Libri: Ho ucciso Shahrazad di Joumana Haddad

Non lo so se mi è piaciuto ma mi ha fatto riflettere.

Un libro a metà tra il racconto di sé e il saggio che offre una panoramica sul mondo femminile arabo odierno molto più sfaccettato di quanto si creda in Europa.

SIn qua tutto bene, ho voluto leggerlo per questo motivo, per superare gli  inevitabili pregiudizi che avvolgono la società nella quale vivo e dai quali non riesco a sottrarmi del tutto.
E in parte mi ha aiutato a comprendere altri aspetti della vita delle donne arabe, in particolare il saggio è centrato sulla vita e sulle scelte personali e lavorative dell’autrice. Joumana Haddad ha fondato una rivista in lingua araba che parla di sesso in maniera chiara, senza sottigliezze filosofiche, senza linguaggi edulcorati, senza mezze misure,  focalizzando l’attenzione sul mondo delle donne che, nell’immaginario collettivo sia arabo che europeo, sono quanto più lontano ci sia dal sesso inteso come piacere del corpo. Ovviamente questa sua scelta le ha creato una valanga di critiche, quando non vere e proprie minacce e intimidazioni, e continuare sulla strada scelta è stato ed è un percorso faticoso e accidentato che le è costato molto. Eppure lei dice un percorso inevitabile, per lei necessario, vitale.
Su questo aspetto Haddad ha tutta la stima possibile e l’ammirazione per il coraggio dimostrato nello scavare un solco su un terreno duro e riottoso a qualsiasi scalfittura anche superficale e che altre, dopo di lei, potranno in qualche modo continuare a incavare con più semplicità.
Quello che non mi è piaciuto è il linguaggio della rabbia che Haddad utilizza.

Non è necessario essere arrabbiate per poter dire con parole precise e sicure che il mondo maschile deve integrarsi con quello femminile. DEVE perchè ormai non è più una scelta, sia in Europa sia nel complesso e variegato mondo arabo.
Non mi piace, poi, che la sua rabbia supportata da un innato coraggio e senso di ribellione ad ogni conformismo, le dia la carica per scagliarsi contro tutte le donne che accettano destini avversi.
A un certo punto avrei voluto dirle che NON tutte le donne riescono a trovare forza e coraggio necessari, aggiugno purtroppo, ma è così. Manzoni sostiene che “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” e quanto più se si è in una posizione di subalternità. La strada per raggiungere un equilibrio tra uomini e donne è lunga e, seppur sia necessario avere delle paladine che aprano nuove strade, non credo che ci sia bisogno di urlatrici arrabbiate che non accettano e contestino la condiscendenza delle altre. Le altre è necessario comprenderle, affiancarle, prenderle sottobraccio e accompagnarle ad allungare il passo per fare un balzo avanti. Le altre hanno bisogno di esempi che comprendono, sennò come fanno a tirar fuori quel briciolo di amor proprio nascosto e sepolto sotto mantagne di pregiudizi morali che infarciscono la testa delle donne da millenni?
Porsi come “demolitrice”, seppur ampiamente nel giusto, funziona se non si giudica chi la forza di demolire non ce l’ha.

Una lettura che prossimamente riprenderò sarà di un’altra autrice libanese che peraltro Hadda nomina come lettura necessaria e che affronta la questione donne da un altro punto di vista  … insomma ne riarleremo.

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