Sonno vuoto

Un sonno privo di sogni
vuoto di riposo, spento
occhi chiusi per non aver memoria.
Un sonno utile per unire ore di attesa.

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Le anime morte

Gente di Napoli

Sono tanti, insetti brulicanti
in tutte le direzioni
vanno e arrivano
un continuo ritorno
senza meta.
Anime morte,
con occhi aperti e piedi mobili.
Senza libertà e senza ordine.
Belli, brutti, a volte chiaramente saraceni.
Tutti nel girone infernale che affaccia sul Paradiso.
Lo si vede bene, in tutti i particolari,
Paradiso vicino e quasi si tocca.
E forse per questo il cuore resta,
ma è irragiungibile.
Il passaggio è stretto e si attraversa a piedi
uno per volta, in fila,
senza raccomandazioni e conoscenze,
solo con cognizione di causa.
Per passare bisogna essere in pace con se stessi,
liberi nel pensiero
rispettosi dell’altro.
Da Napoli non si accede quindi.
Bisogna andar via e vedere se la porta si apre da un’altra parte.
Tristemente a volte accade.
Il Paradiso vuole la testa e non il cuore.

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Addio ad un collega

 

Ieri abbiamo salutato un collega,
non come ogni mattina da dieci anni,
per sempre!

All’estremo saluto,
non preventivato,
e già questo è strano per una persona precisa come lui,
eravamo tanti.

Alcuni in fondo,
altri sulla navata centrale,
altri in piedi.

Tutti colpiti per la precipitosa fuga,
tutti meravigliati per non essere stati avvisati prima,
tutti con un’urgenza di parlargli che prima non avevamo mai avuto.

E non potevamo dire niente!
Noi che avremmo saputo dire cose precise sul suo conto,
cose documentate da anni di regolare convivenza giornaliera,
noi colleghi, né parenti, né amici, non siamo previsti come voce narrante.

Alla stregua di amanti nascoste e mai dichiarate,
abbiamo assistito in disparte agli ultimi riti mortali,
senza diritti ufficiali, né consolazioni familiari.

Restano ricordi da evocare in orario ufficio.
Resta una scrivania sgombra e dei cassetti vuoti.
Resta la certezza, arrivata postuma, che era un uomo.
Semplice e complesso, antico e moderno. Un uomo.

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Quella storia

C’era, in quella storia,
qualcosa che viveva.
Era un fantino che galloppava
appoggiandosi in sella e saltando ostacoli,
in una gara senza pubblico
e senza partecipanti.
Una meta a venire.
C’era silenzioso, un continuo cercarsi,
null’altro.
Così era quella storia.
Composta di due elementi soltanto.
Null’altro visibile
Viveva e si nutriva di sè,
quella storia.

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Stanca di te

 

Lo so, lo so. Ti sento che stai brigando.

E ti vedo e tu lo sai, ma non ti importa.

Non ti interessa che io sappia,  vai per la tua strada.

E ci provi, ci riprovi, insisti senza incalzare. Tu sai come fare, anche questo so.

E ci riuscirai. E io qui a guardare.

Certo potrei distogliere lo sguardo e fissare altro

 

{lang: 'it'}

Io sogno

 

Io sogno.

Io sogno negli interstizi tra una pasta e un bucato.

 

 

{lang: 'it'}

Quelle notti

 

Le amo quelle notti.
Quelle notti senza sonno e senza stanchezza
quelle notti dove stare svegli sembra normale
quelle notti che riportano a galla i segreti.

Le amo quelle notti.
Quelle notti senza spiegazioni
quelle notti dove con gli occhi socchiusi senti gli odori
quelle notti che ti annullano il tempo e la distanza.

Le amo quelle notti.
In quelle notti tu sei sempre con me.

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Presto fu tardi nella mia vita

 

E come d’inverno
quando il buio arriva presto
nel pomeriggio
e la giornata è ancora lunga da finire.
Ma fuori è già notte.
Allora bisogna viverla senza luce
o accontentarsi di bagliori artificiali.
E il rimorso per quelle giornate inondate di sole,
calde e lucenti,
che taluni volte sembrano non voler finire mai,
mi prende e mi abbatte.
Aveva ragione Marguerite,
presto si è fatto tardi;
davvero troppo presto per me
senza di te.

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Elenco di cose in una settimana qualunque

Elenco di cose in una settimana qualunque

 

Sette giorni trascorsi veloci,

sveglia riutilizzata dopo mesi,

auto ripresa e semafori,

tutti caparbiamente rossi di rabbia.

Pranzi e cene preparati al solito, in fretta

uno o due veramente non commestibili,

lavastoviglie, lavatrice, tritatutto e forno utilizzati ampiamente,

asciugacapelli, invece, ancora in attesa della mia comparsa.

Parolacce pensate innumerevoli,  pronunciate solo sette,

sguardi di disapprovazione lanciati in famiglia brevi ma intensi,

due episodi sporadici di mal di schiena,

una meravigliosa sensazione di potercela fare a riprendere il lavoro.

Un consiglio, forse buono, dato

una risata,  solo una, di gusto

due lacrime silenziose e solitarie per la voglia di profumo di bimbo

a dispetto di infauste previsioni, la promozione di un esame.

E in ultimo,  un dolore piu lungo di sette giorni,

un amico ha preferito altri amici a me.

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Tutto è andato

Tutto è andato
qualcosa via
qualcosa è finito
qualcosa, altro, non ha più ragione.

E io, con la testa rivolta, aspetto che tutto torni.

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