Libro: MAMMA PER CENA di SHALOM AUSLANDER

Siamo sopravvissuti a qualunque cosa, tranne alla libertà! (…) Guerra, odio, violenza, oppressione: tutte queste cose messe insieme non ci hanno mai fatto ciò che ci fanno Coca-Cola, Disney e Burger King.

Se amate i libri cattivi, ironici, dissacranti, sarcastici e via dicendo allora questo è il libro che fa per voi.

L’ho amato fin dalla prime righe. La scrittura di Shalom Auslander è un concentrato di intelligenza perfida e ribelle che sa andare oltre qualsiasi schema, anche quelli più tradizionalisti. E cosa c’è di più tradizionale, di più viscerale della propria madre?

Ed è qui che l’autore colpisce. In una New York attuale vivono, tra milioni di altre persone confluite nella metropoli da tutto il mondo, anche gli ultimi rappresentanti di Can Am (cannibali americani) che cercano di mantenere intatte le proprie tradizioni esercitando l’estremo atto rituale di mangiare non appena morti i simili della propria famiglia. Settimo, voce narrante, è appunto Settimo figlio e deve obbedire a sua madre che nell’estremo saluto ha chiesto a lui e a tutti i suoi figli (13 ) di essere mangiata.

Settimo che per tutta la vita ha cercato di allontanarsi dall’influenza materna e dalle tradizioni della famiglia che lo hanno strangolato, insieme ai suoi fratelli e a sua sorella, impegnati in altre vite altrettanto faticose e fuggitive, devono scegliere se seguire le tradizioni o provare a spezzarle .

La lettura di questo libro è un viaggio che vale la pena per capire quanto siamo strangolati e cannibali a nostra volta, quanto siamo disposti a perdere di noi stessi pur di essere conformi e quanto costi l’essere semplicemente altro rispetto alle nostre radici.

Buona lettura

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Il brodo

Quando ho sentito queste due notizie:

  • un’imprenditrice (non scrivo apposta il nome) che dichiara che assume solo donne anta così non hanno problemi di figli e lavorano h24  (per la cronaca io ho avuta la seconda figlia che ero già anta)
  • al raduno degli alpini ci sono state molestie verbali e pratiche (mani su fondoschiena ecc. )

la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: beh … che novità!

Sull’imprenditrice poco da aggiungere, ho pensato. Lei lo dice, gli altri lo fanno. Scandalizzarsi come se fossimo nel mondo perfetto che concede alle donne che lavorano le stesse opportunità che offre agli uomini che lavorano mi è sembrato troppo. La polemica che ne è seguita sui social e sui giornali dava, per la maggior parte, colpa alla supposta imprenditrice e basta. Eliminata lei, sembra capire, il mondo del lavoro torna ad essere il paradiso in terra per le donne.

Sugli Alpini, sulla goliardia, sul linguaggio volgare e sessista, sulle manate sul culo o gli apprezzamenti non richiesti, sui gruppi di maschi che da bravi padri di famiglia si trasformano in ubriachi maniaci è stato detto molto. Alcuni interventi, in realtà sempre delle stesse donne battagliere e indomite ( per fortuna nostra esistono ) hanno alzato il velo, ma nella grande maggior parte il tutto è stato digerito e inghiottito senza particolare sforzo. Le altre solite donne del PD si sono azzuffate ( da sole ovviamente perchè gli uomini di qualsiasi parte politica siano per questioni di tette non si scontrano ) ma alla fine pure una parte di esse si sono trovate a definire il tutto “un’esagerazione”. Sono seguite delle dimissioni ma l’idea è rimasta.

E tornando al mio primo pensiero, adesso che ho avuto tempo e modo di rifletterci MI SONO INCAZZATA.

Il problema è che mi sono arrabbiata dopo. E’ questo è la cosa peggiore di tutte. Peggio dell’imprenditrice sessista e probabilmente in cerca di visibilità. Peggio di una branco di omunicoli mezzi ubriachi, mezzi esaltati che pensano che dire ad una donna che ha un bel culo e propinargli le posizioni tecniche dei loro amplessi sia galanteria.

I fatto è che uomini e donne, certo anche gli uomini perché tanto da sole non raggiungeremo nessun traguardo degno di questo nome, ci saremmo dovuti incazzare subito e metterci a urlare tutti insieme perché nel 2022 considerare la metà della popolazione “solo carne da consumare” o peggio ancora “cittadini di serie B, forse anche C o D in taluni casi, è semplicemente ABERRANTE.

Ma così non è stato!

I due fatti citati sono lo specchio di quello che siamo come società. Il brodo caldo dei miei pensieri affoga quello che semplicemente in una società moderna e democratica  dovrebbe essere normale. Ma così non è. E io con le mie arrabbiature fuori tempo ne sono parte integrante di questo paese che giudica normale appellare le donne per strada e farle lavorare quando  gli pare, se gli pare e questo mi fa incazzare ancora di più.

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Libro: Il vento conservatore di Giorgia Serughetti

Se il momento storico vissuto nel gennaio 2020 a Capitol Hill fosse riducibile ad una sola foto,

la didascaliaCapture più adatta che potrebbe accompagnarla sarebbe il titolo del libro: Il populismo di destra che attacca la democrazia.

 

Ho avuto l’onore e il piacere di poter discorrere con la Professoressa Giorgia Serughetti per il progetto NON SOLO PAROLE, l’Antimafia nelle nostre mani il 23 Febbraio 22, a questo link potete vedere:

INCONTRO ONLINE 

Il saggio IL VENTO CONSERVATORE è un libro da leggere per comprendere il periodo storico nel quale viviamo e, come tutti i buoni libri, fa nascere più domande di quante risposte offra.

Ecco quelle che io ho posto alla Prof.

  1. Cos’è il populismo?
  2. I governanti populisti suggeriscono frasi stigmatizzate, dirette che danno una visione semplice di problemi complessi, sempre attraverso gli occhi di un “nemico da trovare” che sia altro da noi. Come se semplificando togliessero la paura del futuro che ci attanaglia , anzi mi capita di avere la sensazione che anche emergenze presunte siano imbastite proprio per mantenere viva questa sorta ci “controllo” e di supervisione. Messaggio “tranquillo che ci sono io , qualsiasi cosa accada”. La comunicazione social dei leader di destra di questi gironi è paradigmatica. Quanto è pericoloso il Populismo di destra?
  3. C’è nel libro una frase che ho sottolineato “L’ossessione della politica del XXI secolo si chiama “identità”. Ce ne parla?
  4. I Leader populisti citati nel libro sono  Donald Trump, Viktor Orban, Jaroslaw Kaczynski, Jair Bolsonaro, Recep Tayyip Erdogan, Marine Le Pen e in Italia due leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ne parliamo?
  5. Putin? E’ sovranista? La sua politica della Russia che si riappropria dei territori che sono considerati nella sua sfera “culturale” seppur in altri stati sovrani, si può definire populista?
  6. Inclusione democratica dicotomia esclusione di parti della società. Come se i populisti adottassero un “noi” parziale che non comprendi tutti ma solo parti della società nella quale si riconoscono. Dal libro leggo “i populisti non elaborano però letture di classe. Né offrono ricette distributive contro la crescita delle diseguaglianze “. Quindi Inclusione democratica lascia il posto ad una chiusura antiliberale seppur non antiliberista. Ci spiega questo concetto?
  7. Perché la politica di Destra ha successo in questo momento ? La paura domina i nostri orientamenti politici?
  8. Cosa abbiamo imparato dalla “lezione della pandemia”?

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BUONA LETTURA con l’augurio di ricevere risposte e soprattutto di porvi tante domande.

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Libro: Corpi Minori di Jonathan Bazzi

… ma il fatto di voler bene a qualcuno dice davvero qualcosa sulla capacità di proteggerlo?

 

Quando ti innamori ti si centuplicano le forze e insieme rischi il collasso, hai dei giri armonici bellissimi installati nella camera timpanica: bellissimi e poi, a tratti, angoscianti(…)

 

L’integrità non ci è indispensabile, restiamo vivi anche a brandelli (…)

3 NOTTI. Questo il tempo nel quale ho divorato l’ultimo libro di Jonathan Bazzi. Corpi minori è stato per me una sorta di catarsi.

E’ stato chiaro sin dalle prime righe che sarebbe stato urticante, che avrei dovuto mettermi a nudo per leggerlo (non ci si spoglia solo quando si scrive) e che non mi sarebbe piaciuto tutto quello che mi avrebbe tirato fuori dal cassetto delle “cianfrusaglie da nascondere” che ho nel retrocanio e che faccio finta non esista per tutto il tempo dell’esistenza diurna.  Poi, però, c’è l’altra, quel pezzo di vita notturna nella quale i vincoli sociali si allentano, si resta di fronte a sè e per un po’ ci si può dire anche la verità, che tanto nessuno ascolta e pertanto nessuno giudica, e che tanto avere paura non serve, diventa un vezzo perché nell’ombra è chiaro che tutto è terrorizzante.

Notte 1La più lunga. Il protagonista vive nella periferia geografica di Milano, ma è ai margini anche di tutto il resto. E’ l’antitesi del bullo, sa che vuole andar via e sa che vuole stare al centro, il resto gli è oscuro. Qualsiasi cosa va bene per provare a stare altrove da dov’è nato. La bellezza dell’asino, indulgenza plenaria con la quale si perdonano i peccati di gioventù, a lui non si applica. Lui divora quello che trova lungo la strada con spavalda strafottenza e, nel turbinio di mille progetti che rincorre, lascia andare tutto per disaffezione. E’ feroce questa notte perché costruirsi al di fuori di quello che tutti gli altri ti hanno già confezionato addosso è tra le distanze più difficili da percorrere. I dieci chilometri scarsi che dividono Milano Centro da Rozzano sono infiniti.

Notte 2 – La più bella. E poi per tutti arriva un momento nel quale ci si può abbandonare ai sogni. Fosse solo per pochi momenti. Il protagonista trova negli occhi di un altro ragazzo inaspettatamente la luce che nemmeno sapeva di stare cercando. Lo coglie lo stupore e la vita sembra avere un senso. Due contro uno funziona meglio. Se il centro resta ancora un’utopia, l’idea di sfiorarlo di tanto in tanto inizia a presentarsi. L’amore salva anche da se stessi?. Non c’è notte che non finisca e quelle d’amore vanno velocissime. Con l’arrivo del giorno bisogna di nuovo tornare coi piedi per terra.

Notte 3 – La più dolorosa. Come si fa ad amare per sempre? Quanta distanza è necessaria percorrere per trovare la giusta distanza dall’altro? Quella distanza che ti permetta di sentirne il calore senza restarne però bruciato? Il centro dell’amore esiste? Quanti margini ci portiamo con noi anche se siamo arrivati esattamente dove neanche avevamo osato immaginare? La paura che suggestiona ogni azione, la scaramanzia dei gesti. Il non sentire più amore è la più diabolica forma di protezione che agiamo per difenderci dalla nostra stessa vita.

Quanto il libro possa essere ispirazione o diario di vita vissuta, sinceramente a me importa poco. In questo libro ogni piano ha un suo opposto e mi sono ritrovata nei momenti di passaggio, quelli meno illuminati, quelli più occultati. Un libro che riesce a far luce sull’anima non sempre bella degli essere umani, senza concessioni, senza fronzoli, senza pudore.

Corpi Minori

 

 

 

 

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Papa Francesco in diretta su Rai3 da Fabio Fazio

Una parola a favore che includesse le DONNE non è stata detta da Papa Francesco.

NON UNA SOLA PAROLA

Ero davanti alla TV con grande trepidazione, avevo voglia di sentire Papa Francesco, avevo voglia di ascoltare parole di speranza dal capo della Cristianità che è il Pontefice della Chiesa cattolica ma è anche il rappresentante del sistema culturale nel quale viviamo.

Ecco quando ha detto la parola donna, l’ha fatto per dire che “i capi guardano le donne dall’alto in basso per far pesare il loro potere” … vabbè la volontà femminile non pervenuta ma ho pensato che fosse, speravo potesse essere, solo un problema di esprimersi in una lingua diversa dalla propria.

Ho atteso ancora. Invano.

Parole per le donne non ne sono arrivate, se non come componenti ancellari della vita degli uomini.

Sono i padri di famiglia disperati perché non si è arriva a fine mese ( e qua ho pensato che fosse folle perché nessuna statistica sostiene una cosa del genere, le famiglie più povere si reggono sulla microeconomia femminile).

I figli si rivolgono ai padri per rivolgere le proprie domande sulla vita, i perché ( e qua mi sono incazzata profondamente perché l’educazione dei figli nei casi buoni e progressisti, che sono pochi, è demandata e gestita da entrambi i genitori o da chi c’è a prendersi cura dei bambini e dei figli. Non esistono altri genitori dai padri. Non esistono le madri. Non esistono altri tipo di amore e di genitori verso i figli.

E per chi ha voglia di ascoltare l’intervento, sono certa che si troveranno altri spunti di riflessione sui quali si può discutere e approfondire. Ma una cosa  certa.

Papa Francesco NON HA SPESO UNA PAROLA A FAVORE DELLE DONNE. NON UNA PAROLA.

E questo è molto triste, retrogrado, e profondamente ingiusto. Anche per la rivoluzionaria chiesa, così come la definiscono oggi quelli che la sostengono.

Non c’è rivoluzione che tenga fintanto che metà della popolazione non viene considerata degna di essere considerata.

Hai voglia di fare discorsi, interventi, scrivere libri ecc.ecc.ecc. fintanto che non ci liberiamo di questa mentalità che non tiene conto delle donne , saremo sempre al palo.

 

 

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Libri: Che fine ha fatto quel clandestino? (Vol. 2) di Eltjon Bida

Aprile 1997

Allungai il braccio e spensi la sveglia. Erano le sei e trenta. (…) Spostai le coperte da un lato e con uno scatto mi sedetti sul bordo del materasso. (…) Il vagone era buio. Con i piedi trovai le scarpe da ginnastica e le infilai. Ero già pronto per uscire. Per non avere freddo, sia io sia i miei connazionali ci coricavamo con gli stessi vestiti con cui andavamo in giro durante il giorno.

La storia di Eltjon Bida è quella di tanti albanesi che alla fine degli anni ’90 lasciarono il loro paese per arrivare in Italia. Solcando quel braccio di mare che separa le coste dei due paesi a bordo di motoscafi, Elty approda dopo varie peripezie in Abruzzo e la storia dei suoi primi anni è nel suo primo libro C’era una volta un clandestino che per chi non l’avesse già fatto consiglio di leggere.
La storia continua con Che fine ha fatto quel clandestino? – Edizioni PUBME- pubblicato a Settembre 2021.

Lo stesso candore che ho trovato nel primo libro accompagna anche il seguito delle avventure di Eltjon. La voce dell’autore è limpida ed è possibile calarsi nei pensieri di un ragazzo che aveva ed ha il solo scopo nella vita di fare bene. Talvolta, mentre leggevo, mi sono stupita davanti alla trasparenza che governa il libro. Quel tipo di racconto, senza substrati psicologici a più piani che ormai governa tanta narrativa di oggi, arriva dritta al punto ed è molto efficace nel riportare la storia e l’atteggiamento della stragrande maggioranza degli immigrati di quegli anni. Tanto è vero che a distanza di solo vent’anni, gli albanesi sono ormai parte integrante del tessuto lavorativo e sociale di tante città italiane.
Eppure mentre leggevo pensavo che, proprio questa storia, quella dell’immigrazione albanese verso l’Italia, ha avuto fino ad oggi pochissima rappresentazione. A parte, ovviamente, i continui allarmi sociali cavalcati da certa politica e per i quali un’attenta lettura delle statistiche avrebbe ridimensionato la paura che ci avevano inculcato i vari tg e trasmissioni a tutte le ore, della vita, dei sacrifici, dell’impegno degli immigrati albanesi non si è scritto quasi nulla.
Allora in questo contesto, i libri di Eltjon e la sua caparbietà nel voler a tutti i costi restare in Italia e lavorare sono uno spaccato di quegli anni sui quali finalmente viene fatta luce ed, anche, se possibile resa giustizia.
Non ci sono solo gli albanesi freschi di immigrazione che dormivano nei vagoni abbandonati delle stazioni milanesi, ci siamo anche tutti noi nel libro di Bida. Ci sono quelli che hanno offerto un lavoro, quelli che hanno sfruttato la situazione, quelli che facevano lavorare in nero chi aveva bisogno, quelli che si sono innamorati, quelli che erano razzisti e quelli che non lo erano.

Leggere Eltjon significa accendere una luce su degli angoli poco illuminati, non bui, dell’Italia di quel lontano 1997 e capire tutti gli sforzi fatti per integrarsi in una società completamente diversa dalla propria. Leggere quei mesi attraverso più prospettive possibili è un modo per rivivere quegli anni e capirli da più punti di vista.

Buona lettura in attesa dell’uscita del Volume 3.

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Progetto Gli Invisibili 2021: Le cattive di Camila Sosa Villada

Mai nessuno ci chiama per nome, se non noi. Il  resto delle persone ignora i nostri nostri nomi …

La potenza del libro si può riassumere in queste sole parole. Nessuno considera le trans come persone. Le trans sono le ultime delle ultimi, gli ultimi degli ultimi. Le trans non esistono se non in alcune zone della città e nelle ore notturne. Di giorno tutti distolgono lo sguardo, chi incontra trans guarda altrove oppure accusa apertamente, anche coloro che solo alcune ore prima hanno diviso con loro sesso e sudore.

Un libro doloroso e magico, allo stesso tempo. La comunità di trans che affolla la casa di Zia Encarna vi conquisterà dalle prime righe. La gioia di vivere, come la tristezza, il dolore, l’esclusione, la repulsione sono in ogni pagina del libro. Il ritmo della scrittura di Camila Sosa Villada è travolgente e ci accompagna dall’infanzia del ragazzino che voleva essere altro, fino all’università e alla strada del parco, dove finirà per prostituirsi. Forse l’unico posto dove riuscirà ad essere davvero ciò che sente in ogni fibra del corpo.

Leggetelo, ci si trasforma in mamme impossibili eppure carnali e accoglienti, in passeri con piume leggere più vere di qualsiasi volatile, in donne che amano ogni giorno con gioia, in uomini che sono in grado di amare oltre l’apparenza, in splendori degli occhi lieti di essere accolti. Ciascuno troverà la sua via oltre il genere o la categoria nella quale si ritrova.

Punta all’essenza, Le cattive e lo fa prendendo una strada lunga e tortuosa. Passando per l’Inferno e non è detto che noi che siamo stati a guardare, molto spesso, noi che abbiamo giudicato, molto di più, siamo, come spesso ci consideriamo, la parte migliore della società.

Le Cattive

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Progetto Gli invisibili 2021: ITALIANA di Giuseppe Catozzella

La storia la scrive chi vince.

Quando si parla della storia del Risorgimento e dell’Unità d’Italia, mai parole sono state più veritiere. Esiste un pezzo di storia volontariamente dimenticata, quella che riguarda le rivolte dei contadini/briganti del sud Italia post unificazione, oggi considerata la prima guerra civile italiana.

Non è una storia lineare, non ci sono personaggi esclusivamente buoni e personaggi cattivi, non c’è solo il bianco e il nero, non c’è solo la quasi “agiografia” di Garibaldi, c’è molto altro da raccontare, da conoscere, da approfondire e fintanto che non avremo affrontato  tutti coloro che hanno preso parte all’Unità d’Italia non potremo mai dire che la storia del nostro Paese è completa.

ITALIANA rimedia a parte di queste colpe, mettendo in luce la vita e la persona di Maria Oliviero, conosciuta come Ciccilla, unica brigantessa italiana ad essere stata a capo di una banda.

Il brigantaggio postunitario che esplose nelle regioni del Sud Italia è un fenomeno colpevolmente misconosciuto, sia per non creare ulteriore emulazione delle attività dei Briganti, sia perché le feroci repressioni che caddero come mannaie su popolazioni già gravemente provate dalla miseria più nera che si possa immaginare non furono certe imprese di cui vantarsi.
Una storia atroce che non fa onore  nessuno e per questo condannata alla damnatio memoriae dai vincitori (gli italiani). Eppure, oggi più che mai, è necessario conoscerla perché è solo partendo da quello che accadde, dalle comprensioni delle ragioni degli uni e degli altri che potremo comprendere e finalmente affrontare:

  • l’atavica sfiducia delle popolazione meridionali nei confronti dello Stato
  • la copertura territoriale, quando non connivenza, con i fenomeni malavitosi
  • l’arretratezza economica del Sud dal quale dopo ancora 140 dall’unificazione non ci siamo liberati
  • il pregiudizio morale e culturale di chi è economicamente più forte e gestisce il potere verso chi non ha la stessa forza ( il nord contro il sud per intenderci).

ITALIANA mi ha letteralmente rapita. Maria è una donna di un’intelligenza vivace e precoce, una donna che si fa domande alle quali non trova risposte, una donna moderna anche negli atteggiamenti verso la violenza degli uomini sulle donne, una donna illusa, come tutte le popolazioni del sud, dalle promesse garibaldine che non troveranno nessuna concretezza nella realtà.
Il giogo dei vecchi padroni devoti alla monarchia borbonica si trasforma e diventa nuovo giogo dei vecchi padroni devoti alla monarchia sabauda. L’unica reazione possibile è darsi alla macchia, delinquere. Non è una scelta, è appunto l’unico modo per gridare che “così non va bene”. Nessuno ascolterà la voce di Maria, di lei nemmeno si sa con esattezza che fine abbia fatto. Il libro offre un’ipotesi, ma probabilmente la donna una volta catturata venne trasferita nel carcere di Fenestrelle, in Piemonte, dove morì.

Leggete ITALIANA. Giuseppe Catozzella ha scritto un libro bellissimo che merita molto.
Se avessi potuto e saputo farlo lo avrei scritto io, l’idea di parlare di Ciccilla mi era venuta una quindicina d’anni fa e chiesi un aiuto ad un professore dell’università di Napoli per recuperare dati ufficiali e documenti. Mi rispose, ghiacciandomi, che non era proprio il caso di parlarne, che non c’era niente a riguardo e che era meglio che quella storia venisse dimenticata. Per mia colpa, lasciai correre. Lui era un famoso meridionalista e mi sembrava scortese insistere. Non avevo conoscenze adeguate per poter ribattere il suo ragionamento e mi arresi. Per fortuna Giuseppe Catozzella ha avuto quel coraggio e lo ringrazierò sempre nell’unico modo che conosco, consigliando a TUTTI, ma proprio tutti, di leggere ITALIANA.

Avevamo un bisogno disperato di questo libro e manco lo sapevamo.

 

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Libro: “America non torna più” di Giulio Perrone

“Due giorni a Napoli mi insegnarono che non esiste via di fuga possibile della proprio vita.”

AMERICA NON TORNA PIU’ è l’ultimo libro di Giulio Perrone, edizioni HarperCollins. L’autore ripercorre la sua giovinezza e il rapporto con suo padre, mancato per una malattia incurabile all’età di 56 anni. Quanto sia complesso il rapporto padre/figlio lo si comprende subito dalla prime righe. L’amore che li lega è viscerale ma è silenzioso, si esprime più attraverso codici che vere e proprio parole di tenerezza.

Uno dei codici utilizzati tra uomini è quello del calcio, il “campo” neutro dove ci si può esprimere anche mostrando vulnerabilità e commozioni che in altri frangenti sono socialmente preclusi ai maschi. Padre e figlio si ritrovano così:

“La Roma come ago perfetto dei nostri stati d’animo. Un filo che non si è mai spezzato, neanche negli anni in cui eravamo più distanti”

Giulio è figlio unico e le aspettative della famiglia lo sommergono, in particolare quelle del padre spesso bloccano quelle che sono le sue vere attitudini. L’adolescenza così diventa scontro. Il cammino verso l’età adulta che quasi per tutti porta ad una ricomposizione dei rapporti in questo caso si spezza. La malattia porta via il padre di Giulio nel giro di qualche mese e saranno propri questi mesi il nucleo centrale del libro.

La MORTE è un momento della vita che non sappiamo più affrontare, non abbiamo oggi le capacità, la pazienza, gli strumenti emotivi per comprenderla. Siamo costantemente catapultati in vortici vitali che escludono qualsiasi riferimento alla morte e quando ce la ritroviamo davanti non sappiamo cosa fare, così ognuno ci si arrangia come si può.
La rabbia e la voglia di fuggire che Giulio prova e descrive benissimo sono costanti in chi ha avuto la sventura di avere una persona cara che viene a mancare per una malattia incurabile. L’esasperazione, anche fisica, che si accompagna all’inutilità di qualsiasi gesto possibile diventano compagne con le quali percorrere l’ultimo pezzo di strada di vita del padre. Il pudore tra loro impedisce il resto.

E’ stato profondamente commovente leggere “America non torna più”, in diversi tratti anche divertente, in particolare quando si ritrovano le storie di un gruppo di ragazzi romani a cavallo degli anni “60 e “70 che riescono anche a vedere il mitico concerto dei Beatles del 1965 nella capitale.

Una storia di amicizie e di amori veri, di scontri e di riappacificazioni, di parole non dette che finalmente hanno trovato una loro via.
Una storia d’amore di un figlio verso il proprio padre.

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Libro: “Maria. Nata per la libertà” di Amalia Frontali

Avevo Due Paure,

La prima era quella di uccidere

La seconda era quella di morire.

( Giuseppe Colzani)

Apro con questi versi meravigliosi di Giuseppe Colzani, partigiano dell’Ospedale Niguarda, che in pochi versi riesce a cogliere tutto l’orrore e la profonda ferita che la guerra civile italiana ha portato negli animi delle persone.

Anche il libro di Amalia Frontali sceglie questi versi per iniziare il racconto di Maria Peron, infermiera milanese di Niguarda, datasi alla macchia nel 1944 per sfuggire all’arresto e riparata in Val d’Ossola dove cura e presta aiuto alle brigate partigiane di montagna.

Ho sentito parlare di questo libro da un’amica che però, non avendolo ancora letto, non sapeva darmi ragguagli. Ho accolto quindi il consiglio di seconda mano e sono andata a sbirciare le prime pagine. Sono rimasta letteralmente incollata alla storia. Maria dalle prime righe mi ha preso per mano e trascinato con lei dal ciglio in un cornicione dell’ospedale milanese dove lavorava fino agli scalcagnati sedili di legno della terza classe di un treno per le valle e poi su di corsa verso le montagne della Val d’Ossola.
Sono sincera pensavo all’inizio ad un romanzo ma, man a mano, che mi addentravo nella lettura ho capito che Maria è, anzi è stata, davvero una partigiana e che ha prestato servizio presso la 85ª Brigata Garibaldi “Valgrande Martire”.
Sul web e nella dettagliata bibliografia, così come nelle note, ci sono tutti i riferimenti necessari per comprendere e approfondire. Sul web ci sono delle foto di Maria e Laurenti veramente bellissime.

Uno dei capitoli si intitola “Da che parte stare” e credo che l’autrice sia riuscita a restituire in maniera  profonda la crisi delle coscienze che colpiva chi per liberarsi dal nemico, i tedeschi, e dagli oppressori fascisti, era costretto a sparare. La guerra civile è di tutte le guerre la forma più insensata, quella che oltre le ferite, i morti, le atrocità si porta dietro anche la violenza verso i propri fratelli, conoscenti e concittadini. C’è stato un momento nel quale gli italiani hanno dovuto scegliere da che parte stare. I ribelli del nord contro il fascismo hanno scelto di essere partigiani ed è grazie a loro, alle loro battaglie, al loro coraggio che il nostro paese è stato liberato dai fascisti e da nazisti. Mentre le forze alleate risalivano la penisola, dalle montagne, da qualsiasi tipo di rifugio possibile, i partigiani sfiancavano e combattevano il nemico.

Maria è infermiera, Maria non spara, non vuol sparare ma la guerra non fa sconti a nessuno ed è grazie all’aiuto di Laurenti che riesce a fuggire da una ronda fascista dalla quale era stata riconosciuta. Sulla sua testa pendeva una taglia, come infermiera era considerata anche più preziosa di un capo partigiano. Lei era capace di curare e assistere i feriti e i malati, all’occorrenza anche di procedere a operazioni chirurgiche d’urgenza.
Vi sorprenderà la tempra di questa donna, il coraggio, la resistenza fisica che probabilmente neanche lei sapeva di avere, la capacità organizzativa. Un’infermeria su un alpeggio in assoluta emergenza che riesce a curare persone non è cosa da poco.

Non vi dico di più perché vorrei che leggeste il libro. Maria vi sorprenderà e l’amerete sin dalle prime righe. Ho avuto un debole per questa ragazza (nel 1944 aveva 30 anni ed era già considerata donna adulta) , in gran forma fisica ( che meraviglia finalmente una protagonista che non sia filiforme) che nonostante tutto sceglie la sua strada e cerca nel bene, nel male di percorrerla. Maturerà molto Maria, troverà l’amore e ce la farà ad andare avanti.
Vorrei tanto che la sua lezione di vita potesse arrivare a tutti coloro che non sanno o non vogliono sapere cosa sia stato il fascismo nel nostro paese. Vorrei che la scelta di Maria fosse d’esempio. Ancora oggi ci troviamo a combattere contro violenze che si ispirano al fascismo e ancora oggi dobbiamo, ahimè, continuare a fare la scelta di essere dall’altra parte, la parte della libertà e del rispetto di tutti.
Buona Lettura

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