla sua strada trova o cerca uomini di varie gradazioni ( sociali, culturali, economiche e chi più ne ha, più ne metta).
Non pensa mai di sposarsi, cosa non scontata per il 1992, ma come può se la gode. Insieme a Marilina, in questa Milano da bere, quasi già tutta scolata perchè sta per arrivare Mani Pulite, possiamo conoscere un modo diverso di essere e alla fine anche molto piacevole perchè una persona che ci corrisponde, prima o poi, la si trova anche quando non la si cerca. Anche contro qualsiasi previsione in un mondo dove le bruttine stagionate sono pure invisibilità.

2020 – Altro anno significativo e rileggo il libro, scelto nel M Arte Sana Book Club e la Marilina che mi aveva illuminato vent’anni fa mi ha rischiarato ancora la mente.
Se guardiamo alla libertà di espressione, a quanto una donna possa dire liberamente di sè, quanto possa esprimere di quello che prova e di quello che vuole, fosse anche farsi esclusivamente una bella scopata con uno che conosce poco e che nemmeno si ha voglia poi tanto di approfondire,  è ancora oggi un tabù.
Ho letto centinaia di libri dopo la prima lettura della “Bruttina stagionata” e non ho trovato da altre parti, in altre righe una tale disponibilità e chiarezza di intenti, una tale spudoratezza.
Attenzione non sto parlando delle varie “sfumature di grigio” che sono un passatempo, parlo proprio della libertà di ciascuna di noi, bruttine stagionate odierne, di chiamare i nostri desideri con il loro giusto nome. Senza vergogna, senza pudori, veri o falsi, senza che qualche arcaico e viscerale senso di colpa ci faccia sentire poco perbene, senza che qualcuno ( maschi) ci incolpino di essere donne poco rette, per dirla all’antica.
La morale di Marilina è ancora oggi, per me, splendidamente condivisibile e confesso che vorrei vederla ancora all’opera tra cellulari, ipad e videocamere. Abbiamo ancora tanto bisogno di qualcuno che ci indichi la via per essere libere. Abbiamo ancora tanta strada da fare per essere libere.
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Nessuno può impedirti di sognare – Storia di Alessandro Cardone – Confidenze nr. 1- Dicembre 2020

La storia di Francesco Cardone è una strordinaria storia d’amore e di resilienza che possiamo trovare nel libro IMMAGINA, scritto dal ragazzino napoletano.

Il libro, i proventi del quale vanno in beneficenza all’spedale dei bambini di Napoli, lo potte trovare a questo link:

IMMAGINA di Francesco Cardone 

La storia raccontata da Alessandro, il suo papà, la potete trovare a questo link e leggerla tutta d’un fiato:

NESSUNO PUO’ IMPEDIRTI DI SOGNARE 

17- Storia di Alessandro Cardone

17- Storia di Alessandro Cardone pag. 2

 

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Con la testa nel pallone – Storia di Eleonora Goldoni – Confidenze nr. 48 – Novembre 2020

Eleonora Goldoni è una ragazza speciale, oltrechè una talentuosa calciatrice italiana e ci stupirà per la sua bravura e capacità di comunicare ottimismo.

Nel suo libro PREFERISCO I TACCHETTI troverete la sua storia ed anche preziosi consigli nutrizionali per una corretta alimentazione.

16 - Storia di Eleonora Goldoni - libro

Qui la sua storia:

16 - Storia di Eleonora Goldoni - pag. 1

16 - Storia di Eleonora Goldoni - pag. 2

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Viaggio in fondo alla vita – Storia di Sabrina Paravicini – Ottobre 2020

FINO A QUI TUTTO BENE è il bellissimo linbro che Sabrina Paravicini ha scritto per raccontare la sua malattia e la lotta che ha ingaggiato per affrontarla. Un libro che dona una grande forza a chi lo legge e che offre un senso nuovo per vedere le cose che fanno parte della nostra vita. Uno sguardo per non dimenticare quanta luce e bellezza donino ad ogni nostro nuovo giorno i risvegli e le attenzioni verso noi stessi e chi vogliamo bene.

Nel video che segue Sabrina ci racconta le sue paure e la sua storia:

Sabrina Paravicini: ecco il mio viaggio in fondo alle paure

 

Qui la sua storia:

15 - Storia di Sabrini Paravicini

15 - Storia di Sabrini Paravicini - Pag. 2

 

 

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Storia di Cristian Neri e dello ZOOPARK Levigliani – Confidenze nr. 44 – Ottobre 2020

Nel video Cristian ci racconta come i mesi del lockdown siano stati per lui la scoperta di una vena artistica che ha messo a disposizione dei bambini del suo paese: Levigliani, frazione di Stazzema in provincia di Lucca.

A questo link il video:

Cristian Neri e lo zoo che fa sognare i bambini

E qui ecco la sua storia:

14 - Storia di Cristian Neri - Ottobre 2020

14 - Storia di Cristian Neri - Ottobre 2020 - Pag. 2

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Elenco di cose da fare con gusto nel 2021

Amo gli elenchi, sempre amati,

coordino il mio stare al mondo

mettendo in fila pensieri, cose da fare, priorità.

E allora, per riprendermi i giorni persi nel 2020, ecco le 10 cose che farò con gran gusto nel 2021:

1. Caffè al bar (ogni qualvolta che potrò perché l’aroma del caffè sistema anche la giornata più cupa)

2. Passeggiate libere in Città (tutte quelle dove potrò andare)

3. Comprare un abito primaverile e uno estivo costosissimi

4. Comprare un paio di scarpe tacco altissimo e trovare il modo di indossarle per una serata intera

5. Parrucchiera ed estetista come se piovesse, pure se c’è il sole, la nebbia, la neve e tutta la gamma possibile di variazioni meteorologiche perché in un anno mi sono imbruttita come se ne fossero trascorsi dieci

6. Uscire da sola e non specificare dove vado e quando torno (ci sono dei piccoli, innocui segreti che vanno mantenuti)

7. Passare due ore con una persona che mi chiami per nome (niente mamma, né amore, né cognome, né signora o il seppur rarissimo signorina, né qualsiasi appellativo vario, proprio il mio nome)

8. Mangiare in un ristorante milanese cibi strani e sentirmi come se fossi in vacanza (da fare anche più volte al mese)

9. Andare in giro per certe Chiese, musei e gallerie che so io, anche una volta al giorno

10. Andare in ufficio e respirare quell’aria del mattino in centro a Milano che non è fatta di H2O ma di possibilità, di progetti e di futuro (un mix che auguro a tutte le città italiane in ripresa,ma al momento possibile solo nella città meneghina).

Sono certa di aver tralasciato un sacco di cose importanti e fondamentali, la famiglia e gli affetti cari tanto per dire, ma quelle non le ho né perdute, né tralasciate, anzi il 2020 con tutti i dolori e le solitudini che ha provocato, mi ha rafforzato ancora di più il senso di ciò che conta.

Quel che ho bisogno di ritrovare è la leggerezza verso me stessa, la possibilità di rispecchiarmi in una vetrina e piacermi.

Buon 2021

 

 

 

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4w4i – Digital Lab: Un anno di letture al femminile

2020: Un anno di letture… solo al femminile

All’inizio di gennaio 2020, ho preso un impegno con me stessa e con i miei
“amici social”: avrei letto esclustivamente libri di autrici. E’ stata una ricerca
non sempre semplice, con tante conferme e qualche sorpresa. Mi sono mancati
gli autori “maschi”? Cosa ho scoperto nel mondo dei “libri” al femminile?
l’imprevisto lockdown ha marginalizzato o esaltato la letteratura delle donne?

Cliccate Qui potete trovare il video da vedere 🙂

Buona Visione

 

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