Le mie parole … in poesia

Premessa indispensabile: L’amore risiede nell’anima non nelle mutande; se ci sono problemi nelle mutande, si ama lo stesso, se l’anima è ferita, è impossibile amare.

 

L’Isola ( Ottobre 2012)

Qualsiasi cosa sia,
qualsiasi cosa accada,
qualsiasi cosa arrivi
tu ci sei!

Sei lì, nell’isola.
In quel mare, a difesa
dove ti ho nascosto da tutti.
Sei lì per me.

La meraviglia che mi assale
ogni qualvolta ti ritrovo lì,
reale e tangibile, é profonda
più della barriera che ti protegge.

I confini del mio cuore.

La casa della lumaca ( Marzo 2012)

E’ un guscio leggero,
debole persino.
Chiunque può schiacciarlo,
a volte, persino, inconsapevolmente.
Eppure, è l’unica protezione
che ho.
E per quanto sottile sia,
contiene il mio cuore.
E lì, dentro,
si nasconde l’amore.
Chiunque può schiacciarla,
la casa della lumaca.
Ma solo chi ha un cuore
può entrarci.
Ma solo chi mi ama,
sarà ospitato.
Nella casa della lumaca.

 

 

 

Asincrono (Marzo 2012)

Avevo una notizia importante,
un dolore pesante,
una sensazione ingombrante,
una voglia pressante.
Qualsiasi cosa, era per te
e diventava senso e realtà,
trasformava il mondo
in semplice e leggero.
Tutto era, prima, per te
E adesso?
Ho ancora tante cose da dire
ma non ti trovo.
Il tempo non coincide
i nostri passi sfalsati
uno avanti e l’altro indietro
l’altro indietro e uno avanti.
E vorrei ritornare
e vorrei rivedere
e vorrei riscoprire
e vorrei ridere.
Ho un mare di cose da dividere
vorrei il tempo della sincronia.

 

Nel mio favoloso mondo (Febbraio 2012)

Nel mio favoloso mondo
non ci sono porte
non ci sono finestre
non ci sono mura.

Nel mio favoloso mondo
non ci sono estranei
non ci sono bugie
non ci sono cattiverie.

Nel mio favoloso mondo
chiunque può entrare
munito di lasciapassare
acquistato dal proprietario.

Nel mio favoloso mondo
é tutto in tondo
troneggia il cuore
immemore, fa quel che vuole.

 

Rabbia ( Giugno 2009 )

 Un fiume di rabbia scorre,
mi inonda,
mi supera,
mi affoga.
Penetra in ogni cellula,
sento le molecole che si intersecano nella mia carne
ed è tutt’uno.
Adesso sono densa,
massa, materia.
La rabbia mi strozza.

 

 Tu fai per me cose  ( Giugno 2009 ) 

Tu fai per me cose
che faresti comunque,
anche se non ci fossi.
Io faccio per te cose
che, se tu non fossi parte della mia vita,
non farei.
Mi adeguo all’amore.

L’abbraccio  ( Luglio 2009 )

Basterebbe così poco,
due braccia che si chiudono
attorno alle mie spalle
e la calma si diffonderebbe dentro di me.
Basterebbero solo due braccia capienti
per le mie spalle gigantesche.

 

L’appiglio ( Luglio 2009)

Un appiglio,
una presa,
una boa,
un ormeggio …
Un luogo al quale sentirmi legata,
uno spazio nel quale essere sicura,
una zona dove girare senza maschera,
un ancoraggio che ripari dai venti.
Mi sento persa.

 

Sono fuori dal tuo mondo ( Luglio 2009)

Latente,
invisibile,
sfuggente.
Non ha nome questo peso.
Mi stringe,
mi opprime,
mi schiaccia.
Sono esclusa dal tuo mondo.
Non riesco a farmene una ragione.

 

Ti guardo ( Agosto 2009)

Sento le tue parole,
ascolto quello che dici,
vedo le espressioni del tuo volto,
scruto i tuoi sorrisi,
seguo i tuoi passi,
ti guardo vivere.
E mi chiedo come fai ad esistere sereno,
io provo solo dolore.
Fino a ieri ciò non era possibile,
eravamo intrecciati,
una cellula intessuta con l’altra.
Era impossibile farsi del male senza ferirsi.
Io sono ieri e tu sei oggi.
Domani non saremo più.

L’anima ( Agosto 2009 )

Sono nuda,
davanti a te,
ti parlo e ti guardo.
Tu rispondi e mi guardi,
ma non vedi;
sei vestito di tutto punto.
Per avere accesso all’anima
non occorrono armature,
è necessario essere disarmati.

Sabbie mobili ( Agosto 2009 )

L’asfalto è molle,
passo dopo passo
sento che affondo
sempre di più.
E tutti intorno a me,
camminano veloci, sicuri,
sostenuti da uno spessore forte,
incuranti delle sabbie mobili.
Io appoggio piano
e mi faccio lieve,
ma le persone vicino a me
inesorabilmente mi perdono di vista.
Mi lasciano sola.

L’attesa ( Agosto 2009 )

Pisolo,
dormicchio,
sonnecchio,
fino a quando odo il lieve sussulto della serratura.
Sei qui,
a casa.
Non vedo neanche lo spicchio di luce che penetra,
sono già via,
placata,
adesso posso riposare.
Sei qui,
a casa.

 

LA VITTORIA

 Avrei vinto,
lo sappiamo entrambi.
Non ci sono giustificazioni per te,
nessuna ragione specifica per il tuo comportamento.
Forse uggia,
tedio per i modi di fare sempre uguali,
ma la noia non è accettabile,
non per tanto dolore!
Avrei irrimediabilmente vinto,
e tu lo sai.
Dovevo insistere, non indulgere;
freddezza, distanza.
Sarebbe stata una vittoria senza intoppi, facile.
Certo, dopo, più penosa della capitolazione.
Ma la comprensione del tuo smarrimento mi ha scosso,
ho capito.
Dimenticare subito
meglio che ricordare per sempre.
Avrei vinto, certo.
Sarei sola adesso.

LA VITE SCOMPARSA ( Settembre 2009 )

7 anni

Non sapevo, allora, che era una rarità,
per me solamente un albero con il tronco ondulato
buono da accoccolarsi dentro
insieme ad una banda di infaticabili formiche.
Alta come un palazzo, precaria, solida,
con filari striati di sole e vento,
sprezzante dell’incuria umana
inconsapevole di essere l’ultima
partoriva, gelosa ed instancabile, grappoli a fiume,
dolci ed aspri insieme
guadagnati con lunghe, triangolari scale a pioli
da mangiare, da spremere, da trasformare in odoroso novello frizzante.

30 anni dopo

Oggi comprendo valore e fatica celati
in ogni calice di vino;
oggi conosco il sapore e la bontà
di rossi e bianchi.
In certe sere, a casa,
dopo una giornata pesantemente scorsa,
dalla cantina emerge una bottiglia
risoluta a sposarsi con quanto c’è in tavola
e, chimica alchimia fantastica, cancella brutture, riporta unione.
Rivedo la vite scomparsa, il suo buonumore, la sua caparbietà,
mi accoccolo serena, sicura che la magia si ripeterà sempre.

 

PAROLE CHE VOLANO ALTO

 Vorrei saper comprendere,
vorrei intendere, capire
le parole che volano alto;
troppo spesso al di sopra di me.
Le scorgo,
le conto,
le misuro,
le annuso.
Eppure non posso afferrarle;
poche alla mia portata,
sono minuscola.
Essere cieca, immemore aiuterebbe,
porterebbe pace,
ma sete e curiosità si impongono,
prepotenti , violente.
Un pianeta piccolo in una galassia enorme
compreso in un tempo finito
con la certezza di poter spaziare
solo carpendo conoscenza.
Eppure fatico a farlo;
nessun mentore per me
sono limite di me stessa.

 

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2 pensieri su “Le mie parole … in poesia

  1. Le parole del poeta risultano fresche, delicate, suadenti alla misteriosa interlocutrice, proprio come l’atmosfera rarefatta della sera immersa nella luce lunare.

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