Libro: Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce di Federica Seneghini

Io credo che dal lato medico nessun danno può venire nè alla linea estetica del corpo, nè allo statico degli organi addominali femminili e sessuali in ispecie, da un gioco del calcio razionalizzato  …

Ecco una parte della sentenza medica che nel 1933 autorizzò l’avvio del giuoco del calcio femminile. Siamo in piena era fascista, in una Milano in bilico tra modernità e oscurantismo. Tre sorelle e un po’ di amiche iniziano ad allenarsi per mettere su una squadra di calcio femminile.

Non scrivo molto di più sulla trama perchè non voglio togliere a nessuno il gusto di scoprire questo pezzetto di storia dello sport.
Io non lo conoscevo e mi ha affascinato molto.
La caparbietà, l’intraprendenza e il coraggio delle donne fa capolino ad ogni pagina.
Il libro è diviso in due parti. La prima romanzata e godibilissima di Federica Seneghini è da leggere tutta d’un fiato. La seconda parte, un’intervista a Marco Giano, storico dello Sport, offre una panoramica completa sul calcio femminile oggi.
Inoltre, e cosa non da poco, l’autrice ha citato le sue fonti con esatezza e dovizia di particolari, in modo che chiunque abbia voglia di approfondire può farlo agevolmente.

Leggetelo perchè la storia di tutte noi e della nostra libertà passa anche attraverso le imprese di queste giovinette.

E dulcis in fundo mi ha anche divertito molto pensare alla “rottura di scatole” che le continue lettere e la “non arrendevolezza” di queste ragazze abbia procurato ai “dirigenti sportivi maschi e forzuti” dell’era fascista.

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Libro: Almarina di Valeria Parrella

Siamo come ci guardano.

Ecco, questa frase mi è entrata in testa e non ne vuole uscire. Siamo come ci guardano, siamo come ci guardano, siamo come ci guardano. 

L’ho trovata al centro del libro e mi ha preso l’anima. Sì, vero. Tutti noi siamo come ci vogliono, ci adeguiamo agli sguardi altrui, al volere altrui, alla società nella quale viviamo. La nostra sostanza, quello che c’è oltre l’involucro resta fuori da quello sguardo. Chi ci vede da fuori, ci classifica e ci incasella. Et voilà … noi siamo quello. Così capita ad una giovane vedova e ad una ragazzina romena che si trova a Nisida, nel carcere minorile.

La trama la troverete dappertutto e non mi ci soffermo troppo. Il libro presenta diversi cerchi narrativi che si intrecciano. Talvolta in maniera magistrale e ritrova la Parrella che più mi piace. In alcuni punti, però, ho sentito una scollatura tra alcuni punti. Mi sono persa tra il dolore della vedovanza e la storia della ragazzina. Non so, come se ad un certo punto, fosse stato difficile mettere tutto insieme. Mi dispiace per questa mia percezione e può darsi anche che sia dovuta ad un momento mio personale non adatto a leggere il libro. Mi sono resa conto che postpandemia ho bisogno più di leggerezza che di profondità. E questo libro in diversi passaggi è profondissimo. Ma … ecco c’è un ma che mi blocca … non posso definirlo il libro migliore dell’autrice. Avrei voluto qualcosa in più e forse un pizzico meno di manierismo. A tratti, nonostante si legga in pochisismo tempo, ho trovato delle pagine più lente, perse in descrizioni forse troppo intelletuali. Si può essere pienamente intellettuali anche con parole semplici, dirette e chiare, senza superare il varco che porta all’intellettualismo. La Parrella sa esserelo magnificamente bene e mi piace tantissimo. L’eleganza e l’intelligenza delle risposte date nella trasmissione per la finale dl Premio Strega lo dimostrano.
La attendo ancora e per tanti anni ancora in libreria. Leggerla è comunque un esercizio e un massaggio che fa bene e che aiuta a guardare con occhi diversi il mondo che ci circonda.

Almarina

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Libro: Quaderno proibito di Alba de Cespedes

ALLA RISCOPERTA DELLE AUTRICI DEL NOVECENTO: Alba de Cespedes

1952

Riscrivo, 1952. Anno di stampa di Quaderno proibito di Alba de Cespedes. Questo libro ha 68 anni. Pensavo di addentrarmi in una prosa antica, orpellata, in un libro che affrontava argomenti ormai vecchi, vecchissimi e invece …

Quaderno proibito, con i dovuti accorgimenti al fatto che non c’era la televisione, nè ovviamente internet e compagnia cantando, è un libro di un’attualità sconvolgente.

I sensi di colpa di Valeria, divisa tra famiglia e lavoro; la noia di un matrimonio che trova nell’ignorarsi dei coniugi l’unico motivo per andare avanti; la scelta semirivoluzionaria di una figlia nei confronti della madre; un figlio mashio adorato e incline al mammismo, se non proprio all’immaturità perenne; un tradimento mai consumato e sempre pensato che alla fine non è altro che una trappola come tante altre nella vita di Valeria. Una donna che cerca sè stessa, ma è così pressata dai pesi che si porta addosso ( imposti dalla società o da lei stessa scegliete voi) che alla fine si abbandona all’amarezza, unico sentimento che si concede di provare apertamente.

Attualissimo, ahimè lo scrivo a malincuore, perchè tutti i nodi della vita di Valeria sono ancor oggi i nodi che ogni donna deve affrontare. Ancora. Dopo 70 anni circa forse noi donne meritavamo qualcosa in più, ma spesso, e anche questo lo scrivo a malincuore, siamo ancora le più acerrime nemiche di noi stesse. Come se amarsi e desiderare qualcosa che non sia solo ed esclusivamente il ruolo che la società ci impone fosse un errore. Fosse un peccato.

Leggete Alba de Cespedes perchè è di una modernità sconcertante e perchè con una prosa semplice e diretta descrive i pregiudizi e le complicazioni che la vita  impone alle donne e che , spesso, nemmeno percepiamo per quanto siamo abituate a viverle come se fossero normalità.

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Libro: NOI (Bompiani) di Paolo Di Stefano

NOI copertina
NOI
è il nuovo romanzo di Paolo Di Stefano edito da Bompiani e approdato in libreria a maggio.

 

Paolo Di Stefano scrive in maniera straordinaria e con raro spessore nel perfetto utilizzo della lingua italiana. Solo per questo già val la pena leggerlo. Ma in NOI c’è molto di più di un libro ben scritto. NOI è la storia della famiglia dell’autore e attraversa tre generazioni di uomini. Forse potremmo partire da questo, una storia di famiglia quasi tutta declinata al maschile. Una scelta che mi ha incuriosito molto, non ricorrente nella narrativa corrente, percorsa più spesso da storie di famiglie al femminile. Partiamo dal nonno Giovanni, un uomo figlio del suo tempo, di quegli anni duri e difficili che hanno caratterizzato il dopoguerra in Sicilia e in tutta Italia.

  • Citazione: In paese lo chiamavano don Giovanni il femminaro, e ancora adesso, se chiedete di lui in zona Stazione, gli anziani e non soltanto gli anziani lo ricordano come il femminaro, mussiando e cioè impostando un sorrisetto malizioso al solo pensiero delle sue imprese madornali e scandalose.

Il nonno è il patriarca al quale tutto è dovuto, feroce difensore di una sicilianità arcaica e sensuale che non si ferma neanche davanti all’età avanzata.

Sempre per rimanere sulle figure maschili, l’altra centrale del libro è quella di Vannuzzo, figlio di Giovanni. Persona dal carattere contrastante e irrisolto. Conosciamo Vannuzzo ragazzo alla ricerca di una sua strada e Vannuzzo padre rigoroso, moralista e dal carattere iracondo.

  • Citazione: Quando sentiva parlare di valori, di rispetto e di morale, nostro padre era a casa sua, non certo in quella di via Torino 1, ma nella casa interiore del suo risentimento contro un padre debosciato: sin da giovane era entrato nel tunnel del senso del rigore, del dovere e della correttezza inflessibile nutrito come ribellione all’autorità paterna …

Mi sono fermata a riflettere su Vannuzzo, sui suoi scatti d’ira, spesso immotivati o perlomeno incomprensibili, e con molta sofferenza confesso che ho rivisto in lui mio nonno paterno. Personaggio difficile da approcciare, spesso in famiglia cattivo e insensato negli scoppi d’ira, così come all’esterno gioviale e addirittura simpatico con gli estranei. Un controsenso se visto con gli occhi di oggi, eppure così è stato. E come lui, come Vannuzzo, tanti di noi ritroveranno padri, zii, nonni che appena un paio di generazioni fa erano “uomini tutti di un pezzo”, talmente rigidi che spesso dimentichi di sé stessi e di quella briciola d’amore che, molte volte, appiana tante spigolosità. Per fortuna poi si invecchia e con la vecchiaia spesso arriva l’indulgenza.

Protagonista del libro è anche e soprattutto la Sicilia. Una Sicilia inondata di luce ma anche piena di ombre, nobile e rurale allo stesso tempo, come quella che ritroviamo descritta nella grande letteratura italiana.

Ed infine il libro focalizza anche le emigrazioni dalle regioni del Sud Italia verso Milano e verso la Svizzera degli anni ‘50 e ’60. I viaggi di Vannuzzo diventano racconto collettivo per tutti gli italiani che in quegli anni percorsero la nostra penisola verso i vari nord. Oggi è un tema ancora attuale in Italia anche se al contrario, siamo diventati il paese meta di migrazione da altri paesi, in particolare da quelli africani.

L’ultima parte del libro e quella più intimista e commovente. La storia della famiglia si trasforma ed entriamo nelle mura di casa. La voce di Claudio, il fratello bambino dell’autore morto prematuramente di leucemia, diventa più forte e anche noi lettori la possiamo sentire il suo soffiarci sul collo. Questo dialogo con lui che dura tutta una vita è stato forse il modo dell’autore per non abbandonare questo bambino morto così presto.

Si sente il dolore di Paolo bambino, il terrore per la morte del fratellino, le colpe inesistenti che si è attribuito. Avrei voluto chiedere come si può superare un dolore così grande? Poi mi sono fermata perché ho trovato la risposta in una delle ultime immagini del libro.

  • Citazione: Non appena comincia a scendere il sole, con la luce ancora piena e però già radente, indosso le scarpe da ginnastica: “Andiamo.” E mi allontano con Maria. “Ecco, vedi, questo vuol dire essere felici senza saperlo.” “Ma noi siamo felici e lo sappiamo, ”dice.“ Lo sapremo meglio tra qualche mese che oggi eravamo felici.”

Leggete NOI di Paolo Di Stefano perché ne vale la pena.

Per chi ha voglia, qui il nostro incontro in diretta con Paolo:

https://www.youtube.com/watch?v=hjw_OYBbZlg

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24 Giugno 2020 – Incontro con Paolo Di Stefano per parlare di NOI (Bompiani)

 

 

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09 Giugno 2020 – Incontro con Rachele Catanese per parlare di racconti, ironia e lieto fine

A questo link  potete rivedere il nostro incontro.

Vi aspettiamo per parlare di :

FILM – Jojo Rabbit di Taika David Waititi

LIBRO – Il cielo in gabbia di Christine Leunens

 

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02 Maggio 2020 – Incontro con Mauro Lorenzi Profumi per parlare di Profumi, Bellezza e Libri

02-05 Maggio Profumi

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Intrecci di vita – Storia di Jorida Dervishi – Marzo 2020

Jorida è una donna straordinaria e piena di energia. La sua storia conquista. E’ arrivata a Milano dall’Albania e ha dovuto imparare molte cose, oltre alla lingua. Così ha capito che poteva aiutare altri stranieri. Sopratutto le donne, perchè sono proprio le donne che trainano l’integrazione.

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Libro: Il giorno mangia la notte di Silvia Bottani

Il giorno mangia la notte

Ho letto questo libro a Marzo, in piena ondata di panico da pandemia. Tanto di notte ero sveglia, mi sono detta, impiego bene il tempo a leggere. Così ho notato la copertina di questo libro: una boxeur con i guantoni, la treccia e lo sguardo, duro, di sbieco, diretto verso un bersaglio.
Ho iniziato il libro e ho impiegato tempo per entrare nella storia, avevo la sensazione che i personaggi faticassero a emergere. Questo la prima notte.
La seconda notte è venuto fuori la descrizione di un personaggio, il classico ex milanese splendido  in penuria di soldi e affano di vita, che mi ha intrigato. Poi è arrivata la donna emigrata che a Milano è venuta per dare un futuro ai figli. E poi sono arrivati loro, i protagonisti. Entrambi poco indulgenti verso i lettori, vi avviso. Non si fanno amare subito, Naima e Giorgio. Ci vuole tempo per conoscerli e tempo per capire le asperità di entrambi. Però quando arriva quel vortice che li prende e li porta via, nonostante loro, il libro non vi lascerà più.
La terza notte l’ho trascorsa attaccata alle pagnie perchè dovevo sapere come andava a finire.
Una scrittura secca ha accompagnato bene i personaggi e mi è piaciuta molto. La Milano che fa da sfondo è feroce sia negli ambienti alto borghesi che in quelli meno abbienti ed è esattamente la direzione che, se non ci sarà un cambio culturale forte nel nostro paese, la città prenderà.
Ho solo qualche rammarico, ho avuto la sensazione che qualche personaggio andasse indagato di più. Ci sono come dei fili che restano in sospeso: il rapporto di Naima con il ragazzino down, il passaggio di Naima dall’amare una donna e un uomo senza nemmeno un cenno di approfondimento … Non vado avanti perchè non voglio dire troppo.
Il libro va letto non raccontato. E vi dico che ne vale la pena.

L’amore doma qualsiasi spirito selvaggio e lo rende migliore.

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Libro: Pensare luce di Gheula Canarutto Nemni

PENSARE LUCE – Come la Kabbalà può aiutarci a uscire più forti dal Coronavirus

La professoressa Gheula Canarutto Nemni, che amerete dopo questa lettura, è una donna milanese, con sette figli, ebrea osservante e un impressionante curriculum scolastico e professionale. Oggi scrittrice a tempo pieno.

Nel momento più acuto della pandemia da covid che ha colpito il mondo intero, in quel marzo 2020 che non dimenticheremo più, ha scritto un libro che è necessario leggere.
Il libro è una chiave per comprendere la profonda crisi  che ha colpito ogni singola persona e anche la società complessiva nella quale viviamo. Un po’ come se avessimo perso contemporaneamente i punti di riferimento, sia personali che pubblici.
Un volta che tutto questo è accaduto, peraltro senza nessun avvisaglia, senza che potessimo in alcun modo porvi rimedio, la nostra vita quotidiana si è scissa. Di qua il distanziamento e l’isolamento, di là … un confine, un muro dal quale ci si sporge, si guarda indietro e si dice: se solo avessi saputo quanto ero felice (cit. Pensare luce).

La Kabbalà, che è l’insieme degli insegnamenti esoterici dell’ebraismo, dice che le discese ci vengono offerte dalla vita per poter risalire e infine spiccare il volo, e volare più in alto. 

Allora guardiamoci intorno e diventiamo noi, ciascuno di noi, portatore di positività.
Se una singola persona è riuscita a trasmettere il virus attraverso una stretta di mano, uno starnuto, un colpo di tosse perchè, allo stesso modo non diffondiamo intorno a noi sorrisi, parole confortanti, sguardi comprensivi. Quanto una sola azione positiva può essere incoraggiante e diventare una valanga di positività che si riversa, incosapevolmente da noi, verso gli altri aumentando a dismisura ad ogni passaggio?

Oltre a questo contagio positivo, reale e pieno di vita che possiamo scatenare in qualsiasi momento, complice solo un po’ di empatia e simpatia per sè e per gli altri,  abbiamo un dovere importante ed è la prima lezione che dovremmo imparare dalla pandemia  … non aspettare che sia la vita a fermarti per farti capire quali sono le tue vere priorità.

Buona lettura a tutti.

P.S. Il ricavato delle vendite di questo eBook sarà interamente devoluto all’Ospedale San Raffaele di Milano e a famiglie bisognose per l’emergenza Covid-19

pensare luce

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