Libri: La morale del centrino di Alberto Milazzo

Se avete una madre … questo libro è perfetto per voi.

Con questa premessa, il libro ha una platea di tot miliardi di persone. In realtà, il sottotitolo specifica che la mamma in questione deve essere siciliana, ma vi assicuro che qualsiasi tipo di madre va bene.

Ironico e serio, profondo e leggero allo stesso tempo, “La morale del centrino” affronta il tema dell’affrancamento dalla proprio genitrice e di tutte le strategie, lecite o meno, messe a punto dalle madri per far sì che il figlio ( e vale per tutti i figli ) resti in qualche modo ancorato alla sfera o bolla familiare entro la quale si nasce. Le mamme siciliane adottano la strategia dell’infelicità e Manon, la mamma della voce narrante, è la regina, anzi l’imperatrice, del metodo. E funziona. Benissimo.

La storia di questo giovane uomo che vuole essere accettato e amato per quello che è , che incredibilmente crede nella felicità mi ha commosso e fatto sbellicare dalle risate.

Non ho una mamma siciliana, ma ho una mamma e una suocera, sorelle madri, amiche madri di figli, di pelosi e di progetti e in ciascuna c’è un carattere di Manon. Per fortuna mia non tutti insieme in una persona.

Dal libro: … Siccome papà stava male, era consigliabile ceh io smettessi di essere gay. La sua salute precaria era più che sufficiente a soddisfare l’equazione secondo cui la felicità della famiglia è data dalle medie infelicità dei suoi singoli componenti. Sarebbe stato immorale e illogico gravare ulteriormente Manon con le mie scelte di vita. Finchè papà stava male , avrei fatto il favore di non essere sempre lo stesso. Cioè dovevo essere etero, almeno per la durata della sua malattia: si trattava di matematica spicciola, di economia domestica, di ragionerai di base.
Facile, no?

Buona lettura

p.s. Dal libro è stata tratta una pièce teatrale in tournée questo autunno.

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Libri: LA TERZA GEOGRAFIA di Carmine Valentino Mosesso

La poesia è scelta politica

Dopo aver letto le ultime poesie di Camine Valentino Mosesso mi è sopraggiunto questo pensiero.

In genere divoro i libri, anche quelli di poesie, li leggo d’un fiato, poi magari ci ritorno, mi soffermo nei punti che più mi sono piaciuti, riprendo le parti sulle quali devo riflettere. Con LA TERZA GEOGRAFIA è accaduto il contrario, mi sono presa del tempo e ho impiegato un paio di mesi per finirlo. Ho gustato ogni pagina, ho riflettuto insieme all’autore, ho risentito echi di vita che pensavo non albergassero più in me.

MI SONO RITROVATA.

La scelta dell’autore è ammirevole, Carmine è un ragazzo di 27 anni che ha deciso di ritornare al paese d’origine, nell’Alto Molise, e dedicarsi alla sua fattoria ritrovando un contatto con la natura essenziale e necessario. Scrive le sue poesie mentre pascola il gregge e mette insieme antico e moderno in una manciate di parole.

La sua scelta è lontana, non potrebbe essere la mia, eppure le sue poesie mi hanno colpito profondamente e sembrano scritte apposta per gente come me, gente di città.
Anzi, a dirla tutta, forse ne abbiamo bisogno più noi che coloro che il contatto con la natura non l’hanno mai perso.

Carmine Mosesso ha scritto questo libro per tutti coloro che vorranno leggerlo e che hanno bisogno di ritrovare un collegamento all’intima essenza della quale siamo fatti. La scelta “politica” è avere il coraggio di scegliere, di rinunciare anche e non dimenticare mai che siamo figli della Terra così come tutte le altre creature che la abitano che hanno diritti uguali ai nostri.

Buona lettura e Buona riflessione

La terza geografia

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Progetto Invisibili 2021: Se la strada potesse parlare di James Baldwin

Black Lives Matter (BLM, letteralmente “le vite dei neri contano”).

Il libro di Baldwin è del 1974, è uscito per la prima volta 47 anni fa eppure potrebbe esser stato scritto anche ieri. Il tema razziale negli USA è di piena attualità e scuote ancora ferocemente la società americana. Una società dove il razzismo è definito sistemico.

La storia raccontata da Baldwin è quella di una giovane coppia di ragazzi afroamericani di New York. La voce narrante è quella da Tish, la ragazza. I due si conoscono da bambini e sono amici da sempre, migliori amici. L’adolescenza li sorprende e tra loro scoppia l’amore che li porta a cercare casa per andare a vivere insieme.
Quando finalmente riescono a superare gli ostacoli che li bloccano, i pochi soldi a disposizione, la famiglia di lui, un proprietario disposto ad affittare a una coppia di neri, arriva l’arresto per Fonny, il ragazzo.

Un agente di quartiere con il quale hanno avuto una discussione si vendica e incolpa Fonny dello stupro subito da una ragazza portoricana.
Non ci sono prove, ma Fonny finisce in carcere ugualmente. La sua innocenza e le prove anche testimoniali che la provano nulla possono contro le accuse di un poliziotto bianco. TIsh scopre nel frattempo di attendere un figlio. E sarà proprio l’arrivo del bambino quello che darà ad entrambi la forza per trovare una via d’uscita.
Le famiglie, la comunità li sostengono nonostante abbiao tutti e tutto contro.

La voce di Tish attraverso la quale parla l’autore è una voce limpida, quella di una ragazza innamorata che vuole, anzi deve, pensare con ottomismo al futuro. Altro non può fare. Il futuro potrebbe essere molto difficile e Fonny potrebbe non riuscire a dimostrare la propria innocenza, ma si deve andare avanti.

Ho amato molto questo libro, la vita dei neri è vita dura e mai sicura. In qualsiasi momento si rischia di essere oggetto di sorprusi, in particolare da chi detiene il potere ( polizia, giudici, politici ecc.). La situazione descritta è realistica e la fiducia nelle istituzioni (in Italia diremmo nello Stato) non esiste. Non c’è possibilità di affidarsi ad un potere, ma bisogna avere sostanze e soldi per trovare un buon avvocato e pagare cauzioni pesantissime. Le leggi non sono dalla parte dei neri nè tantomeno sono utili alla ricerca di giustizia. Le leggi sono alla mercè di chi le sa utilizzare al meglio e comunque restano espressione del potere bianco.
La New York descritta è molto diversa da quella che siamo abituati a veder nei film. Una città nella quale la comunità nera è ai margini e non c’è nessun interesse verso l’integrazione. Da parte dei bianchi c’è un solo aiuto verso la coppia di ragazzi e arriva da una donna bianca Italoamericana, immigrata a sua volta. Per il resto sono soli, soli nella loro comunità. Andrà finire bene più o meno, non ci sarà giustizia, ci sarà una via d’uscita che non prova nè la colpa, nè l’innocenza. Il finale è aperto come lo è la storia che tutti i giorni viviamo … c’è ancora tanta strada da fare.

Fandango ha mandato in stampa questo libro e tutta l’opera di Baldwin, per chi volesse conoscere un autore considerato una delle voci più impegnate della letteratura americana.

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Libro: IL BAMBINO E’ IL MAESTRO (Rizzoli) di Cristina De Stefano

 

 IL BAMBINO E’ IL MAESTRO

Ho incontrato questo libro, qualche settimana fa, leggendo la recensione di Paolo Di Stefano su LaLettura. Non conoscevo l’autrice e mi è sembrata una buona occasione per leggerla e allo stesso tempo per conoscere anche Maria Montessori, la protagonista di questa biografia, della quale in effetti sapevo poco, molto poco.

Le biografie sono le letture che mi accompagnano quando sono in crisi di idee, quando sono davanti a degli ostacoli che mi paiono insuperabili oppure quando mi sembra che tutto il mondo mi remi contro. Di solito, per risvegliarmi dal torpore, leggo la vita di qualcuno che ha fatto cose eccezionali, se è una donna è meglio. Mi rilassa e mi rincuora sapere che anche persone di spessore hanno avuto problemi, incidenti di percorso, fraintendimenti quando non veri e propri ostracismi alle imprese che portavano avanti. Allora mi sono immersa nella lettura in questo momento di Fase 2 o 3 post picco pandemia e, ancora una volta, non sono stata delusa.

Maria Montessori, così come emerge dal libro della De Stefano, è una donna complessa con una visione che l’ha accompagna per tutta la vita che però le costerà un prezzo carissimo in termini privati. Una donna che per realizzare la sua visione non esita a chiedere a chiunque le possa dare una mano economica; che scrive e dialoga con Mussolini e con esponenti dei governi europei delle più diverse estrazioni politiche, senza remore e senza pregiudizi politici; che passa attraverso due guerre mondiali e persegue le sue idee fino all’ultimo istante di vita. Un genio, anzi meglio, una donna talentuosa con una visione di futuro che somiglia molto ad una missione e che pone al centro del futuro degli uomini il bambino. E come tutti i geni, è anche una persona complicata, collerica e in certi momenti poco trattabile, spesso impaurita dagli altri proprio quando le sue idee si stanno per trasformare in qualcosa che va oltre lei. Forse questo il suo limite più grande, il non aver saputo vedere che anche altre persone avrebbero potuto rendere grandi le sue idee. Ma bisogna sempre collocare bene le persone nel tempo di vita nel quale si sono trovate ad operare e Maria Montessori in questo non fa eccezioni. E’ una donna che aveva bisogno di soldi per essere indipendente e non voleva farlo attraverso i soldi di un marito che non ha mai voluto. Un figlio sì, però. Ma non scrivo di più perchè mi piacerebbe che leggendo il libro ciascuno si possa fare un’idea propria su questo argomento. Io sono del parere che si sceglie quando si ha una scelta, Maria Montessori non ne aveva di scelte e ha cercato di fare del suo meglio per essere madre.

Sulle sue teorie che oggi sono abbondantemente riconosciute come base della pedagogia e che in diversi frangenti hanno anticipato di decenni studi che adesso la scienza inizia ad approcciare, credo che dobbiamo solo riconoscere la grande intelligenza e forza della Montessori.

Cito solo questa sua frase che fa parte di un suo discorso e che trovo illuminante proprio oggi alla luce dei tempi che viviamo:

Bisogna essere attenti contro l’eccesso di stimoli per i bambini, perché troppo materiale ( ndr troppi giochi, troppo da fare) può confondere…

E chiudo con una sua frase che ha fatto epoca. Alla domanda fattale su dove si sentisse a casa, a seguito dei suoi tanti viaggi e spostamenti, lei risponde:

Il mio Paese è una stella che ruota intorno al sole e si chiama Terra.

Buona lettura a tutti. Amerete questo libro e amerete Maria Montessori, come pure la grazia con la quale l’autrice ha disegnato la vita della più grande educatrice e insegnante del Novecento.

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Donne di rosa – Poesie di Daniela Rocco

La poesia è un linguaggio che ha una caratteristica unica, riesce a tradurre emozioni e sentimenti in parole. Daniela Rocco è un’autrice che conosce questo linguaggio e che, proprio attraverso la poesia, è riuscita a dare voce ai propri pensieri, a trasporre su carta certi dolori dell’anima che la vita spesso ci consegna. Dolori che se non trovano una via d’uscita possono rendere la vita difficile, complicata, possono offuscare quelle scintille di futuro che ciascuno di noi ricerca per vivere meglio.

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Daniela è una ragazza timida e riservata, distinta da una sorte di pudore personale che cela però una grande forza e determinazione e, quando piano piano lei si scioglie nella chiacchierata fatta insieme, la sua forza emerge con grande impatto. La vita di Daniela è quella di una ragazza che abita la provincia milanese, a Gessate, e che come tante si sposta a Milano e hinterland per le scuole superiori e l’università. La sua famiglia è composta dai genitori e da una sorella più grande. Il papà è affetto da una grave patologia da molti anni e i ricordi di Daniela sono, sin da piccola, legati al papà con la sedia a rotelle. Eppure, nonostante l’handicap, i ricordi di suo padre le illuminano il viso perché sono pensieri dolci che traspirano un grande affetto e un legame potente tra loro. Forse il papà aveva già compreso la vena artistica di Daniela, sin da prima che lei stessa se ne rendesse conto, e questa scoperta ha sicuramente rafforzato il loro legame. Purtroppo, però il papà viene a mancare e il mondo familiare di Daniela perde una colonna importante, non solo per lei ma anche per la mamma e la sorella. Elaborare un lutto è un momento della vita ed è una delle prove più difficili da superare. È dura. Daniela soffre per la mancanza del papà, del suo punto di riferimento e si chiude in sé stessa. È un periodo difficile. Si va avanti lo stesso, certo, è sempre così eppure in lei qualcosa stenta a camminare in avanti. La pittura che è uno dei modi che utilizza per esprimere emozioni le procura sollievo, ma non è sufficiente. Il dolore della perdita è davvero forte. Poi arriva, forse anche inaspettata, la fede. La speranza di un mondo altro, dove ritroveremo le persone amate e dove il pensiero del padre si addolcisce e bui si fa ricordo di miele. Con la fede si attutiscono i dolori e i pianti e arriva la calma. Allora è il momento per Daniela per cambiare linguaggio espressivo. Arriva la poesia. Il primo libro di Daniela si intitola “donna in rosa” e si intuisce già dai primi versi la serenità che domina le poesie contenute. Il libro è dedicato alle persone che sperano in un mondo migliore e, soprattutto, all’altra persona che nella vita di Daniela è un punto fisso, una colonna portante: la mamma. La prima poesia è per Rocky, il suo papà, poi ci sono poesie dedicate all’alba, all’eco, all’infinito. I temi della natura, fantastica e premurosa con le sue creature, sono un fil rouge che lega come una catena tutta l’opera di Daniela. Poi c’è anche un pensiero per Orlando, la persona del cuore di Daniela. E segue anche una poesia per Gino, un gatto grigio che ti guarda con un curioso e schivo sguardo blu. Diverse poesie sono accompagnate da disegni naif che, ancor di più, evidenziano un rapporto con l’arte a tutto tondo di Daniela. E per concludere se si potesse accostare una persona ad un fiore, Daniela sarebbe un girasole, fiori che lei ama. Una grande forza che la sostiene, con una grande apertura verso il sole e verso tutto ciò che è amore.

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Storia di IOLANDA – Aprile 2018

Anche sul BLOG di Confidenze :

L’usanza del corredo resiste ancora o è sorpassata?

Storia di Iolanda - Aprile 2018_Pagina_1 Storia di Iolanda - Aprile 2018_Pagina_2

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Caos

Mi piace la parola CAOS che quando è in buona diventa CASO e quando non sa come si sente diventa COSA.

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8 Marzo 2017 – La ribellione alla statistica

Saremo semplicemente persone quando ci libereremo dalle onnipresenti statistiche che continuano giorno dopo giorno a catalogarci, a dirci come siamo, come dobbiamo essere, cosa fare per essere giovani, belle, vivere bene, far vivere bene gli altri, crescere, essere consapevoli del nostro valore, dimagrire, truccarci, vestirci, far pesare la nostra opinione, fare sorellanza, non rompere troppo le palle ecc. ecc. ecc.

Che ciascuna DONNA sia quello che vuole, quando e come può. E se gli uomini ci concederanno gentilmente un paio di posti per poterlo fare, gliene saremo grati. In cambio non festeggeremo più l’8 marzo.

 

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Pillola di speranza

Che la pioggia di oggi possa portare via scorie e brutture e  lasciare un’aria pura che aiuti tutti noi a “sentire il respiro del mondo”.

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Preghiera in un sabato mattino nebbioso del 2017

Signore, DIO o chi per te, per favore, fa che Facebook assuma una torma di laureati in lettere con lode e li impieghi a correggere i post di coloro che in una frase composta da 5 parole riescono a fare 5 orrori ortografici.

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