Libro: Le nuove Eroidi di aa.vv.

CaptureQuanto può essere diversa la prospettiva dei fatti vista attraverso gli occhi di un donna?

La risposta a questa domanda è in questo libro.
Ovidio, circa 20 secoli fa, scrisse un’opera che conteneva delle epistole scritte in versi che ripercorrevano le grandi eroine delle tragedie greche. Le vicende mitiche sono archetipe e ancora oggi sono di grande impatto per comprendere le oscurità del’animo umano, di quello femminile in particolare.

Il libro ripropone in chiave moderna le storie delle Eroidi attraverso le voci di 8 autrici italiane nate negli anni Settanta e che rappresentano il meglio della scrittura italiana al femminile.

Consiglio la lettura di tutti i racconti, ma ho amato particolarmente queste:

  •  Antonella Lattanzi ci fa assistere al processo in cui è coinvolta Fedra,
  • Teresa Ciabatti fa rivivere una nuova Medea in Maremma,
  • Michela Murgia, infine, dà voce a Elena, perché “quando bellezza e guerra diventano sinonimi, non c’è più differenza tra ammirare e prendere di mira”.

 

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Libro: Difetti di famiglia di Jole Zanetti

Il freddo trasmesso da queste pagine penetra nella pelle.

Ho letto il libro in un solo giorno, complice la serrata emergenziale che ci tiene in casa ma anche la scrittura feroce e precisa della Zanetti.
Ho letto diverse recensioni e tutte mi hanno colpito perchè accentuano la parte incentrata sulla vita di una donna che si trova invischiata in un matrimonio ostile che non le permette nessuna espressione personale.
Eppure per me il libro è molto di più di una crisi personale. Il libro tratteggia come delle azioni si riverberano sulla vita di tante persone e certi egoismi hanno eco pazzesco, in particolare sulle persone più deboli.
La famiglia, anzi le famiglie, perchè sono più d’una le storie che si intrecciano, sono tutte disfunzionali, tutte attraversate da dolori, incomprensioni e miserie. C’è tanto e tutto molto crudo, diretto, cesellato.

Bellissimo, doloroso e vendicativo, da leggere.

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Terra madre

Sono figlia di due madri. Entrambi Terre.

Una è nelle viscere e nel cuore, Campania Felix.

L’altra è nella testa e nel cuore, Lombardia.

Amo le mie Terre e vederle violate ogni giorno dilania.

Ricchezza e povertà hanno una sola necessità,

riprendere a lavorare.

Nel cuore e nelle viscere so

il pilastro è la salute e la solidarietà.

Mettere insieme testa e cuore è compito arduo,

eppure le mie Madri Terre ci riusciranno.

 

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Libro: CASALINGHITUDINE di Clara Sereni

OGNI GIORNO UN LIBRO DA LEGGERE.

Scoprii CASALINGHITUDINE per caso in uno scaffale della biblioteca. Polveroso e nascosto, mi incuriosì e lo portai a casa. E si aprì un mondo …

Non c’è un libro più adatto di questo di Clara Sereni per i nostri giorni di forzata chiusura in casa. Quando nel 1987 venne pubblicato, Casalinghitudine fu uno dei primi libri che riportava delle ricette di cucina e, insieme alle dosi e al quanto basta, ci parlava della serenità che derivava dal dedicarsi alla cucina e alla casa in generale.

Un libro intimista, fuoritempo per il 1987, quando elogiare lo stare in casa da parte di una casalinga, con la solitudine e anche le beatitiduini che ciò comporta, era quasi un’eresia.

Oggi invece sia le donne che gli uomini troveranno una rinnovata comprensione dalla lettura di questo libro, un libro che fornisce e ci mostra una chiave per accettare e anche amare il forzato stare a casa.

Il nuovo sentimento coniato dall’autrice, la casalinghitudine per l’appunto, ci accompagna e ci mette in contatto con un antico nostro modo di essere che, quando ci capita di vivere, per scelta o per imposizione, ci mostra cos’è veramente l’essenziale e l’essenza della nostra vita. Nient’altro che la cura di chi ci sta vicino e del nido nel quale viviamo.
Aggiungo che se ciascuno di noi ha cura del proprio nido, impara anche a rispettare i nidi degli altri, qualsiasi essi siano, e comprende l’importanza di tutelare anche tutta la comunità nella quale vive perchè solo così il suo, come quello degli altri, potrà vivere al meglio.

Casalinghitudine

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Poesie: Restistere alla paura

Che strumenti abbiamo per resistere alla paura …

Iddio, per chi crede, o la Natura, per gli altri,

concede ai bambini l’innocenza e agli adulti l’amore.

Innamoriamoci dunque … della casa, dei figli, del marito, della moglie, del compagno, della compagna, dei libri, dell’amante, della pittura, della scultura, del gatto, del cane, del canarino, della tartaruga, della cucina, dei piatti caserecci, delle melenzane pure …innamoriamoci della VITA.

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LIBRO: I treni della felicità, storie di bambini in viaggio tra due Italie di Giovanni Rinaldi

Quest’anno mi ero prefissa di parlare esclusivamente di libri di autrici femminili e, mantenendo questa linea, ho parlato a gennaio scorso del libro di Viola Ardone – Il treno dei bambini. Però dopo qualche giorno ho scoperto che il libro della Ardone si ispirava ad un altro testo E’ pur vero che nelle premesse era segnalato chiaramente, ma sul momento non avevo dato importanza alla cosa; poi ho approfondito e ho scoperto “I treni della felicità, storie di bambini in viaggio tra due Italie” dello storico Giovanni Rinaldi e mi si è aperto un mondo.
Quindi mi trovo a derogare me stessa, ma per completezza del post precedente è necessario parlare del libro di Rinaldi.

I treni della felicità, storie di bambini in viaggio tra due Italie di Giovanni Rinaldi parla di una storia accaduta tanti anni fa eppure così vicina a ben pensarci.

Alcune donne dell’UDI, l’Unione Donne Italiane, organizzarono nel primissimo dopoguerra, dal 1946 al 1950 circa, lo spostamento di tantissimi bambini che erano in condizioni miserimme, sopratutto dal Sud d’Italia, verso alcune località dell’Emilia e delle Marche, in particolare. I bambini furono accolti da famiglie che poterono curarli e sostenerli per qualche mese. Questo fu l’inizio di un vero esodo che portò circa 70.000 bambini dalle città più colpite dai bombardimenti e dalla povertà a spostarsi verso nord.

Perchè leggere il libro oggi?

Nei fatti il libro parla di fatti accaduti più di 70 anni fa eppure è qualcosa di più di un libro storico. Direi che è proprio DA LEGGERE IN QUESTO PERIODO di EMERGENZA perchè carica le persone di grande speranza per il futuro. Nel momento più buio della storia italiana recente, il primissimo dopoguerra, quando le città e le campagne erano devastate dai bombardamenti, dalla povertà, dalla fame, dall’odio sociale, alcune DONNE (scritto in maiuscolo apposta) pensarono ad una soluzione per aiutare gli altri, in particolare bambini. E non immaginate che le famiglie che accolsero i bambini fossero benestanti. Niente affatto. Si trattava di famiglie contadine e operaie che aiutavano altre persone, semplicemente perchè era giusto farlo. 
Il Partito Comunista fu il grande collettore di quei valori di giustizia sociale e libertà che animarono quel periodo d’Italia e, purchè se ne dica, resta con tutti i suoi difetti l’UNICO partito che ha dato voce agli umili, agli operai, alle donne, a chi voce non l’aveva mai avuta.
Le donne, gli uomini, le famiglie intere che accolsero “altre bocche da sfamare” lo fecero perchè credevano in un ideale che era quello della “cominità aperta che condivide tutto, dove ciascuno possa essere e dare il meglio  per il bene comune“. E’ un’utopia, mi rendo conto, eppure leggendo il libro di Giovanni si comprende che tutto ciò, senza grande rumore, è già avvenuto.
Amerete i bambini, poi adulti, che passano attraverso le testimonianze raccolte da Rinaldi. Sono di grande ispirazione per questo momento difficile. Ce l’hanno fatta con l’aiuto degli altri e, in questo modo, ce la faremo anche noi oggi. Solo insieme, con l’aiuto di tutti si superano le emergenze e si creano catene d’amore che non spezzeranno più.

Infine, un grande ringraziamento al Prof. Rinaldi per la sua grande e silenziosa opera nel far emergere la grande lezione che le DONNE del Dopoguerra seppero darci. Ne abbiamo ancora un grande bisogno.
E chiudo ricordando il Teorema del Sociologo Quarantelli citato qui nella rubrica La Prima Cosa Bella di Gabriele Romagnoli:

Gli eventi catastrofici tirano fuori dall’umanità il meglio. Non è vero che si reagisca istericamente. La solidarietà prevale sul conflitto. La società diventa più democratica. Svaniscono, almeno temporaneamente, le diseguaglianze e le distinzioni di classe.

Buona Lettura a tutti. Qui per chi vuole trovate il libro

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Libro: Non superare le dosi consigliate di Costanza Rizzacasa D’Orsogna

costiQuesto è un libro cattivo. E si sa i libri come le ragazze, se sono cattivi, vanno dappertutto!

Non superare le dose consigliate è duro da leggere perchè da la nausea ma va letto proprio per questo.
Attraverso la storia di Matilde e della sua famigliia disordinata, ci si inoltra nei corridoi del “binge eating disorder” che altro non è che la sindrome del mangiare compulsivo, quello per capirci che negli USA identifica i grandissimi obesi.
Matilde attraversa l’adolescenza e l’età adulta tra magrezza estrema e grassezza, sempre in bilico. Il dolore che si porta dentro le scava l’anima e l’unico modo per placarlo è mangiare. Il pane, soprattutto; morbido, buono, che riempie.

Lo specchio dove si guarda è l’immagine di una madre magrissima e bellissima che la sa amare in un modo tutto suo, comunque poco. Il padre è presente e assente allo stesso tempo e il fratello, anche lui con disturbi legati al cibo, è l’unico sul quale lei può contare davvero.
Un famiglia disfunzionale, strana, lontana, ma forse molto più simile di quanto si voglia  a tante famiglie cosidette normali, anche perchè la normalità è una linea sfuggente e spesso solo apparente.

Questo è il primo libro che ho letto che parla del “buco nero” che è quella spinta che porta ad ingurgitare cibo in quantità che però non sazia mai. Forse perchè quello che da riempire non è lo stomaco. Nel frattempo il corpo aumenta e diventa una corazza. Per i grassi tutto è difficile, da sedersi a comprare degli abiti. Tutto è complicato, più di tutto dover sorridere alle continue battute, rimbrotti, esortazioni che ti danno gli altri. Perchè ai grassi si danno continuamente consigli non richiesti su come dimagrire, su come essere altro da quello che sono.
La storia di Matilde, dei suoi dolori, del suo cammino per diventare adulta, della sua famiglia che non amerete ma che vi piacerà perchè reale, delle sue dipendenze da farmaci, da cibo, da uomini disfunzionali alla fine vi terrà attaccati alle pagine e l’autrice stessa vi dirà perchè. La sensazione leggendo è quella di spiare dal buco della serratura, cioè voi di qua e dall’altra parte una persona nuda, poi vi accorgerete che la porta si è aperta e di qua e di là non esiste più. Quella storia è un po’ la storia di tutti noi, perchè nella vita, nessuno escluso, tutti hanno bisogno di essere amati semplicemente per quello che sono.

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Libro: I leoni di Sicilia di Stefania Auci

Un romanzo sugli inizi di una delle famiglie siciliane più influenti e ricche dell’Ottocento e per buona parte del Novecento: i Florio.

Non c’è libreria che non abbia questo libro in vetrina, ormai da mesi. La copertina che copre e continua anche sul retro è estramente affascinante, suggestiva e preannuncia quello che si troverà tra le pagine.
La storia parte da un paesino della Calabria e approda a Palermo all’inizio del 1800. I Florio sono due fratelli ambiziosi e complementari che, senza nessun aiuto, riescono ad imporsi nella società mercantile della città, capitale della Sicilia.
L’Ottocento è secolo pieno di contraddizioni e continue rivolte politiche e ciò si riverbera sulla vita dei due fratelli e della famiglia e li accompagna fino all’inizio del Novecento, quando la terza generazione dei Florio ha ormai le redni economiche di un vero impero commerciale. Qui il romanzo si ferma e il declino del Novecento dei Florio me lo son dovuta andare a cercare scoprendo che su di loro c’è un’ampia bibliografia che merita di essere appronfondita.

Il libro è piacevole, scorrevole e si fa leggere. La scrittura, per i miei gusti, è in alcune descrizioni ampollosa. Talvolta ripetitiva. In alcuni passaggi, specie quelli che descrivono i caratteri dei personaggi e le loro scelte, poco approfondita. Ma nel complesso è un buon romanzo che fa passare del tempo in relax che non è cosa da poco per un libro.
Penso che se Stefania Auci avesse approfondito meglio alcuni caratteri e intersecato la situazione storica-politica con la vita dei personaggi e della società Florio, il libro avrebbe potuto allungare la lista dei meravigliosi romanzi siciliani che hanno descritto il passaggio tra epoche diverse, tra tutti Il Gattopardo.
Purtroppo invece l’autrice ha dato risalto molto alle descrizioni del paesaggio e delle ambientazioni e alla fine la lettura risulta faticosa e lascia un po’ d’amaro per quello che il libro avrebbe potuto essere ed invece non è. Un senso di incompiuto che mi è dispiaciuto.
Ciò nonostante vale la pena leggerlo.

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8 marzo 2020 in quarantena ad un 1,87 cm dagli altri

8 marzo 2020 – Festa della donna in quarantena

Penso che neanche nella più pessimistiche previsioni, mi sarei avvicinata ad una mattinata di questo tipo.

LOCATION: LOMBARDIA  zona rossa o un colore del genere, non si capisce bene, in quarantena fino al 03 aprile 2020.

La Festa delle Donne assume così un significato completamente diverso.

Mi sono chiesta: è utile festeggiare?  che senso ha stamattina la mimosa e tutto il resto?

Poi stanotte ho riflettuto, ah la notte e i suoi silenzi – benedetto sia chi l’ha inventata.

Forse questa giornata è ancora più significativa, mi sono detta. Perché porta con sé, alla luce di tutto ciò che sta accadendo con l’emergenza coronavirus, una verità importante.

SOLO UNITI SI VA AVANTI, da soli non c’è futuro per nessuno. Si soccombe tutti.

E questo vale ancora di più in questa giornata.  Noi donne dobbiamo rimanere unite ma soprattutto dobbiamo trovare un modo, nolente o volente, per restare unite con i nostri uomini.  La guerra NOICONTROLORO non ha funzionato o se lo ha fatto è durato poco.

Per avere un mondo e un futuro migliore, le donne e gli uomini devono essere uniti e andare avanti.

Ognuno perderà qualcosa sia chiaro e ci perdono nel breve più gli uomini perché hanno più privilegi acquisiti e ritenuti culturalmente e socialmente validi, ma  come dimostra bene la crisi che stiamo vivendo è l’unità e il rispetto degli altri che ci dà futuro.

Ho letto da qualche parte che esiste una sorta di “visione delle Seconda Torre”,  riferendosi al fatto che si sente sollievo nel vedere che a poca distanza da noi è accaduto qualcosa di terribile e noi ce la siamo cavata.  Fino a che… beh come finisce nel giro di due ore la Seconda Torre lo sappiamo tutti.

Ecco signori uomini detto questo non aggiungo molto altro se non una piccola raccomandazione:  NESSUNO DI NOI È NELLA SECONDA TORRE se non momentaneamente.

Se voi vi avvicinate un po’ più alla Prima Torre, quella che porta più peso addosso da sempre  e ci aiutate a sollevarne un po’, possiamo andare avanti insieme.

Dalla Lombardia Zona Rossa o quasi è tutto.

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Alla luce del sole – La storia di Sabrina e Giusy – Febbraio 2020

La storia di Sabrina e Giusy è una grande storia d’amore.

Sul blog di CONFIDENZE è stata la più votata sul web, leggetela QUI

È stata attrazione a prima vista tra Giusy e me. Per anni, però, ci siamo nascoste per paura del giudizio altrui. Ma quello scudo che doveva difenderci si è trasformato in una gabbia, così ci siamo decise a uscire allo scoperto.

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L’amore è tutto, ed è tutto ciò che noi sappiamo dell’amore”. Non c’è altro da aggiungere ai versi meravigliosi ed eterni della poetessa Emily Dickinson sul significato dell’amore. Quasi 20 anni fa il mio sguardo ha incrociato quello di Giusy in un corridoio dell’albergo dove lavoravamo ed è stato amore. Entrambe non sapevamo, non potevamo sapere, che l’amore ci aveva già scelte, quello scambio di sguardi nei quali ci siamo rispecchiate l’una nell’altra era già tutto. Io avevo 22 anni, Giusy 25 e la nostra storia è iniziata così. Un colpo di fulmine. All’inizio eravamo solo noi, bastavamo a noi stesse. Avevamo tante cose da dirci, sentivamo il bisogno di conoscerci, la passione ci aveva travolte. Sapevamo che non sarebbe stato semplice, io e Giusy siamo due donne e il nostro sentimento poteva creare problemi e disagio a chi ci stava vicino. In una grande città si può essere meno al centro dell’attenzione, ma una storia come la nostra in un piccolo centro come Camaiore poteva far partire quella ridda di voci che può stringerti fino quasi a strangolarti. Per evitare problemi allora, abbiamo deciso di non parlarne con nessuno. Eravamo una coppia e questo ci bastava. Per tutti gli altri invece eravamo due amiche, inseparabili certo, ma pur sempre solo amiche. Poi il tempo ha iniziato a correre e gli anni sono fuggiti, il nostro amore invece è rimasto ed è diventato più grande ogni giorno. Il problema è che lo sapevamo solo noi e quello che era nato come uno scudo per difenderci dagli altri e per difendere anche noi stesse, piano piano si è trasformato in una gabbia. Doversi nascondere, non poter dire apertamente che si ama quella persona, anche semplicemente non poter prendere la mano dell’altra in pubblico era diventato un fardello che ci stava schiacciando. Stava diventando anche mortificante schivare domande imbarazzanti, talvolta anche ingenue: quando avremmo trovato l’uomo giusto decidendo di metter su famiglia, invece di bighellonare in giro sempre e solo tra amiche. L’imperativo era nascondere in ogni modo, tutelare le nostre famiglie, soprattutto la mia, che non avrebbe accettato, far sì che nessuno si accorgesse di noi. Ma può l’amore vivere avvolto in un mondo di menzogna? Forse no, probabilmente col tempo anche quello più potente se non trova la luce del sole sfiorisce e così stava succedendo a noi. Il nostro amore si stava spegnendo.

Poi due anni fa Giusy ha perso Rex, il suo amico a quattro zampe con il quale divideva la vita da 22 anni. Era vecchio e prima o poi sarebbe accaduto, ma Rex per lei era parte della famiglia ed elaborare il lutto è stato difficile. Proprio lei che aveva sempre avuto forza e coraggio anche per me, che da una vita mi chiedeva di fare quel benedetto passo avanti per dire a tutti che ci amavamo, lei, la Giusy combattiva e forte, sembrava essersi spenta. In quel momento ho capito che qualcosa doveva cambiare e che, se non l’avessi fatto, avrei rischiato di perdere il nostro amore, di perdere tutto. So che le lettrici e i lettori comprenderanno queste mie parole: chi di voi se vedesse soffrire la persona che ama non farebbe il possibile e anche l’impossibile per vederla di nuovo sorridere? Così ho preso il coraggio a quattro mani e insieme a Giusy abbiamo deciso di rendere pubblica la nostra relazione. Chi avrebbe capito, ci avrebbe seguito. Gli altri se ne sarebbero fatta una ragione. I pregiudizi si possono superare e ci siamo dette che la mia famiglia, dopo un primo momento di sbigottimento, ci avrebbe capite. La famiglia di Giusy lo aveva già fatto fin dagli inizi della nostra storia. Trovare il coraggio di parlare e dichiarare a tutto il mondo che si ha una relazione lesbica è stato come liberarsi di un fardello che avevamo portato sulle spalle per 15 anni. Anche Giusy ha iniziato a stare meglio. Potevamo finalmente vivere insieme senza doverci più nascondere, potevamo finalmente dire di essere una famiglia. Il nostro coming out però non è stato ben accetto, in particolare dalla mia famiglia. Purtroppo, hanno una visione ristretta dell’amore e non sono ancora riusciti a superare i pregiudizi che avvolgono le relazioni omosessuali. Forse provano vergogna, forse capiranno in futuro, non so, però io vado avanti. Se volevano la mia felicità, avrebbero accettato anche il mio matrimonio. Sì, perché adesso che potevamo vivere alla luce del sole, volevamo che la nostra coppia fosse riconosciuta da tutti come unica e indissolubile. Non si può vivere nascosti tutta la vita, e col tempo nascondersi e mentire consuma l’anima. Il nostro amore meritava molto più del buio di quattro pareti, l’unico luogo dove ci sentivamo libere di amarci. Per il nostro matrimonio, gli amici ci hanno aiutato nei preparativi ed è stato bellissimo sancire pubblicamente le nostre promesse. Ci siamo sposate il 31 agosto scorso e abbiamo scelto di seguire l’antico rito della rosa. Giusy è arrivata alla location che abbiamo scelto sul lago Puccini cavalcando Bucefalo, un bellissimo cavallo dal folto pelo scuro; quando l’ho vista, ho avuto la certezza di vivere una favola, la nostra. Poi davanti a tutti i presenti, compresa la famiglia di Giusy che era lì con noi, abbiamo pronunciato le nostre intenzioni e ci siamo impegnate a mantenere le promesse dichiarate. Ogni anno, nello stesso giorno, le rinnoveremo l’una verso l’altra. È stata una cerimonia commovente e rimarrà il giorno più bello della nostra vita. Per far sì che lo fosse ancora di più, ho deciso di fare una follia e, superando quella barriera che mi aveva bloccata per anni, ho progettato  un regalo speciale per Giusy. Lei, tra noi due, è quella che ha sempre avuto più problemi a confrontarsi con i giudizi altrui, e volevo fosse chiaro che la mia scelta era voluta, era mia, non imposta. Ho acquistato un’intera pagina del Tirreno, uno dei quotidiani più diffusi in Toscana, e ho annunciato pubblicamente che finalmente era il nostro momento, quel giorno ci saremmo sposate. Ho scelto di riaffermare ad alta voce un messaggio che volevo condividere con tutti. Coraggio deriva dal latino cor, cuore. Avere il coraggio di raccontare la storia di chi sì è veramente, a cuore aperto, è l’unico modo per raggiungere la felicità. E infine, dico a tutti, anche a quelli che da quando la nostra storia è pubblica e non hanno ancora smesso di additarci e di scrivere sui nostri social insulti irripetibili senza neanche conoscerci, ecco, a tutti, comprese queste persone, dico che la famiglia non è sempre una questione di sangue, a volte la famiglia sono le persone che ti vogliono nella loro vita semplicemente per quello che sei. La famiglia sono le persone che fanno di tutto per farti sorridere e che ti amano senza condizioni. Ecco, oggi io e Giusy siamo questo, siamo una famiglia.

 

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