Libro: Il giorno mangia la notte di Silvia Bottani

Il giorno mangia la notte

Ho letto questo libro a Marzo, in piena ondata di panico da pandemia. Tanto di notte ero sveglia, mi sono detta, impiego bene il tempo a leggere. Così ho notato la copertina di questo libro: una boxeur con i guantoni, la treccia e lo sguardo, duro, di sbieco, diretto verso un bersaglio.
Ho iniziato il libro e ho impiegato tempo per entrare nella storia, avevo la sensazione che i personaggi faticassero a emergere. Questo la prima notte.
La seconda notte è venuto fuori la descrizione di un personaggio, il classico ex milanese splendido  in penuria di soldi e affano di vita, che mi ha intrigato. Poi è arrivata la donna emigrata che a Milano è venuta per dare un futuro ai figli. E poi sono arrivati loro, i protagonisti. Entrambi poco indulgenti verso i lettori, vi avviso. Non si fanno amare subito, Naima e Giorgio. Ci vuole tempo per conoscerli e tempo per capire le asperità di entrambi. Però quando arriva quel vortice che li prende e li porta via, nonostante loro, il libro non vi lascerà più.
La terza notte l’ho trascorsa attaccata alle pagnie perchè dovevo sapere come andava a finire.
Una scrittura secca ha accompagnato bene i personaggi e mi è piaciuta molto. La Milano che fa da sfondo è feroce sia negli ambienti alto borghesi che in quelli meno abbienti ed è esattamente la direzione che, se non ci sarà un cambio culturale forte nel nostro paese, la città prenderà.
Ho solo qualche rammarico, ho avuto la sensazione che qualche personaggio andasse indagato di più. Ci sono come dei fili che restano in sospeso: il rapporto di Naima con il ragazzino down, il passaggio di Naima dall’amare una donna e un uomo senza nemmeno un cenno di approfondimento … Non vado avanti perchè non voglio dire troppo.
Il libro va letto non raccontato. E vi dico che ne vale la pena.

L’amore doma qualsiasi spirito selvaggio e lo rende migliore.

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Donne di rosa – Poesie di Daniela Rocco

La poesia è un linguaggio che ha una caratteristica unica, riesce a tradurre emozioni e sentimenti in parole. Daniela Rocco è un’autrice che conosce questo linguaggio e che, proprio attraverso la poesia, è riuscita a dare voce ai propri pensieri, a trasporre su carta certi dolori dell’anima che la vita spesso ci consegna. Dolori che se non trovano una via d’uscita possono rendere la vita difficile, complicata, possono offuscare quelle scintille di futuro che ciascuno di noi ricerca per vivere meglio.

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Daniela è una ragazza timida e riservata, distinta da una sorte di pudore personale che cela però una grande forza e determinazione e, quando piano piano lei si scioglie nella chiacchierata fatta insieme, la sua forza emerge con grande impatto. La vita di Daniela è quella di una ragazza che abita la provincia milanese, a Gessate, e che come tante si sposta a Milano e hinterland per le scuole superiori e l’università. La sua famiglia è composta dai genitori e da una sorella più grande. Il papà è affetto da una grave patologia da molti anni e i ricordi di Daniela sono, sin da piccola, legati al papà con la sedia a rotelle. Eppure, nonostante l’handicap, i ricordi di suo padre le illuminano il viso perché sono pensieri dolci che traspirano un grande affetto e un legame potente tra loro. Forse il papà aveva già compreso la vena artistica di Daniela, sin da prima che lei stessa se ne rendesse conto, e questa scoperta ha sicuramente rafforzato il loro legame. Purtroppo, però il papà viene a mancare e il mondo familiare di Daniela perde una colonna importante, non solo per lei ma anche per la mamma e la sorella. Elaborare un lutto è un momento della vita ed è una delle prove più difficili da superare. È dura. Daniela soffre per la mancanza del papà, del suo punto di riferimento e si chiude in sé stessa. È un periodo difficile. Si va avanti lo stesso, certo, è sempre così eppure in lei qualcosa stenta a camminare in avanti. La pittura che è uno dei modi che utilizza per esprimere emozioni le procura sollievo, ma non è sufficiente. Il dolore della perdita è davvero forte. Poi arriva, forse anche inaspettata, la fede. La speranza di un mondo altro, dove ritroveremo le persone amate e dove il pensiero del padre si addolcisce e bui si fa ricordo di miele. Con la fede si attutiscono i dolori e i pianti e arriva la calma. Allora è il momento per Daniela per cambiare linguaggio espressivo. Arriva la poesia. Il primo libro di Daniela si intitola “donna in rosa” e si intuisce già dai primi versi la serenità che domina le poesie contenute. Il libro è dedicato alle persone che sperano in un mondo migliore e, soprattutto, all’altra persona che nella vita di Daniela è un punto fisso, una colonna portante: la mamma. La prima poesia è per Rocky, il suo papà, poi ci sono poesie dedicate all’alba, all’eco, all’infinito. I temi della natura, fantastica e premurosa con le sue creature, sono un fil rouge che lega come una catena tutta l’opera di Daniela. Poi c’è anche un pensiero per Orlando, la persona del cuore di Daniela. E segue anche una poesia per Gino, un gatto grigio che ti guarda con un curioso e schivo sguardo blu. Diverse poesie sono accompagnate da disegni naif che, ancor di più, evidenziano un rapporto con l’arte a tutto tondo di Daniela. E per concludere se si potesse accostare una persona ad un fiore, Daniela sarebbe un girasole, fiori che lei ama. Una grande forza che la sostiene, con una grande apertura verso il sole e verso tutto ciò che è amore.

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L’energia dell’amore, storia di Rosario Pellecchia – BLOG Confidenze

“L’energia dell’amore” di Giovanna Brunitto, pubblicata sul n. 52 di Confidenze, è una delle storie vere più apprezzate della settimana dalle lettrici e lettori.

Ve la riproponiamo sul blog QUI

Sono un deejay e ho mille progetti, la vita ha esaudito molti dei miei sogni di ragazzo. Nessuno però è immune dal dolore. Il mio ha a che fare con la malattia di mia mamma, che le ruba i ricordi. Allora mi affido al linguaggio del cuore
IMG_4433ciascuno di noi accade qualcosa che all’improvviso cambia per sempre il corso degli eventi: può essere una piccola cosa o una vicenda oggettivamente sconvolgente. La mia vita non fu più la stessa da quel pomeriggio in cui per la prima volta sentii le voci e la musica uscire da una scatoletta di legno. Mi dissero che quella cosa magica si chiamava radio e ne rimasi letteralmente folgorato: mi chiamo Rosario, anche se tutti mi chiamano Ross, e questa è la mia storia. Avevo 15 anni quando provai a diventare una di quelle voci: mi proposi alla radio della mia città, Castellammare di Stabia, con una faccia tosta che ancora oggi mi chiedo da dove fosse saltata fuori. Forse fu proprio l’innocenza della mia giovane età a disarmarli, così mi diedero un piccolo spazio. Mi dicevano che ero bravo per essere un principiante, e allora presi coraggio, cercando di imparare in fretta tutti i segreti di quel mestiere: due anni dopo passai a una radio più grande, e quando ne compii 18 mandai il provino a Radio Kiss Kiss di Napoli, la radio più importante del Sud Italia, nonché una delle più ascoltate a livello nazionale. Ero convinto che non mi avrebbero mai richiamato. Invece rimasi lì fino al 1996, anno in cui ricevetti un’altra chiamata, da un’emittente ancora più importante: Radio 105! Il trasferimento a Milano fu organizzato in fretta e furia, lasciai i miei genitori, due fratelli, una sorella e tanti amici, proiettato verso il futuro che desideravo. Da allora ho fatto davvero tutto quello che si può fare davanti a un microfono: programmi al mattino presto, a notte fonda, in diretta da New York, dove ho vissuto per sei mesi. Nel 2001 iniziai una collaborazione con Tony Severo, anche lui conduttore radiofonico. Insieme ci inventammo un format che metteva insieme intrattenimento leggero, interviste a personaggi famosi provenienti da diversi settori della vita pubblica e interventi degli ascoltatori: quel programma è ancora in onda, stabilmente e con grandi risultati di ascolto, ogni mattina tra le 10 e le 12.

 

A9343788In mezzo alle migliaia di ore di diretta ho fatto tante altre cose: cinque album insieme a Fabrizio Fiore, per il quale scrivo i testi in inglese e canto, collaborazioni con riviste, programmi televisivi e, di recente, un libro, uscito a maggio di quest’anno. Si intitola Solo per vederti felice e racconta una storia parzialmente autobiografica: quella della malattia di mia madre, alla quale quattro anni fa è stata diagnosticata la demenza senile.

I primi sintomi sono comparsi quando si è risvegliata dall’anestesia dopo un’operazione al femore, fratturato in conseguenza di una caduta: non appena aprì gli occhi apparve subito chiaro a tutti noi che qualcosa nella testa di mia madre si era rotto. Era confusa, agitata, incapace di ragionare in maniera logica. Qualche anno prima anche mio padre aveva subìto la stessa operazione, e purtroppo era mancato due settimane dopo. La vita, insomma, per quanto dolce possa essere, per quanto possa regalarti ciò che desideri ed esaudire i tuoi sogni di ragazzo, a un certo punto ti chiede il conto: è inevitabile, nessuno è immune dal dolore. Un dolore che ho cercato di lenire raccontando questa vicenda nel mio romanzo, nel quale alla realtà aggiungo elementi di finzione: il protagonista cerca di restituire il sorriso a sua madre attraverso un’idea folle e romantica che mette in pratica nel mese che è “costretto” a trascorrere con lei. Una strategia che si basa sulle uniche armi che il personaggio ha a disposizione: la sua fantasia e l’amore che prova dei confronti di sua madre, persa nell’incubo di quella terribile malattia. Raccontare questa storia mi è servito a esorcizzarne la sofferenza, e il grande successo del libro testimonia che migliaia di lettori hanno trovato lo stesso conforto tra quelle pagine. Quanto alla mia mamma, nella realtà, le cose non vanno benissimo: passerò con lei il Natale, ma inutile dire che non sarà lo stesso di anni fa. Nella terra in cui sono nato e cresciuto questa festa assume i contorni di una vera e propria epopea, un Carnevale di Rio fatto di abbracci, ricongiungimenti familiari, tavolate chilometriche, tombolate con le bucce di mandarino a coprire i numeri sulle cartelle. Soprattutto, tantissime cose buone da mangiare, dal cenone della vigilia, tradizionalmente a base di pesce, al pranzo di Natale, più a tema carne, al cenone di Capodanno: un tripudio di spaghetti alle vongole, baccalà, capitone, ragù, insalata di rinforzo, zeppole varie, mustaccioli e struffoli. Un flusso continuo di leccornie che mi fanno tornare bambino, complici certi rituali che sono sopravvissuti nonostante l’inesorabile passare degli anni: per esempio, gli zampognari al mattino presto annunciano alla città che il Natale è alle porte. Per non parlare del presepe, che ogni papà prepara con i figli usando la colla di pesce e la carta di giornale.

Tuttavia, le cose cambiano e, quando diventi a tua volta un adulto, il Natale, purtroppo, non è più lo stesso. Mio papà è da qualche parte, lassù: me lo immagino come nello spot del caffè che insegna a qualche angelo la procedura per allestire il presepe. Mia mamma, per fortuna, è ancora qui, ma il suo ruolo è cambiato: una volta era lei l’instancabile deus ex machina del Natale, capace di cucinare per decine di parenti con una forza d’animo e uno spirito di organizzazione degni del più esperto e tenace degli chef. Oggi quella donna ha lasciato il posto a una persona diversa, minata nel corpo e nello spirito da una malattia inesorabile che la sta spegnendo poco a poco. Quando hai una mamma in queste condizioni, passi il tempo nell’angosciante attesa che, quando la rivedrai, ti farà la più terribile delle domande, quella che nessuna madre dovrebbe mai porre a suo figlio: «Chi sei?». È solo questione di tempo, potrebbe succedere da un momento all’altro, forse proprio questo Natale. Eppure sono sicuro che anche quest’anno, quando finalmente arriverò a casa il pomeriggio della vigilia, l’abbraccerò, le farò una carezza, la guarderò negli occhi e, nonostante tutto, ritroverò un barlume di quello sguardo dolce e rassicurante che mi faceva sentire il figlio più amato e fortunato del mondo. Perché per quanto i ricordi possano svanire, portandosi via pezzi di vita, esperienze, giorni passati insieme, a tratti l’identità stessa di un essere umano, c’è un’energia che è più forte di tutto questo. Quell’energia si chiama amore.

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Libri per l’estate: tutti quelli di “Reading with joy”

L’estate 2019 ha un disperato bisogno d’amore: di parole sensibili, termini buoni, espressioni dolci, sorrisi nascosti sotto vocaboli, verbi che uniscono. Abbiamo bisogno di storie che ci facciano sognare e anche capire che la vita non è un “urlo verso l’altro”, che condividere e aprirsi, superare pregiudizi e imposizioni esterne, ci permette di amare e essere amati.

Allora TUTTI i 5 romanzi fino ad ora pubblicati da “Reading With Joy” sono perfetti e CONSIGLIATISSIMI per letture al mare, in montagna, in collina, in campagna, in pianura, in città e in tutti i paesi d’Italia e esteri.

Ecco i primi 3:

FUOCO di Roselina Salemi: intensa ed elettrica storia d’amore tra un’avvocatessa e un giovane manager dal passato oscuro. La travolgente passione che li spingerà uno verso l’altro farà loro superare le barriere che avevano eretto a difesa del mondo.

MISSING di Annalucia Lomunno: una rockstar scompare misteriosamente e due donne, pazzamente innamorate di lui, sono alla ricerca della soluzione del giallo o sono coinvolte nella scomparsa? Un thriller con sfumature noir e rosso come la passione.

IO ALL’IMPROVVISO di Federico Toro: una strada imboccata per distrazione porta su un sentiero impervio e arriva anche un temporale. Il momento che sembrava il peggiore cela invece un incontro che si rivelerà magia. La dolcezza di Betta è romanticismo allo stato puro.

Per Natalja e Voglio amarti vi dirò dopo agosto …

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Storia di Sofia e di segreti – Aprile 2019

La #storia di SOFIA sul nr. 17 di #Confidenze in edicola il 16 Aprile 2019  parla di #PASSATO che ritorna

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Storia di Laura e Cherry – Unica e per sempre mia – Novembre 2018

La storia più apprezzata della settimana su Facebook  è “Unica e per sempre mia Cherry” pubblicata sul n. 46 di Confidenze.

La trovate a questo link : BLOG CONFIDENZE

Storia di Laura e Cherry - Novembre 2018_Pagina_1 Storia di Laura e Cherry - Novembre 2018_Pagina_2

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Storia di Miriam – Il cammino del silenzio – Agosto 2018

Storia di Miriam - Il cammino del silenzio - Agosto 2018_Pagina_1 Storia di Miriam - Il cammino del silenzio - Agosto 2018_Pagina_2 Storia di Miriam - Il cammino del silenzio - Agosto 2018_Pagina_3

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Storia di Marzia – L’amico di mio marito – Settembre 2018

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Libri: Il lettore di Bernhard Schlink

Grazie a un consiglio di lettura di Tiziana Pasetti per Confidenze ho incontrato “Il lettore” di Schlink. E’ stato un colpo di fulmine. Inaspettato e violento, toccante e disturbante. Tutto allo stesso tempo.
La storia tra un ragazzino e una donna matura negli anni ’50 in Germania si intreccia con i conti che le generazioni tedesche post seconda guerra mondiale hanno dovuto fare con il nazismo. Ci sono tanti nodi in questo libro e non si sciolgono. Non possono sciogliersi. Accettare il crimine della Shoah non è possibile. Si può e si deve sapere, ma non c’è modo di trovare una qualsiasi forma di riscatto, neanche dopo anni. Coloro che da dentro vissero il Nazismo potevano fare qualcosa? Potevano reagire? Essere anche solo spettatori di quanto è accaduto significa essere conniventi? E se poi si è partecipato all’Olocausto in maniera attiva? Si è colpevoli lo stesso anche se si sono eseguiti degli ordini? L’accettazione passiva è perdonabile o solo comprensibile? Le altre mille domande che scaturiscano dalle domande precedenti, secondo me, non hanno e non avranno risposta. La Banalità del male di Hannah Arendt è l’unico approccio possibile , ma non è una risposta.

E poi dopo tutto o tra tutto o anzi sopra tutto c’è l’amore. Non cercato, incestuoso quasi, spavaldo e al di sopra anche della cattiveria umana. L’amore come elevazione da tutto ciò che di brutto, perfino mostruoso, c’è in ogni essere umano.
E sull’amore l’unico quesito possibile o forse l’unica certezza … Non scegliamo mai di chi innamorarci

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Storia di Mirella – Un’amica speciale – Luglio 2018

Storia di Mirella - Luglio 2018 Storia di Mirella 1- Luglio 2018 (1)

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